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giovedì 2 febbraio 2012

La valle delle donne lupo: commento al libro e intervista all'autrice

Come riassumere quello che nei mondi chiusi ci si aspetta da una donna? «Vivere da morta. Patire da muta. Obbedire da cieca. Amare da vergine».
E che farne allora di quelle diverse che allignano nel paese come erbe cattive: mancine, strabiche, albine, o troppo fantasiose, o semplicemente «affette dal morbo della malinconia»?
Tra le storie sepolte nell'oblio, in una valle dell'Alto Piemonte, c'è quella del «prato delle Balenghe». A raccontarla è rimasta solo Fenísia C, «la stría, la pelamorti, la Lupa», vecchia di tanti inverni, che guarda il cimitero fuori dalla finestra e parla di donne e di streghe, di ribellioni e condanne, con la certezza «di essere transitata in questa lagrimarumvalle per provare che è sempre possibile andare controcorrente».

Questo, cari lettori, è un grande libro!
Un grande libro perché in poche pagine (249) riesce a raccontare davvero tanto, a inserire dei temi per niente scontati e che meritano molte riflessioni e, inoltre, lo fa con una scrittura unica, intensa, profonda e meravigliosa.

La valle delle donne lupo racconta la vita di Fenìsia: la sua nascita, la sua fanciullezza, l'adolescenza, la vita adulta, la vecchiaia, gli amori e i rancori. Ma La valle delle donne lupo racconta anche la storia di un paese di montagna, isolato dal resto della civiltà.
E la cosa bella del romanzo è che raccontando di questi fatti la Pariani riesce a parlare dell'intera condizione femminile dell'epoca trattata, cosa che ci fa poi riflettere sull'attuale condizione femminile, e anche dello spopolamento, in atto ancora oggi, di questi posticini montani, e quindi la perdita di tutta la cultura ad essi collegata.

Ma interessante è anche il modo in cui il libro è scritto. La Pariani ha infatti usato una sorta di schema AB, come per le poesie, e per tutto il romanzo si alternano uno ad uno i capitoli in cui si ripercorre la vita della protagonista e quelli in cui un'intervistatrice fa delle domande alla Fenìsia stessa, approfondendo quello che è già stato o che verrà raccontato di lì a poco.
A questo si aggiunge anche la scelta di utilizzare una narrazione intrisa di parole dialettali, di modi di dire, che rendono la lettura estremamente convincente e coinvolgente.

Impossibile non rimanere affascinati dalla Fenìsia e da sua cugina, la Grisa, che affiorano dalle pagine scritte con forza e carisma.
Due grandissimi personaggi letterari che mi porterò a lungo nel cuore, e un libro davvero eccezionale, meritevole di grande attenzione e di attente riflessioni.


Spinto dall'amore per questo testo, ho contattato la Signora Pariani che, gentilissima, ha accettato di rispondere ad alcune domande. Le trovate qui sotto.
Io vi invito a leggerle perché sono di grande interesse, e vi invito ovviamente a leggere anche il romanzo, perché lascirselo scappare sarebbe proprio un gran peccato.



1) Volevo iniziare chiedendole: chi sono le donne lupo per lei?
Donna lupo è solo uno dei tanti nomi – maga, strega, erbèra, sanatrice - con cui sono state chiamate nel corso dei secoli le donne che, conoscendo il potere delle erbe, sapevano curare le malattie. Donna lupo o balenga in particolare si usa in Piemonte per le donne che “fanno la fisica”, cioè conoscono le pratiche magiche e perciò vivono circondate dalla diffidenza dei vicini.
Io comunque nel romanzo utilizzo il termine di donna lupo anche in un altro senso: come equivalente a “donna non sottomessa”, non disponibile a vivere su uno sgabello ai piedi della Storia. Per la Fenìsia, protagonista del romanzo La valle delle donne lupo, il mondo femminile si divide in due: le pecore, che si adattano a modelli calati dall’alto, e le lupe “che affrontano a viso aperto il grave del mondo”.

