In quest'ultima settimana mi sono dedicato alla visione di ben due film, due film che non potrebbero essere più diversi.

Lo ammetto, visivamente parlando, sono facilmente ammaliabile. E' piuttosto ovvio, quindi, che un film come Speed Racer mi sia piaciuto moltissimo. E' tutto così colorato, così futuristico, così magico... così videogioco! Questi piloti guidano su circuiti assurdi che mi ricordano le piste dei videogiochi tipo Crash team racing... e poi il bambino e la scimmia mi fanno morire dal ridere. Troppo bello!



E poi ho visto anche Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso, una sorta di raccolta di scenette, ognuna con un tema diverso dall'altra, ma tutte di base sessuale. Ovviamento ben condito con l'ironia di Woody Allen!
L'ultima sezione del film legata al momento dell'eiaculazione è fenomenale!!!


Ah! Ecco cosa mi ero scordato di dire! Secondo WUZ, in maggio esce:


Non pensavo avrebbero fatto così presto. Tanto meglio per me, tanto peggio per le mie tasche!


Ma, io dico... chi ha deciso che la giornata doveva avere solo 24 ore?
Cioè, tra lavoro, sonno, cibo e impegni extra lavorativi, ma che comunque danno un sacco di lavoro, cosa resta del mio tempo libero? Nulla.

E vorrei scrivere. Scrivere, scrivere e scrivere... perché ho tante storie per la testa.
E vorrei leggere. Leggere, leggere e leggere... perché ci sono così tanti libri che vorrei conoscere e so che non riuscirò mai a leggere tutto!

Ah, avere una giornata doppia, ma con le stesse ore di lavoro però...


Sì, me lo sono ripromesso e anche un po' autoimposto: "Voce! Fai la scaletta!"
Ebbene, stasera cercherò di dedicarmi alla scaletta di Boah.
Io odio fare queste cose. Non lo so il perché ma non mi piace molto, però...
Però, alla fine l'ho fatto anche per La Sogneria, che di pagine ne ha ben poche, e Boah è molto più complessa della Sogneria, sia come storia che come struttura. Quindi, fare un piccolo schemino di quello che ho in mente, dovrebbe fare solo del bene.
E poi, schematizzando, dovrei riuscire anche a fare quattro conti e ad autoimpormi delle tempistiche, altra cosa che, a me, farebbe solamente che bene.
Vediamo cosa uscirà...


Lista aggiornata.
Mi sono imposto il limite di dieci libri (anche se non so se sarò in grado di farcela), quindi ho dovuto togliere qualcosa. Ho quindi preferito levare quei libri che:
A) forse non ci saranno al salone (Kizu no Kuma e La ragazza drago che credo neanche uscirà in tempo)
B) quelli di facile reperibilità nelle librerie
C) quelli che, forse, mi interessano leggermente di meno
D) i seguiti di una trilogia ancora da iniziare (Estasia)
TOT. € 158,50
Ah, decisamente meglio... ma ancora troppo mi sa.

P.S. Sì, lo so, sono undici... ma con calma ci arrivo...


Allora, facciamo un passo avanti... prezzi! (almeno secondo ibs)

TOT. 287,70

Ecco, non ci siamo, non ci siamo proprio... e io che nella mia testolina mi dicevo: "non supererò i 100, non supererò i 100..." Sì! Ora faccio dei tagli!


a cui si aggiungono:
  • Lisidranda, Mariangela Cerrino (che Francesca mi consiglia caldamente, e di Francesca ho imparato a fidarmi :D)
  • The Giver, Lois Lowry (di cui leggo molti pareri positivi)



Finito! Finito ieri sera e... WOW!
Sì, è vero che io adoro follemente i lavori della Harris, però credo anche di essere in grado di capire se un libro è più o meno buono e blueeyedboy, almeno a mio avviso, è davvero mooolto buono.

La trama ed altre curiosità le trovate a questo post.

