Le sue labbra sono color dell'amarena. I suoi capelli, una massa di ricci neri e dispettosi. Gli occhi sono grandi e verdi, di un verde acido, costellati di pagliuzze ramate. La pelle d'alabastro si tinge di un vivo cremisi solo sulle guance, per il resto è latte.
Vive nel fango e dal fango striscia fuori solo per saziare la sua curiosità. Scivola nella melma ed esce nel bosco. Si guarda attorno meravigliata, le palpebre ben spalancate, e apre la bocca in segno di impotenza, in segno di resa. Gli alberi la vestono di ombra perché il loro pudore vieta la vista di corpi nudi. I fiori la profumano, l'erba massaggia le sue mebra.
Boah trova se stessa solo quando si perde.



Il 6 aprile esce il secondo volume di Wunderkind, trilogia di D'Andrea G. L.
Attendo questo secondo volume con impazienza, perché il primo mi era piaciuto molto e voglio vedere dove si andrà a parare questa volta.
Vi posto qui la cover (davvero stupenda!), così saprete riconoscerlo nelle librerie (visto che se seguono la strategia del primo lo piazzeranno nello scaffale per ragazzi... =__=).


Questa sera vi mostro una vera stupidata... XD
E' la parodia del video Telephone di Lady Gaga feat. Beyonce... mi fa sbellicare!

Forse per uno che conosce bene l'inglese è anche più divertente, perché il testo è modificato per prendere in giro entrambe le cantanti.
Di seguito il video originale, che più che un video sembra un cortometraggio, vista la quantità di battute presenti! O__O


Finito ieri sera.
Cosa dire? Leggetelo.
Non è un romanzo e, in un certo senso, non è neanche un saggio, perché Safran Foer sa fare il suo mestiere e molti passaggi sono più racconti che indagini.
Vi riporto di cosa parla:
Jonathan Safran Foer, da piccolo, trascorreva il sabato e la domenica con sua nonna. Quando arrivava, lei lo sollevava per aria stringendolo in un forte abbraccio, e lo stesso faceva quando andava via. Ma non era solo affetto, il suo: dietro c'era la preoccupazione costante di sapere che il nipote avesse mangiato a sufficienza. La preoccupazione di chi è quasi morto di fame durante la guerra, ma è stato capace di rifiutare della carne di maiale che l'avrebbe tenuto in vita, perché non era cibo kosher, perché "se niente importa, non c'è niente da salvare". Il cibo per lei non è solo cibo, è "terrore, dignità, gratitudine, vendetta, gioia, umiliazione, religione, storia e, ovviamente, amore". Una volta diventato padre, Foer ripensa a questo insegnamento e inizia a interrogarsi su cosa sia la carne, perché nutrire suo figlio non è come nutrire se stesso, è più importante. Questo libro è il frutto di un'indagine durata quasi tre anni che l'ha portato negli allevamenti intensivi, visitati anche nel cuore della notte, che l'ha spinto a raccontare le violenze sugli animali e i venefici trattamenti a base di farmaci che devono subire, a descrivere come vengono uccisi per diventare il nostro cibo quotidiano.
Attenzione! Questo non è un libro contro il consumo della carne e pro vegetariani, assolutamente no, per quanto alla fine l'autore sia effettivamente vegetariano. Questo libro è semplicemente il 'racconto' dell'allevamento intensivo di animali che poi finiscono sui nostri piatti.
Io non esprimo giudizi al riguardo, ma vi consiglio semplicemente di leggerlo... poi vi farete l'idea che volete. Il primo passo è capire quello che accade, poi ognuno farà le sue scelte e questo libro lo dice chiaramente: non si parla per assolutismi, ma si forniscono notizie affinché, poi, ognuno decida cosa sia giusto o non sia giusto fare.


Di norma, tendo a legare una determinata colonna sonora ad ogni cosa che scrivo. La musica riesce a darmi concentrazione e spesso a farmi indossare le emozioni necessarie al personaggio di cui sto narrando. Paolo Nutini potrebbe essere un'ottima colonna sonora per I Morti, ossia il lavoro che sto attualmente scrivendo, ma c'è anche Boah che mi tormenta spesso, e per lei c'è Emilie Simon. Non c'è colonna sonora che più si addica a Boah.