2. Lei è passata dalla giungla metropolitana di Milano è una selva oscura alla foresta e all'isolamento de La valle delle donne lupo. Come mai? Da dove le sono nate le idee e il desiderio di scrivere questo libro?
Tra la storia del barbone milanese Dante Lingera, protagonista di Milano è una selva oscura, e la vicenda solitaria della Fenìsia, che sta al centro de La valle delle donne lupo, ci sono molti legami. Sono due personaggi che, arrivati alla vecchiaia, scelgono di mettersi consapevolmente e rabbiosamente fuori dalla vita comune. Si tratta di un mio personale interesse per le persone sole che stanno “fuori dal gregge”.
Comunque il fascino che esercita su di me il “mondo” della Fenìsia mi viene anche dal fatto che abito in una zona dell’Alto Piemonte che si sta spopolando di giovani. Quindi ho sotto gli occhi il problema dei paesi di montagna dove rimangono poche persone anziane a condurre una vita sempre più isolata, praticamente fuori dal tempo. Perciò in un anno in cui si è fatto un grande strombazzare riguardo all’unità d’Italia, ho voluto raccontare quella parte del paese che, non cadendo sotto i riflettori televisivi, resta quasi sconosciuto alla maggioranza della gente. Ché la montagna, come dico nella nota finale, “più che un luogo geografico, è un’esperienza: quella di un mondo potente nella sua resistenza a certe pazze vertigini della modernità, ma assolutamente marginale”.

3. Il libro è strutturato come una sorta di Memorie e, allo stesso tempo, come un'indagine sul campo. Ha svolto un grosso lavoro di ricerca oppure sono semplicemente dei ricordi, magari di quand'era bambina?
Per costruire il personaggio dell’intervistatrice, mi sono rifatta ai miei ricordi. Negli anni Settanta, infatti, ho raccolto molte interviste a donne anziane in alcune zone dell'Alto Piemonte - gli alpeggi intorno alle Valli Antigorio e Formazza - riguardo a canzoni, leggende, detti popolari, aneddoti della vita quotidiana... Il lavoro antropologico mi ha sempre interessato, perché porta alla ribalta tutti coloro che la Storia Ufficiale ha ignorato: persone emarginate, mute nei libri di Storia, che però hanno intrecciato nel silenzio e nella povertà della loro vita quotidiana un ordito resistente che si chiama cultura. Perciò mi ha fatto piacere dedicare un romanzo alle donne che sapevano curare con le erbe. Vorrei infatti che la memoria delle persone che allora ho incontrato non andasse persa, come sono scomparsi quegli oggetti – armadi, letti, utensili - che le comunità montane con fatica hanno messo insieme nei secoli e che ora, portati via dalle case di questi paesini abbandonati, sono finiti forse tra le cianfrusaglie di qualche rigattiere.

4. Nel libro, tra le altre cose, si descrive anche il fenomeno dello spopolamento dei paesini isolati a favore delle grandi città e dell'industrializzazione. Per caso... si stava meglio quando si stava peggio? Oppure è la civiltà attuale a uscirne vincitrice?
Il mondo della montagna è sempre stato radicalmente
diverso dal mondo della città. Ha resistito con “arcaica” caparbietà all’invasione del moderno, ha tentato di opporsi alla sua distruzione. Ma è stata una lotta impari, e alla fine di quel mondo restano solo sprazzi consumati e logorati: come, per esempio, nella banalizzazione di certe antiche feste popolari trasformate in sagre folkloristiche... Certo non intendo dare del mondo contadino un’interpretazione idillica: c’erano un’infinità di storture, troppa ignoranza, molti soprusi che è bene siano finiti, lo ammette la Fenìsia stessa. Ma la perdita della memoria collettiva della “cultura della montagna”, sopraffatta dalla cosiddetta cultura di massa, mi sembra un fatto grave. Per usare le parole della mia protagonista, “adesso l’anima non l’ha più nemmeno il sambuco”: “la gente non ha più sentimento. E se la gente non ha più sentimento, per un paese è finita.”