Leggendo nel web le varie recensioni dei giornali, mi sono accorto che, spesso, per presentare questo libro, si parla di un 'cambio di direzione' da parte della scrittrice... beh, sempre a mio avviso, non c'è niente di più sbagliato. Joanne Harris ha sempre 'cambiato direzione', quasi ogni suo libro è diverso dal precedente e credo che ognuno possa accorgersene. Ma se, evidentemente, non sono in grado, allora...
Esordisce con un libro sui vampiri (Il seme del male), continua con un libro che, non dico sia gotico come il precedente, ma sicuramente tremendamente oscuro e, in un certo senso, artistico (II fante di cuori e la dama di picche). Poi arriva Chocolat, libro meraviglioso che con i due precedenti ha poco a che spartire. Tutti sanno di cosa parla, non serve riassumere. Poi, pur rimanendo in Francia, la Harris esplora un ambito molto più 'rurale' e 'realistico' (Vino, patate e mele rosse). Cinque quarti d'arancia, altro capolavoro, ci catapulta nella guerra con la guerra. La spiaggia rubata è una sorta di fiaba moderna in cui, senza nessuna magia, gli uomini riescono a spostare perfino una spiaggia. La donna alata, forse il mio preferito, è forse quello in cui più di tutti si parla di fuga. In Profumi, giochi e cuori infranti, la Harris sorprende con racconti intensi e bellissimi che arrivano a toccare l'horror. Con La scuola dei desideri viene affrontato per la prima volta un vero e prorpio thriller e le sorprese non mancano. Poi si ritorna a Vianne Rocher con Le scarpe rosse, un libro che si scosta di molto da Chocolat, che è carico di magia e di oscurità. Le parole segrete è un fantasy puro, al 100%, in cui le leggende nordiche vengono abilmente rievocate. Quindi... blueeyedboy, che potremmo definire thriller psicologico, può essere davvero considerato un cambio di direzione? Mah, io non credo proprio.
E poi, se proprio vogliamo, le tematiche tipiche della Harris ci sono tutte: l'emarginato che cerca di trovare se stesso, il rapporto madre-figlio, che in fondo è già stato ben visto in Cinque quarti d'arancia e ne Le scarpe rosse, il lato oscuro delle persone, da sempre presente nei romanzi della Harris... insomma, si riesce tranquillamente a riconoscere la penna da qui quest'opera proviene, una penna che ad ogni lavoro si sa rinnovare, sa cambiare.

blueeyedboy è senza ombra di dubbio il libro più oscuro di questa autrice. La Harris ha sempre ammesso di prediligere le figure oscure, molto più interessanti da descrivere, e negli ultimi libri ha esplorato sempre più questo lato della natura umana, ma con blueeyedboy si è spinta ancora più avanti, indagando forse più a fondo.
B.B. è una figura molto complessa. E' cattivo, ma allo stesso tempo non lo è. Vuole realizzare le aspettative della madre, ma allo stesso tempo vuole ucciderla. Vuole uccidere ma non può. Vuole vivere libero, ma la sua unica libertà sta su internet...
Il libro poi è strutturato abilmente. Lo stile meraviglioso della Harris si sussegue in capitoli che sono post pubblici in forma di racconto e in post privati che, a volte, hanno il compito di confonderti leggermente. La Harris ti fa credere una cosa, ma poi ti informa che quello che hai pensato fino ad ora è sbagliato e, per concludere, anche quello che pensava B.B. era sbagliato.

Credo che questo libro la Harris abbia esplorato in maniera ottima il problema dell'identità, un argomento molto caro all'autrice. Spesso noi vogliamo essere un certo tipo di persona, ma a volte non ci riusciamo e quindi cadiamo o ci illudiamo di essere quello che non siamo. Noi crediamo di conoscere le persone che ci stanno accanto, ma le conosciamo davvero? Crediamo di essere 'superiori', ma lo siamo davvero? Vorremmo essere, in qualche modo, speciali, ma spesso non lo siamo.
Ma poi si parla anche di ossessione. Tutti siamo ossessionati da qualcosa, chi più e chi meno. Qui, l'ossessione, un po' come ne Il seme del male, raggiunge dimensioni pericolose.
Ma non dimentichiamoci delle aspettative. Ah, le aspettative! Ognuno di noi, immagino, ha avuto la sua dose di aspettative sulle spalle. Tutti dobbiamo reggere le aspettative altrui. A volte, le aspettative possono davvero far male, come nel caso di blueeyedboy.
E poi c'è il mondo di internet, il mondo virtuale in cui il protagonista si rifiugia per essere finalmente libero, per essere se stesso.

