Inghilterra, XIX° secolo. Antichi miti e spaventose leggende aleggiano attorno alla casata dei Werewolf. Kate, figlia adottiva di Arthur Werewolf, intraprende un viaggio che la porta all'antica dimora di famiglia, là dove tutto é cominciato. Costretta a scontrarsi con superstizioni, cacciatori di licantropi e un cugino dall'umore lunatico, riuscirà Kate a svelare il mistero che avvolge Wildfell Hall e a salvare Jonathan dal suo isolamento?
Quando mi metto a pensare ad una 'recensione', la penso sempre in funzioe di aNobii, e quindi cerco subito di dare un voto al libro in questione, cosa assai difficile per me, perché reputo che 4 stelline siano troppo poche, e poi perché mi rendo conto che le motivazioni per cui do un voto, piuttosto che un altro, variano di testo in testo. A questo ho molto pensato mentre stavo valutando Werewolf perché non lo ritengo geniale come Alice nel paese delle meraviglie, Gita al faro, Le nebbie di Avalon (libri per me dal valore immenso, di un livello eccezionale), ma lo trovo però un ottimo romanzo, davvero ottimo. Ho così deciso che le stellette anobiane non vanno date in relazione ad altri romanzi, ma in relazione al romanzo letto in quel momento, a quello che effettivamente si sta valutando.
Detto questo, Werewolf merita, a mio avviso, davvero molto. Ho letto Chariza con immenso piacere, ma in questa sua ultima prova, la Angelinelli si supera, rivelando a tutti quanto sia migliorata in questi ultimi anni. La scrittura di Francesca ha raggiunto una fluidità che mancava alla sua opera orientaleggiante, riuscendo così a rendere la lettura davvero piacevole. Non ci sono sbavature, lo stile scorre perfetto, non ci sono errori degni di nota... davvero, dal punto di vista della scrittura, questa autrice è ora ad un livello eccellente.
La storia è, almeno in apparenza, il punto più debole del romanzo, poiché appare più banale, meno originale e intrigante rispetto alla gia citata Chariza... però credo sia solo un'apparenza. Questa storia 'semplice' richiama in me la narrativa femminile classica: Bronte, Austen... e per me questo è un pregio notevole.
I personaggi sono riuscitissimi; la protagonista, come ho letto in giro, rispecchia la tipica figura di donna fragile e indifesa, ed io trovo sia azzeccatissima (non scordiamoci che siamo nell'800) e ben delineata, così come quella di Werewolf e di tutta la servitù.
In somma, questo libro mi è davvero piaciuto molto, è ben fatto, ben scritto, ben pensato... davvero complimenti a Francesca Angelinelli; ora l'attendo con Kizu no Kuma!


Da qualche giorno è nata Boah (che si legge Boà).
No, non è un serpente con malformazioni, e neanche una sciarpa piumata; Boah è una creatura che si è intrufolata nella mia mente dopo che io ho visto un disegno, mentre stavo navigando nella rete. Questo disegno mi ha stregato e in me si è affacciata l'idea di un personaggio femminile che mi intriga davvero moltissimo. Da quando l'ho visualizzata in me per la prima volta, non sono più riuscito a togliermela dalla mente.
Quella sera sono andato a letto eccitato, estasiato da questa magica creatura ed ho pensato, pensato, pensato e ancora pensato, fino a che non è sbocciata una bozza della trama di una nuova storia.
Tutto è ancora piuttosto vago, ma non ho saputo resistere e Boah ha già cominciato a muovere i primi passi sulla carta. Prevedo notti insonne, mal di testa, mal di polso (causa scrittura), carta e inchiostro a fiumi... e sono al settimo cielo!

Unico dubbio: è normale impazzire così?


Sì, lo ammetto, sono una creatura POP, nel senso che adoro la musica pop (in particolar modo la branchia molto commerciale) e questa nuova canzone di Lady Gaga mi fa davvero impazzire! Energica, 'visionaria'... mette davvero voglia di ballare e Dio solo sa quanto bisogno di ballare ci sia in questo mondo! :D


Esiste un modo per capire se si ha fatto la scelta giusta? Mi sa di no, eh?
Però, se ora penso alla scelta fatta giusto qualche minuto fa e la collego a tutto il lavoro svolto su una storia, al cuore, alla passione, al tempo e all'impegno che a questa storia ho dedicato e che in questa storia ho inserito in abbondanti dosi... beh, allora sono più che convinto di avere fatto la scelta giusta.
Son criptico? Eh, lo so, ma a volte ho bisogno di autoconvinzione! :D