5. Le donne sono le protagoniste del libro. Donne forti, specialmente, che per il loro non adattarsi alle regole venivano mal viste, e non solo. Come mai questo atteggiamento, secondo lei? Durante le sue ricerche ha scoperto il motivo per cui gli uomini, ma anche le altre donne, attaccavano questi personaggi fuori dal coro? Per paura forse?
La storia narrata ne La valle delle donne lupo riecheggia la memoria dei tempi in cui l’“apertura” delle donne alla magia e all’aldilà – che ha alla base il rapporto delle donne con la procreazione e con i cicli temporali – era un fatto riconosciuto e temuto. Le sanatrici, per la loro pratica medica, erano molto utili alla comunità, ma nel contempo erano circondate da diffidenza e paura: chi è capace di sanare potrebbe infatti con le stesse erbe dare la morte. Il controllo su questa forma di “potere” al femminile è stato perciò costantemente esercitato dalla Chiesa, attraverso il tribunale dell’Inquisizione. In particolare ciò è accaduto soprattutto nelle valli alpine, dove sono migliaia le donne finite sui roghi con l’accusa di stregheria. La diffidenza verso le sanatrici è quindi un’eredità di quei tempi lontani. Ma è anche qualcosa di più: chi è diverso - chi in qualche modo si stacca dal “gregge - eccita sempre la diffidenza e il sospetto.

6. E le donne, oggi, stanno davvero meglio della Fenìsia e delle altre? Oppure bisogna ancora lavorarci bene?
Tv e pubblicità presentano alle ragazze di oggi modelli di femminilità che sembrano emancipativi, ma in effetti riattualizzano vecchi schemi: donna maliarda e viziosa, donna padrona di casa, donna che si esaurisce nel ruolo di madre.
C’è un fumetto che ho disegnato alla metà degli anni Settanta – ero giovanissima e cominciavo allora a pubblicare su riviste e libri di fumetti: glielo inserisco qui perché esemplifica bene la situazione.


7. Concludo con la domanda curiosona: sta già lavorando a qualcos'altro? E se sì, ci può anticipare qualcosa?
Sto lavorando su Dino Campana, ancora una volta un personaggio “fuori dal gregge”. Si tratta di due lavori in contemporanea: da una parte un romanzo, dall’altra un film a disegni. Infatti in quest’ultimo periodo sono tornata a disegnare con intensità. Tra l’altro, per chi fosse curioso della mia attività come disegnatrice, sul mio sito www.omegna.net/pariani c’è la sezione Fumetti in cui sono presenti anche strisce e disegni dedicati a La valle delle donne lupo.

L'intervitsa è finita e io ringrazio infinitamente Laura Pariani per essersi così gentilmente prestata alle mie domande.

mercoledì 1 febbraio 2012

San Giorgio di Mantova Fantasy 2012

Cos'è quella cosa che, il 9 e 10 giugno 2012, in quel di San Giorgio di Mantova, tuttti gli amanti della letteratura fantasy non possono proprio perdersi?
Ovvio! La terza edizione del SAN GIORGIO DI MANTOVA FANTASY! Un'occasione unica per inoltrarsi pienamente nel mondo del fantastico nostrano, incontrando autori noti e scoprendone di nuovi.

Sì, è ancora presto, ma ci tenevo a segnalarvelo già per svelare le novità che pian piano iniziano a circolare.

Vi lascio, qui di seguito, il comunicato stampa ufficiale.
E ricordatevi di passare di tanto in tanto su questi lidi per avere sempre nuovi aggiornamenti!