In somma, Joanne Harris racconta una storia tremendamente oscura e finisce col parlare un po' di tutti noi. Nota da non tralasciare, credo che questo sia il primo libro della Harris in cui il finale non è affatto happy.

Ora attendo la versione italiana per godermelo maggiormente e per rigustare la stupenda creatura di questa autrice che mi sa sempre stupire, che non è mai banale ma sempre intelligente. blueeyedboy è altamente consigliato. Davvero altamente consigliato.


Dunque, ricapitoliamo:
A cui devo aggiungere:
Siete ancora in tempo per darmi suggerimenti.


Sono arrivato al colpo di scena di blueeyedboy, e credo sia solo il primo.
Sapevo di dovermi aspettare qualcosa del genere e infatti, per non farmi fregare, ho cercato di stare super attento ai particolari per non rimanere del tutto a bocca aperta, come succese per La scuola dei desideri. Niente da fare però, la Harris mi stupisce sempre. Sono ad un centinaio di pagine dalla fine e so che questo è un grande libro.
Oltre ai colpi di scena e allo stile, inconfondibile anche in lingua originale, questo libro merita anche per i pensieri che mi sta facendo elaborare, per le riflessioni che mi porta a fare. L'ossessione, le aspettative, i rapporti interpersonali e... internet.

La versione italiana uscirà probabilmente verso fine anno e per quel momento vorrei fare un'intervista a Joanne Harris per il mio blog a lei dedicato: Mendiants & Magie. Lei è gia stata molto gentile una volta, in questo senso, e mi piacerebbe ripete l'esperienza, questa volta basandomi esclusivamente sul libro in uscita. Pensando alle domande da fare penso, ovviamente, a quello che ha scritto e rimango invischiato in vari interrogativi...
Ma per esporli aspetto di finire il libro. Ormai non manca molto.



... e potete averne un assaggio visitando il suo sito ufficiale, un sito che si preannuncia come una sorta di esperimento interattivo, come spiega lo stesso Dimitri.

Dal canto mio, ho già espresso più volte la mia curiosità nei riguardi di questo libro e l'assaggio che ho letto mi fa presagire davvero ottime cose.
Attendo con ansia Torino; al salone questo libro sarà mio.


A volte mi chiedo se voglio davvero essere pubblicato.

Cioè, diciamocelo, la pubblicazione è una cosa che, almeno in teoria, non dovrebbe proprio fare per me, e le ragioni sono le seguenti:
1. Editing: io mi annoio troppo facilmente e stare su una determinata cosa per troppo tempo mi rende nervoso.
2. Promozione: non mi piace molto sbandierare in giro che ho scritto un libro. O meglio, non mi piace molto parlare del libro a fini lucrosi. Mi vergognerei ad andare in giro per aNobii pubblicizzando la mia piccola opera (ed è una cosa che dovrò fare vista la grandezza della casa editrice). Non parliamo poi delle presentazioni! Sono troppo timido per farle e se devo parlare davanti a delle persone divento impacciato.
3. Critiche positive: un po' mi imbarazzano, ma rischiano anche di montarmi la testa (e questo è sempre un male).
4. Critiche negative: non le reggerei bene. Credo tenderei a prendere tutto per vero (e neanche questo è bene).
5. Ho gia le ansie da prestazione. Diciamolo, un conto è scrivere storielle in internet, un conto è pubblicare un libro che, beh, per essere letto deve essere comperato, dunque qualcuno spenderà dei soldi per averlo.