Quest'anno andrò alla Fiera del Libro di Torino. C'ero gia andato nel 2008 e ne sono uscito praticamente drogato (troppi libri tutti insieme mi fanno uno strano effetto energetico).
Dunque, mi sto guardando un po' intorno e sto stilando l'elenco dei possibili acquisti libreschi, e dico possibili solo per problemi monetari nel caso la lista risulti troppo lunga per il 13 maggio...
I primi son questi, poi, man mano che maggio si avvicina, allungherò la lista, of course:

- Alice nel paese della Vaporità, Francesco Dimitri
- Heliaca e la pietra di luce, Alessandra Paoloni
- Racconti di viaggio del monaco Kyoshi, Francesca Angelinelli
- Il segreto del Morbillaio, Danilo Giovanelli
- Prodigium, l'acropoli delle ombre, Francesco Falconi
- Gothica. L'angelo della morte, Francesco Falconi
- La ragazza drago. La clessidra di Aldibha, Licia Troisi

A questi vanno poi aggiunti i titoli che, credo, acquisterò prima di Torino, ossia:
- Lulù Delacroix, Isabella Santacroce
- Wunderkind. La rosa e i tre chiodi, G. L. D'Andrea

Ah, povere finanze! :D
Voi avete qualcos'altro da consigliarmi?


Due giorni fa ho fatto una meravigliosa scoperta: Paolo Nutini.
Lo conoscevo già per un paio di canzoni, poi, nel 2009, è uscito col nuovo singolo Candy e l'ho amato.
Ora sono riuscito ad avere il cd completo, Sunny Side Up e credo che questo ragazzo meriti davvero molto.

Vi lascio con Candy, se non l'avete mai sentita.


Da qualche minuto è nato un nuovo personaggio... non conosco ancora il suo nome. E' nato inaspettato e per battezzarlo mi serve un po' di tempo. E' femmina. E' intelligente. E' vispa e allegra.
Voi che nome le dareste?
Non credo scriverò subito di lei, ma sicuramente si aggiunge a quella schiera di creature che abitano la mia testa e che mi mordono il cervello e le mani per uscire.
Diego, Boah, Ercolino, Lady Bow, Pinguinita Dancedance, Aliseo... e ora questa creatura ancora innominata. Ad ogni nome corrisponde una storia e scriverle tutte mi sembra così impossibile eppure così necessario!

Che nome le dareste? Che nome dareste ad un'ossessione?



Questo romanzo è stato una grande conferma, la conferma che Jonathan Safran Foer è uno dei più grandi e capaci narratori contemporanei. Ovvio, non ho letto tutti gli autori esistenti (magari!), però Foer è sicuramente uno dei più meritevoli, non c'è dubbio.

Molto forte, incredibilmente vicino arriva nelle librerie tre anni dopo Ogni cosa è illuminata e doveva dimostrare al mondo che il primo romanzo non era stato solo un colpo di fortuna.

La trama è, grossomodo, questa:

A New York un ragazzino riceve dal padre un messaggio rassicurante sul cellulare: "C'è qualche problema qui nelle Torri Gemelle, ma è tutto sotto controllo". È l'11 settembre 2001. Tra le cose del padre scomparso il ragazzo trova una busta col nome Black e una chiave: a questi due elementi si aggrappa per riallacciare il rapporto troncato e per compensare un vuoto affettivo che neppure la madre riesce a colmare. Inizia un viaggio nella città alla ricerca del misterioso signor Black: un itinerario ricco di incontri che lo porterà a dare finalmente risposta all'enigmatico ritrovamento e ai propri dubbi. E sarà soprattutto l'incontro col nonno a fargli ritrovare un mondo di affetti e a riaprirlo alla vita.

La forza di Foer sta nel fatto che riesce a trasmettere forti emozioni con ogni parola. Ha un tratto leggero, simpatico, che acchiappa con estrema facilità e che riesce a farti provare tutti i sentimenti provati dai personaggi.
Tenerezza e grande intelligenza trasudano dalle pagine dei suoi libri e, sicuramente, Ogni cosa illuminata non è stato un colpo di fortuna.
C'è grande consapevolezza da parte dell'autore che, ben sapendo di cosa sta parlando, riesce a farlo in una maniera tale da non risultare pesante o odioso.

Se non avete mai letto nulla di questo signore, fatelo! E' davvero un consiglio che mi parte dal cuore.