È confermato!
Il più grande festival d’Italia dedicato alla letteratura fantasy ritorna anche nel 2012.
Dopo il grande successo dello scorso anno si rinnova il sodalizio tra il comitato organizzatore del festival, presieduto dallo scrittore mantovano Mauro Fantini, e il Comune di San Giorgio di Mantova.
Quest’anno il divertimento sarà doppio. Le giornate dedicate alla letteratura fantasy saranno due: sabato 9 e domenica 10 giugno 2012.
Il sabato mattina sarà dedicato ai bambini con incontri nelle scuole cittadine e un concorso tutto per loro.
I più grandi non saranno trascurati, ci sarà la premiazione di due importanti premi letterari: il Premio Cittadella e il Premio Magia Urbana Pret-a-porter indetti dall’associazione “Sogni nel cassetto”.
Nel pomeriggio potremmo immergerci tra ospiti scrittori, illustratori di fama internazionale e tanti, tanti libri. Non solo, fantastici oggetti e giochi a tema ci catapulteranno in quell’atmosfera che solo il fantasy è capace di creare.

La domenica il comitato organizzatore ha pensato di portare gli amanti del fantastico direttamente dentro le storie di questi libri parlando di quelli che sono diventati delle trasposizioni cinematografiche. Prima con lo staff del Fantasy Magazine poi incontrando i doppiatori che danno le voci ai protagonisti della serie cult dell’anno Game of Thrones (vera chicca dell’edizione 2012. )

Si parlerà di libri e si sfoglieranno le loro storie per due giorni, lasciandosi trasportare nel mondo fantastico della magia, del mistero, dell’horror, della fantascienza e delle favole per i più piccini.

Presto, molto presto, quando anche gli ultimi ospiti avranno detto sì, verrà reso noto il programma definitivo dei due giorni.

È al momento on line il promo trailer dell’evento da gustare tutto d’un fiato e che vi farà rimanere con l’acquolina in bocca:




Restate in contatto con noi attraverso il sito: http://www.sangiorgiodimantovafantasy.it

e il gruppo in Facebook https://www.facebook.com/pages/SAN-GIORGIO-DI-MANTOVA-FANTASY/228379707235720

Per tutte le info scrivete al comune di San Giorgio di Mantova oppure a: info@sangiorgiodimantovafantasy.it

martedì 31 gennaio 2012

Commento al libro: La macchina della morte


La macchina è stata inventata quasi per caso qualche anno fa. Con un semplice esame del sangue sa predire il modo in cui lasceremo questo mondo. Nessuna data. Nessun dettaglio. Solo un foglietto di carta con poche parole, insieme precise e insopportabilmente vaghe. Un oracolo infallibile, criptico e beffardo. Spaziando dall’umorismo alla fantascienza, dall’horror all’avventura, trentaquattro racconti di autori diversi immaginano mondi in cui il fatale responso della Macchina della Morte diviene il fondamento di una nuova gerarchia sociale o una semplice voce del curriculum, un mostro pervasivo contro cui lottare o una moda passeggera, il dato che può bruciare la carriera di un politico o il centro di nuovi giochi di società. Trentaquattro voci diverse per indagare come cambierebbero i rapporti umani e il lavoro, gli ospedali e le scuole, la giustizia e il crimine. Saremmo più liberi o vivremmo incatenati a quella sentenza ineluttabile, condizionati in ogni scelta da un destino che può materializzarsi in qualsiasi momento? Saremmo morbosamente attratti da ciò che ci ucciderà o cercheremmo di fingere con noi stessi di non sapere nulla? Sfideremmo la macchina cercando di smentire il suo verdetto o cambieremmo la nostra vita nel tentativo di allontanare il più possibile un finale già scritto? Un gioco, certo. Ma anche un modo per riflettere sulla nostra ossessione di voler sapere tutto, di svelare anche l’ultimo mistero, che ci porta soltanto a spingere un po’ più in là i confini dell’incertezza.

Cosa succederebbe se si potesse conoscere la causa della propria morte? ATTENZIONE! La causa, non il quando.
E' quello che cerca di dirci questa magnifica raccolta nata dall'idea di alcuni blogger americani.