No! Stando a questi punti, io non dovrei desiderare la pubblicazione. Ma, allora, perché l'ho cercata?
Beh, i motivi sono essenzialmente due:
1. Amo scrivere, mi piace molto raccontare storie e, lo ammetto, come ogni scrittore sulla faccia della Terra (almeno credo), il mio desiderio più grande sarebbe quello di riuscire a campare scrivendo solamente, non facendo nessun'altro lavoro. Cosa piuttosto complicata da realizzare,ma uno ci spera sempre! :D
2. La pubblicazione mette fine alla storia. E' così! O almeno lo è per me. Quello che scrivo è sempre modificabile, sempre ritoccabile e la storia lo sa bene, lo sa talmente bene da continuare a ronzarmi in testa in eterno. La Sogneria è lì che continua a sussurrarmi cose, è accucciata proprio appena dietro al mio orecchio sinistro e non sembra voler smettere di parlare. L'unico modo per metterla a tacere è la pubblicazione. Una volta pubblicata, è molto difficile modificare una storia. La pubblicazione è un silenziatore... una volta pubblicata, La Sogneria smetterà di sussurrare.


Dopo queste insulse parole, dunque, a quale conclusione sono giunto?
A nessuna!
Non lo so ancora se pubblicare è davvero quello che desidero, ma vale la pena di tentare. Se poi mi vedrò pentito, beh... vorrà dire che non pubblicherò mai più! :D


Punto uno: son due sere di fila che mi piazzo alla scrivania e mi metto a scribacchiare le avventure della mia Boah. Ho gia dimostrato più costanza del solito. :P

Scrivendo poi, mi è tornata in mente un'affermazione di Woody Allen che ho trovato nel libro di interviste finito qualche giorno fa. Lui diceva che il suo lavoro era quello di cercare di trasporre in film una storia che aveva nella sua testa. A volte ci riusciva piuttosto bene, altre meno bene, ma la sua 'mission' era quella di arrivare a creare una cosa il più fedele possibile all'idea di partenza.
Questa è una cosa difficilissima!

Credo di aver ottenuto un risultato piuttosto buono, nel senso che rispecchia molto la mia idea del progetto, con La Sogneria. Credo di aver ottenuto un ottimo risultatto con la Trilogia del peccato, racconto in tre atti che trovate sulla vostra destra. Credo di non essere ben ruscito nel mio intento con Circus (sempre a destra), un racconto che non è uscito male, ma neanche come me lo immaginavo. Anche con Scintille e amore non sono completamente riuscito nell'intento, e credo che un po' si senta.
Ora che sto narrando di Boah, sento che si tratterà di un progetto più difficile del previsto. L'idea d'origine è così potente, intensa che nel trasportarla su carta sento di perdere qualcosa... sto cercando una soluzione. Credo che il linguaggio con cui sarà scritta Boah sarà molto diverso rispetto a quello usato per gli altri miei lavoretti. Credo anche che la cosa mi prenderà un po' di tempo...

L'essenziale, a mio avviso, è il rispetto per quello che si sta facendo. Non bisogna scendere a compromessi, non bisogna accontentarsi... bisogna lottare per ottenere il miglior risultato possibile
Rispetto. Per se stessi e per la creatura che si sta cercando di creare.
Non so se sono abbastanza rispettoso delle mie 'opere'. Di certo so che Lady Bow, romanzo che iniziai in 5^ superiore, cioè ormai sei anni fa, l'ho finito, rimaneggiato, rimaneggiato ancora e lasciato da parte. Non era quello che volevo, non era... non era la mia idea! Non c'era neanche lontanamente vicina...
La fretta è cattiva consigliera e alla costanza va accostato il rispetto.