L'ho finito sabato sera, o forse domenica mattina visto l'ora in cui, effettivamente, l'ho terminato.
Cosa dire su questo libro? Non lo so. Al momento non lo so.
Sicuramente è un libro davvero bello (5 stelline su aNobii), oserei dire potente, se potente si può usare per un libro, perché ti fa pensare e smuove alcune rotelline che, ogni tanto, vanno smosse.

Stregha racconta la storia della Perfida Strega dell'Ovest, quella tutta verde e vestita di nero che la 'Garlandiana' Dorothy deve ammazzare ne Il mago di Oz per poter ricevere un aiuto dal mago, l'unico che, sembrerebbe, può farla ritornare a casa.
Questa storia, però, è una scusa per parlare di un'infinità di cose: politica, discriminazione, odio, amore, famiglia, diritti, educazione... ed è per questo che, per ora, non saprei bene cosa dire su questo libro. C'è davvero tanta carne sul fuoco che devo lasciare decantare un po' il tutto, prima di parlarne.

Ripeto, però, che Strega vale lo sforzo che un lettore deve fare per trovarlo (ormai nelle librerie non si vede più), vale i soldi spesi, vale il tempo utilizzato per leggerlo e vale, soprattutto, le ore e ore che si spenderanno per rifletterci sù.
Attenzione! Non è un libro per bambini, come magari si potrebbe pensare, anzi. Come ho letto da qualche parte, se mio figlio lo leggesse, poi dovrei rispondere ad un bel po' di domande scabrose...
Attenzione anche a non scambiare questo libro per una lettura 'facile' come può essere quella del Mago di Oz.

Una nota molto personale la posso fare: ritengo Strega molto più bello del Mago di Oz, per quanto, ovviamente, questi due testi possano essere comparati.


E' possibile scrivere qualcosa di diverso, di nuovo, pur usando lo stesso 'stampo' di un'altra storia?
Me lo sto chiedendo da un paio di giorni...
Mi son messo a scribacchiare quello che, forse, sarà il mio prossimo romanzo (che qui chiamerò I morti) e riscontro la presenza di elementi strutturali simili a quelli usati ne La Sogneria.
Se ne La Sogneria si entra, per una cosa o per l'altra, in una sorta di Paese delle Meraviglie dove si incontrano svariati personaggi non del tutto a posto, (cerebralmente parlando), in parte la cosa si ripete in questo I morti. Ovviamente situazioni, personaggi, finalità e sviluppo saranno diversi, ma questa somiglianza di facciata mi preoccupa davvero...
Sto riflettendo se vale la pena continuare su questa strada, o se invece è meglio decidere per qualcosa di completamente diverso.

Dunque, secondo voi, si può scrivere qualcosa di nuovo, pur usando lo stesso 'stampo' di un'altra storia?



Visto che, sul suo blog, Francesco Dimitri dice pure di diffonderlo, io diffondo, anche perché l'Alice di Dimitri, che uscirà il 13 Maggio per Salani e si intitolerà Alice nel paese della Vaporità, è il libro che attendo con più ansia, in questo 2010. Quindi:

Se tu vedi un dio smembrato
E violenti cincillà
Stai pur certo che hai fumato
Della gran Vaporità.

La Corona è marcia e vecchia
Buckingham è catapecchia
Falli fuori con piacere
La Regina e il giardiniere.

E se vien l’Autorità,
Schiavi bui della Corona,
Fuggi via bella bambina,
Fuggi fuggi via di qua.

[siete pronti alla Steamland?]



Sabato pomeriggio sono andato a vedermi Alice in Wonderland, una sorta di riproposizione Burtoniana del classico di Lewis Carroll, nonché mio libro preferito in assoluto (non che questo centri, ma...).
Come ho gia avuto modo di dire, ero entusiasta e allo stesso tempo spaventato di vedere questo film, proprio perché amo tanto l'opera da cui è tratto. Avevo paura di uscire dal film deluso e...

... infatti sono uscito dal film piuttosto deluso.
Alice in Wonderland sarebbe anche un film carino, se non si pensasse subito alla sorgente della storia. Ma attenzione! Ho detto carino. Infatti, anche come film a sé stante, secondo me non è all'altezza degli altri lavori di Burton. A tratti è troppo veloce, a tratti manca profondità nella storia, la sceneggiatura è quel che è... certo lo scenario è maestoso, coloratissimo, bellissimo, ma non basta.