Il risultato è un'antologia di alto livello qualitativo, sia stilisticamente parlando che per le idee trattate.
Ogni racconto è un piccolo gioiello che può essere divertente, ironico, serio, iper-ragionato e via dicendo, e vengono abbracciati molti generi e scelti molti modi differenti di percorrere una strada partita dallo stesso punto.
Già, perché la morte ha questo strano effetto di scatenare in noi davvero una vasta gamma di emozioni e, di conseguenza, un'infinità di storie. Ciò che salta all'occhio è però che, sicuramente, la morte ci influenza in un modo talmente prepotente che non si riesce a vivere senza pensarla di continuo. E immersi in tutte queste storie, come mi era già successo con I Funeracconti di Benedetta Palmieri, ci si ritrova a pensare e a riflettere davvero su molte cose.

Voi vorreste sapere come morirete? E io?
La curiosità attanaglia tutti noi, è indubbio, e le continue scoperte scientifiche ci stanno portando sempre più verso l'onnipotenza e l'onniscienza, ma un'invenzione come questa sarebbe davvero utile? O scatenerebbe solo paure? Ci renderebbe la vita migliore o peggiore?
In somma, è davvero positivo il voler conoscere tutto?
Beh, a voi giudicarlo.
Di certo, oltre a tutto quello che potrete capire e scoprire leggendo questi succosi racconti, passerete davvero degli ottimi momenti.

giovedì 26 gennaio 2012

Anteprima: Tanit. La bambina nera

Ve ne avevo già parlato qualche giorno fa, quando ho potuto mostrarvi la copertina e fornirvi alcuni dettagli sulla trama. Oggi ritorno su questo libro per fornirvi ulteriori informazioni.
Di cosa sto parlando? Ma ovviamente di Tanit. La bambina nera, il romanzo di Lara Manni che conclude la trilogia iniziata con Esbat.
Non mi dilungo ancora su quanto questi libri mi siano piaciuti, l'ho già fatto in questo post e nei miei commenti ai primi due volumi. Vi dico solo che il 17 febbraio dovete essere tutti in libreria, e se non avete ancora letto gli altri episodi, beh... avete qualche settimana di tempo per rimediare!

Tanit
La bambina nera
di Lara Manni

Tanit conclude la trilogia fantastica iniziata nel 2009 con Esbat e proseguita nel 2011 con Sopdet: una trilogia che unisce le leggende orientali ai miti mediterranei della Grande Madre, e li innesta nel racconto della contemporaneità. Stavolta, è lo smarrimento degli uomini alle prese con le bancarotte mondiali e la povertà imminente a fare da cornice a un evento fatale: una nascita divina che segnerà la fine dei tempi.


Italia, 2008. In un paese dove inizia a colpire la grande crisi economica, fa la sua comparsa Axieros, l'oscura dea che ha tramato affinché mondi separati venissero in contatto. Cerca una donna umana piena di rabbia e odio, che possa partorire sua figlia Tanit, la bambina nera destinata a essere fatale per il genere umano. Sul cammino di morte che Axieros sta disegnando si incontreranno due demoni: Hyoutsuki, in cerca del suo destino, e Yobai, in cerca della vendetta. Ma sulla stessa strada cammina anche Ivy, che ha il potere di far diventare reale ciò che disegna e che rappresenta un pericolo per tutti: per la dea, per i demoni, per una coppia misteriosa che ha il compito di riequilibrare i due mondi. Solo Ivy può compiere la scelta definitiva: ma a un prezzo che forse non è disposta a pagare.


EDITORE: Fazi
PAGINE: 370
PREZZO: 18,50 €
PUBBLICAZIONE: 17 febbraio 2012

L'AUTRICE:
Lara Manni è nata e vive a Roma, dove traffica tra librerie e biblioteche. Dal 2006 scrive fan fiction su Efp con lo pseudonimo di Rosencrantz. Nel 2009 ha pubblicato il romanzo Esbat con Feltrinelli e nel febbraio 2011 Sopdet con Fazi Editore. Gestisce uno dei blog più seguiti in Italia: laramanni.wordpress.com


HANNO DETTO DI ESBAT:

«Un romanzo di formazione, un libro "fantastico" e attuale, fresco e giovane». Valeria Parrella, Grazia