Scusate se vi tedio con queste lungaggini, ma trovo che scrivere i miei pensieri, anche se in modo sconclusionato, mi aiuta a ragionarci sù. Voi potete sempre non leggere! XD


Ecco, oserei dire che questa è una di quelle parole che proprio mancano nel mio vocabolario quotidiano. Io non sono affatto costante. Mi annoio facilmente, mi stufo se una cosa viene ripetuta troppo a lungo e, se veniamo alla scrittura, sono particolarmente pigro.
Se devo dar retta alle leggende, la mia pediatra lo profetizzò a mia madre mentre ero ancora in fasce: "Signora, questo bambino è pigro!" e col passare degli anni non sono certo migliorato.
Poi leggo un post scritto da Licia Troisi e capisco di non essere il solo.
Per veder completata una mia storia bisogna attendere anni, se non millenni! Il difficile, almeno nel mio caso, è spostarmi dal divano (oppure dal letto, dalla postazione computer, ecc.) alla scrivania vuota. Tutto qui. Già, perché una volta che inizio a scrivere, a far scorrere la penna sul foglio bianco, io non mi fermerei mai più! Il problema è però prendere il foglio bianco, togliere il tappo alla penna e scrivere la prima parola.
Dovrei autoimpormi la costanza di approcciarmi al foglio bianco ogni giorno, ma sono forse troppo pigro per farlo...

Quindi? Quindi... quindi cercherò comunque di portarmi alla scrivania ogni sera, anche solo una mezz'ora, perché so che il difficile è cominciare, ogni volta.



Siccome la Bompiani sembra essersi ormai completamente dimenticata di Maxence Fermine, ho la mezza idea di fare un ordine su Amazon.fr.
Sapete, Fermine è quello che io chiamerei un autore 'moraleggiante', nel senso che i suoi scritti ti portano ad una determinata conclusione morale/sociale in maniera piuttosto esplicita... un po' come Coelho mi verrebbe da dire, anche se il paragone non è proprio calzante.
Fermine, però, lo fa sempre raccontando una sorta di favola. Questo autore dispone di una delicatezza, di una poesia davvero unica, unita ad una piccola dose di, perché no, fantastico. Leggetevi Neve, secondo me merita molto.
Comunque, da qualche anno la Bompiani non pubblica più suoi libri. L'ultimo è stato Il labirinto del tempo che, visti i tempi di pubblicazione, avevo gia preso in francese e, vista la brutta copertina, non l'ho più preso in italiano.
Alla mia collezione mancano gli ultimi 3 libri del Monsieur Fermine, e credo proprio che farò a breve quest'ordine libresco tutto francese.


Prima di dedicarmi anima e corpo al Wunderkind 2 (spero G.L. non me ne voglia) ho tutta l'intenzione di leggermi questo:

Non amo molto leggere in inglese perché sento di perdermi sempre qualcosa per strada... ma non posso attendere la versione Garzanti di questo libro, previsto per fine anno, credo.

Se volete saperne qualcosa di più, vi riporto alcune info tratte dal mio blog dedicato alla scrittrice inglese, a sua volta tratte dal sito ufficiale di Joanne Harris:

Alcuni libri sono abbastanza facili da scrivere. Altri sono invece più difficili. E alcuni sono come i cubi di Rubik, un'accozzaglia di colori che girano e si torcono con nessuna apparente soluzione in vista. Blueyedboy non era un cubo di Rubik ma piuttosto il diabolico puzzle-box cinese nel film Hellraiser di Clive Barker, la scatola che convocava i demoni. Per lo meno, questo è quello che mi sembrava, e se alcuni di quei demoni avessero deciso di strisciare dentro le pagine di questo libro, beh, non potrei dire di esserne davvero sorpresa.

Lo cominciai tre anni fa, con nient'altro che frammenti di trama e la voce del mio narratore a guidarmi. Ho attraversato momenti problematici e la mia indole solare ha preso qualche colpo. Mi sono trovata a non voler scrivere e ho speso molto tempo online, gironzolando per vari siti e cercando modi sempre più ingegnosi per evadere la realtà. Sotto pseudonimo, mi sono fatta degli amici online, scritto molte storie, e iniziato ad avere un interesse sempre maggiore per la maniera in cui le persone interagiscono online, le comunità che creano e a cui partecipano, e la maniera in cui scelgono di ritrarre se stessi. Ho iniziato a capire che le piccole comunità sempre presenti nella mia scrittura esistono anche nel mondo virtuale, con le stesse piccole cricche di membri: outsider, pettegoli, bugiardi, esibizionisti e bulli proprio come nel mondo 'reale'. Ho capito anche quanto emotivamente dipendente dai suoi amici virtuali e dalla sua comunità la gente può diventare, anche se non ci sono mezzi per comprendere quanto oneste possano essere queste vie di comunicazione.