Airen ed Anika, sorelle rimaste orfane di padre in tenera età e separate da bambine, crescono in mondi totalmente diversi: la prima come serva di Siderin, dispotico e spietato signore dei colli Atrùgeti, la seconda nella sua casa natale a contatto con una natura misteriosa e incontaminata. Ma entrambe, a seguito della morte della madre, ben presto si ritroveranno ad affrontare lo stesso destino: continuare gli studi dei loro genitori, appassionati del lato mistico della natura.
Posso esordire ammettendo spudoratamente che questo breve romanzo mi è piaiuto davvero molto? Bene... questo romanzo mi è piaciuto davvero, davvero molto.
Non so fare grandi recensioni, ma ritengo questo libro un 'prodotto' ben riuscito. Prima di tutto perché Alessandra Paoloni sa scrivere (certo, gli errori ci sono, ma ci sono ovunque) e poi perché ha saputo tessere una storia davvero piacevole. Niente di banale, niente di affannosamente epico, nioente di pesante, niente decorazioni linguistiche autocelebrative... ma semplicità, semplicità e passione.
Le due protagoniste vengono ben dipinte, con capacità e coerenza, come del resto tutti gli altri personaggi. Vengono inserite creature mitologiche super conosciute, ma raramente usate, quali i centauri, rendendole suggestive pur senza descriverle con minuzia. Poi c'è il bosco, forse vero protagonista della storia, sempre presente, sempre possente ma mai fastidioso, direi invece affascinante. E poi ci sono temi davvero importanti, come l'Inquisizione e la libertà di fede.
In 140 pagine, l'autrice è riuscita a mescolare tutti questi elementi citati senza creare qualcosa di frettoloso, di scostante e sgangherato, ma anzi tratteggiando tutto alla perfezione senza eccessi.
Davvero, questo libro è da leggere.


Una mano spuntò dalla terra e l’altra imitò la prima. Insieme fecero forza per far uscire tutto il corpo grigio e puzzolente.
“Emma!” il cadavere salutò la vecchina inginocchiata di fronte alla lapide. Le labbra morte si spinsero ad incontrare le labbra anziane.
“Nicodemo…”sussurrò lei, con le lacrime agli occhi ”Mi sei mancato…” Le mani marce incrociarono quelle grinzose; rimasero così per la notte intera.

Si separarono all’alba.
“Ci vediamo l’anno prossimo?”
“No…” sorrise felice. Estrasse una radiografia dalla borsa. Le dita fiacche evidenziarono una macchia nera “Il dottore mi ha dato tre mesi di vita!”


«Qualcosa in me ricorda e non vuol dimenticare.»
Cimitero di Grantchester, Cambridge. L’iscrizione è nascosta dai rami uniti di un albero di biancospino e di un tasso. È quello di una donna: Rosemary Virginia Ashley. Alice Farrell, giovane pittrice in cerca di ispirazione, non sa perché è finita davanti a questa lapide. Non conosce quella donna e non sa che cosa l’abbia portata qui, sa solo che la lapide la mette profondamente a disagio. Una sensazione strana, simile a quella che prova quando conosce Ginny, la nuova fidanzata del suo ex, Joe. Forse si tratta solo di gelosia. Eppure c’è qualcosa di oscuro in quella ragazza dalla bellezza eterea, con i capelli rossi e una passione per i quadri preraffaelliti che ritraggono donne uguali a lei. Cosa si nasconde dietro quegli occhi enigmatici e inquieti? E perché Ginny di notte fa visita alla tomba di Rosemary, seppellita cinquant’anni prima, ma lungi dall’essere dimenticata? Che relazione c’è tra le due donne? La risposta forse è in un vecchio diario. Ma ormai passato e presente sono una cosa sola e Alice deve riuscire a distinguere tra sogno e follia, bugia e finzione. Perché ora quella che era solo una sensazione sta per trasformarsi in un’orribile realtà. Una realtà di orrore e morte, sangue e vendetta, ossessione e tradimento, passioni oscure e amicizia perdute. Romanzo rivelazione dell’autrice di Chocolat, che ha conquistato dodici milioni di lettori in tutto il mondo, Il seme del male, bestseller assoluto in Inghilterra, racconta una storia di vampiri senza mai usare la parola vampiro, una storia di fantasmi senza un fantasma, una storia horror in cui la vita reale si rivela più inquietante di qualsiasi mitologia. Un romanzo ipnotico che trascina il lettore in un vortice sensuale di amicizia perduta e ossessioni, arte e follia, amore e tradimento.
Non sono imparziale, non quando si tratta di Joanne Harris. Per me, la sua scrittura è sempre bella, sempre intensa, usata nel modo giusto; la storia è sempre originale, ottimamente strutturata, i punti di vista davvero ben fatti...
Forse, però, non si tratta di imparzialità, ma di oggettiva bravura... di certo, questo è un romanzo molto bello. L'avevo avvicinato con cautela, avendo presente che la stessa Harris ha più volte ribadito la giovane età in cui l'ha scritto (è il suo primo romanzo, pubblicato nell'89), l'ingenuità con cui l'aveva scritto, ecc. E invece mi ritrovo davanti un romanzo scritto, come sempre, da un'ottima Harris, che ha dinamiche ben strutturate, tempistiche ben calcolate, scrittura fascinosa e intensa e una storia alquanto cupa e leggermente horror. I personaggi seducono il lettore con innata scioltezza e ci si ritrova ad amare queste creature frutto del male, della notte.
Il desiderio la fa da padrona in questo romanzo, il desiderio per una donna, per la vita, per la morte... e questo desiderio si riconferma come la chiave che tutto muove, che tutto permette.
Joanne Harris all'esordio ma gia grande. Da leggere.