«Un romanzo intrigante». Ruggero Bianchi, Tuttolibri - La Stampa

«Complimenti a Lara Manni». Wu Ming 4

«Uno stile adulto, un romanzo ricco di riflessioni mai stancanti che costruiscono suspense con continui cambi di prospettiva». Horrror Magazine


HANNO DETTO DI SOPDET:

«Un cortocircuito tra saga fantasy e ambientazione storica, che può richiamare le ambizioni tecniche della “New italian epic” ». Rosella Simone, Di di Repubblica

“Quando la storia degli uomini tocca picchi di follia, allora è il tempo dei demoni”. Chiara Palazzolo

"Lara Manni crea un regno popolato da demoni, manga e mondi paralleli, ma con un filo conduttore attuale: l’orrore per la crudeltà umana” Silvia Pingitore, Il Venerdì di Repubblica

Vi segnalo inoltre:
- il sito ufficiale del romanzo, dove potete trovare anche un simpatico contest a cui partecipare. In palio c'è un racconto personalizzato di Lara!
- il tumblr dedicato al libro, dove già da qualche tempo la Manni sta disseminando indizi.
- la pagina facebook di Tanit.
- e, ovviamente, il blog di Lara.

In somma, di modi per avvicinarvi a questo testo ne avete moltissimi. Cosa state aspettando?

mercoledì 25 gennaio 2012

Segnalazione: Tutto ciò che sono

Esce oggi un libro che non poteva non uscire proprio in questi giorni. Venerdì sarà infatti la giornata della memoria, e questo romanzo affronta proprio il tema della ribellione a Hitler e a tutto quello che da lui e con lui è venuto.
La storia avvincente e coraggiosa di quattro giovani che volevano avvertire il mondo del pericolo che Hitler rappresentava per l'umanità intera. Un racconto di lotta per la libertà che mescola il romanzo storico al thriller.

Tutto ciò che sono
di Anna Funder

Tutto ciò che sono è il romanzo toccante e indimenticabile di quattro giovani irriducibili che hanno rischiato la vita per allertare il mondo sul pericolo rappresentato da Hitler. Ruth, i cui ricordi hanno la potenza del sogno, Ernst, il leader-artista, la coscienza di un'epoca, Hans, fragile e combattuto, e soprattutto Dora, Dora Fabian, un'affascinantissima eroina della Resistenza antinazista, fino a oggi del tutto sconosciuta, una donna moderna, libera e consapevole, così coraggiosa da non riuscire a salvare se stessa. La loro storia è l'emblema della lotta per la libertà di amare, di vivere, di immaginarsi un futuro.
Un grande romanzo di amore, sacrificio e tradimento, una storia incalzante, tragicamente vera, attenta ai dettagli, profondamente intrisa di paura, tristezza, rabbia e ricordi avvolti dalla nostalgia.

EDITORE: Feltrinelli
PAGINE: 400
PREZZO: € 19,00


DICONO DEL LIBRO:
"La sagacia del romanzo di Anna Funder è nell'eleganza della prosa esatta, nello straziante ritratto di una donna ordinaria travolta da eventi straordinari."
Times Literary Supplement

"Una storia molto coinvolgente di amore e tradimento. Dora è una delle eroine romanzesche più attraenti degli ultimi anni."
New Statesman

"Bellissimo, con echi delle migliori storie di spionaggio."
Sunday Telegraph

"Un giallo ormai vecchio di tre generazioni diventa il catalizzatore per una storia più profonda e più ricca su due temi eterni ma inestinguibili, l'amore e la lealtà."
Canberra Times

"Una miscela eseguita magistralmente tra un romanzo storico e un thriller psicologico."
Australian Book Review

L'AUTRICE:
Anna Funder è autrice del bestseller internazionale C'era una volta la Ddr, tradotto in Italia da Feltrinelli, vincitore nel 2004 del Samuel Johnson Prize della Bbc. Tutto ciò che sono è il suo primo romanzo.