Da tutto questo uscì Blueyedboy, un thriller psicologico dark ambientato nel mondo di internet, dove nessuno è realmente quello che sembra, e dove ogni gusto è soddisfatto, anche quelli che non oseremmo confessare.

Il mio eroe - B.B., o Blueeyedboy - è un uomo all'inizio dei quarant'anni che continua a vivere con sua madre, riguardo la quale coltiva fantasie omicide che traduce in storie che posta su di un sito web chiamato badguysrock. Questa comunità virtuale creata da Blueeyedboy, ha come proposito quello di celebrare i cattivi delle storie ovunque, e attraverso questo mezzo si mantiene in contatto con i suoi amici online, alcuni dei quali sono da lui conosciuti anche nella vita reale, in particolare Albertine, con la quale ha condiviso un passato difficile. Ma Blueeyedboy, come Albertine, non è esattamente come sembra. Mentre si districano gli eventi di questo passato: la relazione tortuosa con la madre, la faida coi due fratelli e i dettagli della sua vita segreta, noi scopriamo la verità riguardo il passato di Blueeyedboy e un assassinio di 20 anni prima...


E' dark, non credi? E potrei dire... che fa venire i brividi?
Che fa venire i brividi è corretto. Mi piace. E sì, questa è una storia davvero dark, anche se io la vedo principalmente come una commedia nera, non da prendere completamente sul serio.

Oh? Quindi non è un giallo?
Non esattamente. Per la maggiorparte del tempo in cui l'ho scritto, non era sicura di cosa stessi creando, o chi. Lo vedo ora - come con La scuola dei desideri, di cui è un parente stretto - come una sorta di assassinio-mistery con nessun detective, nessun crimine apparente e una coppia di narratori piuttosto inaffidabili ... Joanne Harris con qualcosa in più, di insolito.

Di insolito? E come! L'avevi programmato tutto prima?
In realtà, no. Avevo buttato giu qualche idea all'inizio, ma la rivelazione principale, la iella, mi ha sorpresa tanto quanto chiunque altro. Sono dovuta tornare indietro e riscrivere mezzo libro per aggiustare quello che avevo giù tirato fuori...

La struttura narrativa è abbastanza inusuale. Cosa ti ha fatto venir voglia di scrivere un romanzo in questo modo?
La maggiorparte dei miei libri ha più narratori in prima persona, ma questa è una ripresa moderna del romanzo epistolare, nel quale tutti i capitoli prendono la forma di post in un blog chiamato WebJournal. Ogni post specifica un umore e una colonna sonora e i post pubblici hanno un box per i commenti alla fine. Alcuni di questi post sono pubblici, quindi aperti a tutti, altri sono riservati, o privati. Volevo dare a entrambi i miei narratori la libertà di scegliere sia cosa dire, che quando dirla e a chi, e volevo esplorare i diversi modi in cui presentiamo noi stessi a pubblici differenti e in differenti circostanze. L'occultamento di informazioni online non solo è accettabile, ma spesso è scontato; internet è un mezzo in cui verità sconvenienti posso essere esonerate (disabilità, stato civile, ...) e dove uno è capace di condividere solo le cose di se stesso che uno ha consapevolmente deciso di condividere.

Io sono una principiante coi computer. Quanta di questa roba tecnologica ho bisogno di conoscere?
Niente di niente, davvero. Il gergo è minimo, e tutto va da sé, ad ogni modo. La chimica delle piccole comunità è essenzialmente la stessa ovunque, sia questa un paesino francese, un'isola, una scuola o una comunità web...