Se poi arriviamo alla questione Alice... beh, meglio tralasciare. Semplicemente, questa non è Alice. L'unica cosa che è stata fatta per ricordare il capolavoro Carrolliano è stato mettere lì i famosi personaggi. Il problema è che questi personaggi non sono quei personaggi. Il Cappellaio Matto non è il Cappellaio Matto, il Brucaliffo sa dire sempre e solo la stessa cosa ('Chi sei tu?') sminuendo la sua vera natura, il ghiro è troppo aggressivo... Salvo solo la Regina Rossa, che è pura passione proprio come voleva Carroll, e lo Stregatto, che conserva la natura mistico-ironica dei libri. Stop. il resto, per me, non è nulla.
Forse, il vero problema è averlo chiamato Alice in Wonderland.

Sì, lo so che non è la vera Alice, ma una sorta di seguito, però qui tutto è troppo diverso da come dovrebbe essere, quindi per me non funziona.
Se la sceneggiatrice, come ho letto in giro, voleva basarsi principalmente sul poemetto del Jabberwocky, forse allora doveva fare un film esclusivamente su quello, senza metterci dentro conigli bianchi e fiori parlanti.

Mi spiace, ma il mio giudizio non è molto positivo. Sceneggiatura debole, Burton non all'altezza, Alice che non è Alice.

Applausi ber la Bonham Carter, sempre splendida!


Venerdì, oppure Sabato (devo ancora ben capire i vari impegni di questo mio fine settimana) andrò a vedere questo:

(ho messo questo character poster perché adoro la Regina di cuori, o Regina rossa come preferiscono chiamarla qui)

Comunque, andrò assolutamente a vedere questo film perché, nel caso non l'abbiate ancora capito dagli ultimi post, Alice è un mio mito personale.
Ora... sono pieno di ottime aspettative e, allo stesso tempo, ho paura di uscire dal cinema ben infarcito di rabbia. Il sapere che questa non sarà esattamente la storia di Carroll ma una specie di suo seguito, in parte mi tranquillizza e in parte mi fa disperare.
Ho sempre sostenuto che un film deve essere considerato in quanto film, e non in base al libro/fumetto/videogioco dal quale deriva... però Alice è intoccabile! XD
Un momento penso: "Beh, è un film di Tim Burton, e lui non può sbagliare". L'istante dopo, però: "Se non dicono quella battuta..."
Dura la vita del fan nel momento in cui la trasposizione della sua opera preferita esce nelle sale e tutte le paure o le speranze si avverano irrimediabilmente.

Vabbè, di sicuro avrete un resoconto del mio viaggio nel Sottomondo (e gia qui...).


ATTENZIONE, ATTENZIONE

Vi devo chiedere un favore.
Forse qualcuno di voi già conosce Cecilia Dart-thornton, una scrittrice fantasy australiana a mio avviso di grande valore.
Ebbene, la casa editrice Nord ha pubblicato la sua prima trilogia, ormai qualche anno fa, costituita dai volumi:
  • La ragazza della torre
  • La dama delle isole
  • La signora di Erith
Forse credendo in questa autrice, la Nord ha poi deciso di continuare a portare nelle librerie nostrane il suo lavoro e ha iniziato a pubblicare la tetralogia The Crowthistle chronicles, costituita da:
  • L'albero di ferro
  • Il pozzo delle lacrime
  • La maga delle tempeste
Come potete vedere, manca un ultimo titolo per raggiungere lo status di tetralogia e questo titolo è, in lingua originale, The fallow blade.
Ora, la Nord fa sapere che, almeno per il momento, non ha nessuna intenzione di pubblicare altri titoli della Dart-Thornton, e questo significa che non è previsto che noi appassionati lettori riusciamo ad avere il finale della saga. Dopo averci fatto spendere quasi 60 euro per i primi tre libri, la Nord ha deciso di ringraziarci lasciandoci senza conclusione.
Capisco che le vendite possano non essere state ottime, ma non pubblicare proprio il finale!

La mia richiesta, dunque, è questa: cliccate QUI e firmate la petizione per avere questo quarto e ultimo libro in italiano. Io e molti altri lettori ve ne saremo riconoscenti.
Grazie.


Rimanendo in tema 'Aliciano', se mi passate il termine, sabato ho preso questo:


Ossia la versione super annotata di Alice.
Sì, lo ammetto, ce l'avevo già in inglese, ma cosa volete farci? Io amo alla follia questo libro e non potevo certo lasciarmi scappare questa edizione!
Per chi non l'avesse gia fatto, andate a comprarla perché merita!