Zoom e Banduna

In super ritardo arrivo, finalmente, a parlarvi di ZOOM, ossia il futuro dei libri visto da Feltrinelli.
Probabilmente ne avete già letto in giro, ma siccome va sempre bene parlare di progetti interessanti, eccomi qui a darvi qualche informazione, nel caso ve la foste persa!

Dal 16 dicembre è attiva la collana Zoom di Feltrinelli, una collana tutta digitale che però propone il libro sotto una nuova forma. Anzi, sotto una forma antica! Sì, perché si riprende in mano il famoso feuilleton, ossia il romanzo a puntate.
In pratica, l'editore propone dei romanzi inediti di grandi autori a puntate, che escono con una certa cadenza al costo di 0,99 €.

Ma oltre a proporre romanzi inediti, sono previsti anche estratti di alcuni volumi, acquistabili singolarmente e modulabili in funzione dell´interesse di chi compra. In somma, una buona notizia per chi magari non è del tutto convinto su l'acquisto di un titolo e magari vuole prima testarne la scrittura.


Il primo titolo a uscire a puntate è Banduna, di Alessandro Mari.

(immagine di Marco Corona)

Un romanzo popolare e avvincente, che ad ogni capitolo affascina il lettore lasciandogli la curiosità di voler continuare.

Ne parleremo molto presto, ma se intanto volete iniziare a leggerlo potete farlo QUI. Tra l'altro, il bello del progetto è anche la possibilità di interagire direttamente con l'autore, lasciando commenti ai capitoli.

lunedì 23 gennaio 2012

Anteprima: La macchina della morte

Per ben cominciare la settimana vi voglio segnalare un libro che uscirà questo giovedì, ossia il 26 Gennaio.
Si tratta di una raccolta di racconti il cui tema di base mi ha molto colpito perché offre un'infinita serie di possibili interpretazioni e utilizzi che rendono davvero interessante il progetto.
Cosa succederebbe, infatti, se avessimo la possibilità di sapere come moriremo? Un gruppo di autori tenta di darci delle risposte fornendo uno spunto per riflettere su quanto la morte possa influenzare le nostre vite e su quanto, a volte, sia insensato voler conoscere tutto, ma proprio tutto, perfino l'ultimo mistero.

La macchina della morte
a cura di Ryan North, Matthew Bennardo e David Malky


La macchina è stata inventata quasi per caso qualche anno fa. Con un semplice esame del sangue sa predire il modo in cui lasceremo questo mondo. Nessuna data. Nessun dettaglio. Solo un foglietto di carta con poche parole, insieme precise e insopportabilmente vaghe. Un oracolo infallibile, criptico e beffardo. Spaziando dall’umorismo alla fantascienza, dall’horror all’avventura, trentaquattro racconti di autori diversi immaginano mondi in cui il fatale responso della Macchina della Morte diviene il fondamento di una nuova gerarchia sociale o una semplice voce del curriculum, un mostro pervasivo contro cui lottare o una moda passeggera, il dato che può bruciare la carriera di un politico o il centro di nuovi giochi di società. Trentaquattro voci diverse per indagare come cambierebbero i rapporti umani e il lavoro, gli ospedali e le scuole, la giustizia e il crimine. Saremmo più liberi o vivremmo incatenati a quella sentenza ineluttabile, condizionati in ogni scelta da un destino che può materializzarsi in qualsiasi momento? Saremmo morbosamente attratti da ciò che ci ucciderà o cercheremmo di fingere con noi stessi di non sapere nulla? Sfideremmo la macchina cercando di smentire il suo verdetto o cambieremmo la nostra vita nel tentativo di allontanare il più possibile un finale già scritto? Un gioco, certo. Ma anche un modo per riflettere sulla nostra ossessione di voler sapere tutto, di svelare anche l’ultimo mistero, che ci porta soltanto a spingere un po’ più in là i confini dell’incertezza.

Editore: Guanda
Pagine: 450
Prezzo: 19,00 €
Uscita: 26 Gennaio 2012

Cosa ne pensate? Io lo attendo perché mi incuriosisce molto.