Raccontaci del protagonista. E' cattivo, o no?
Questa è una domanda difficile a cui dare una risposta. Come Snyde ne La scuola dei desideri, B.B. è un personaggio difficile da definire con precisione. Subdolo, cinico e coscientemente crudele, lui è interiormente scorretto - uno potrebbe dire un carattere immorale - e comunque mi piace (cosa questo dica di me, preferisco non pensarlo). Lui è il prodotto di un ambiente terrificante, di una madre dispotica e di un'educazione imperfetta. A 42 anni compiuti continua a vivere in casa, custode di un ospedale locale, odia se stesso, odia la sua vita e, ancora, trattiene il suo senso dell'umorismo e ricrea se stesso online come la persona che vorrebbe essere, invece che il perdente nato che in realtà è. Lui abita in una sorta di mondo fantastico che occasionalmente erutta nella vita reale, con conseguenze imprevedibili. E, ancora, è profondamente vulnerabile, sia questo il B.B. 'reale', o quello che invece sta usando la sua vulnerabilità come un mezzo per raggiungere un fine; è davvero difficile dirlo, alla fine. Lui è, penso, il personaggio più complesso che io abbia mai creato, e forse il più difficile da comprendere. Forse è per questo che mi piace così tanto, e perché la sua voce è stata così facile per me...

E riguardo al tuo secondo narratore, Albertine?
Albertine, come B.B., è un personaggio ambiguo e piuttosto 'danneggiato'. Marcata dal suo passato turbolento, lei si nasconde dietro una facciata intricata, rivelando i suoi veri sentimenti solo sul suo blog privato. La sua relazione di amore/odio con B.B. è basata su un'esperienza condivisa e su una sorta di terribile fascino. Lei lo conosce meglio di chiunque altro e il filo che li lega assieme l'ha impossibilitata a trovare una relazione significativa e onesta con qualcun'altro. Come B.B., sogna di fuggire dalla sua vita, ma invece trova se stessa annegata in un gioco anche più tortuoso fatto di inganno e manipolazione emotiva.

L'identità, sia reale che falsa, è un tuo tema ricorrente. Come esplora il concetto questo l'ibro?
Molti dei peronaggi dei miei libri hanno problemi con la loro identità. In alcuni casi, come quello di Vianne e Anouk Rocher, abbiamo qualcuno che cerca disperatamente di creare un'identità per se stesso in un mondo che sembra negar loro questa possibilità. In altri, vediamo qualcuno prendere l'identità di quacun'altro: Snyde in La scuola dei desideri, LeMerle in La donna alata, Zozie in Le scarpe rosse. Blueeyedboy va oltre, poiché B.B. ha scelto di creare non solo un'identità alternativa, ma un'intera esistenza alternativa, passato e presente, progettato non solo per 'fregare' gli altri, ma anche se stesso. Infatti, in questo libro nessuno è come appare; le identità sono intercambiabili e possono esse assunte o messe da parte quando necessario. E' un riflesso di come le cose stanno andando, penso, un commento sulla natura della percezione e della realtà. In questa storia, come nella vita, la domanda più dificile a cui dare una risposta sincera srà sempre: chi sono io?

La sinestesia gioca un ruolo importante qui. C'è qualcosa che hai sperimentato tu stessa?
Ho sempre associato certi colori a dei gusti o a degli odori. Non sono sicura se questo mi rende una sinesteta oppure no, ma ha reso più facile, per me, identificarmi con i personaggi nel libro. In oltre volevo esplorare l'idea che quello che una persona sente quando incontra una serie di stimoli può, a volte, differire completamente da cosa qualcun'altro può sperimentare in circostanze identiche.

C'è molta musica in questo libro. Riflette il tuo gusto personale?
Assolutamente. B.B. ed io abbiamo molto in comune, incluse molte delle nostre influenze musicali. Siccome uno dei miei personaggi è cieco, ho voluto introdurre una dimensione visuale minore di quella che uso solitamente, e focalizzarmi su altri aspetti della percezione, come odori, gusti e suoni. Ho trovato tutto questo molto più duro di quanto mi aspettassi! Per compensare l'assenza di una referenza visuale, in alcune parti del romanzo mi sono soffermata maggiormente nella colonna sonora del libro; come B.B., raramente stacco la spina del mio i-Pod! Il risultato è che le tracce musicale sono state tutte scelte con cura per riflettere l'umore di ogni post e per contenere indizi, alcuni più ovvi di altri, le quali, messe assieme, formano una serie di sei playlist (una per ogni sezione del libro) le quali servono come mini-sommario della trama.

Whao! Questa è la fine? Voglio sapere cosa succede dopo!
Sì, temevo me lo avresti chiesto. Come nella vita, il capitolo finale non risolve tutto come si sarebbe voluto. Ma per apprezzare realmente un libro, il lettore dovrebbe portare in tavola tanto quanto vuole portare via. Questo significa che ognuno deve decidere come crede sia finita la storia (e potreste scoprire che la vostra opinione varia a seconda del vostro stato d'animo). Quello che sto dicendo, suppongo, è questo: per favore, non chiedetemi cosa succede poi. Generalmente sono l'ultima a saperlo...


E dopo un anno e mezzo (complice l'attesa del W2 e del nuovo della Harris) sono finalmente riuscito a finire questo libro che, grazie ad innumerevoli interviste, ci aiuta a capire meglio questo signor Allen.

Woody Allen l'ho scoperto all'università, grazie ad un compagno di collegio che adorava questo regista, e grazie anche al mio amore per Scarlett Johansson che mi ha condotto fino a Match Point. L'ho subito amato ed ora, pian piano, mi sto costruendo la collezione dei suoi dvd.
Con questo libro sono riuscito a conoscere il suo lavoro un po' di più e ad apprezzarlo più di quanto già non facessi. Le sue risposte trasudano professionalità e semplicità.

Per chi non lo conoscesse, io consiglio la visione di Match Point, de La rosa purpurea del Cairo e, perché no? Anche di Vicky Christina Barcelona.
Allen sa cambiare genere sempre con facilità e ironia e lo fa bene. Questi tre film ne sono una prova.

Buona visione!


Philip Pullman è uno di quegli autori che si è guadagnato un'ottima posizione nella mia personalissima classifica di gradimento libraria, e questo è successo grazie alla sua intelligenza e alle sue capacità narrative che ho avuto modo di conoscere con la trilogia Queste Oscure Materie. Trilogia che amo particolarmente e che NON PUO' non essere letta.
Ora, scopro che Pullman è appena uscito nelle librerie anglofone con questo The good man Jesus and the scoundrel Christ e io non posso attendere troppo per leggerlo.


Pullman rivela di essere sempre stato affascinato dalla figura di Cristo e dice:
I've always been fascinated by the two parts of the name of Jesus Christ, and by the difference between them. Another thing that's interested me for a long time is the way in which the Christian church began to formulate its beliefs and establish a canon of scripture: there were many more gospels than four, but why were those four chosen and others left out? When did Paul begin to write his epistles? Was what he said different from what the gospels say? Do the gospels even agree with one another? Was there a difference between Jesus and Christ?

My version of the Jesus story doesn't attempt to solve these questions, but I hope readers will find it interesting. There will be various events and readings connected with the publication and I'll let you know all about them when the dates are settled.

Dunque, questa sembra essere una personale versione della storia di Gesù e io devo assolutamente leggerla!
Ordine su amazon al più presto!

p.s. Ecco, QUI trovate anche una storia di minacce. Io, davvero sono troppo contro queste persone così... fondamentaliste! Cioè, si chiama libro, opera di fantasia, sveglia!


Nella traumatica scelta di cosa affrontare ora, alla fine sono stato scelto... non ho scelto io. E alla fine è stata Boah a scegliermi.
Anche se magari non è la storia più completa che io possieda nel ripostiglio della mia mente, Boah è sicuramente, almeno al momento, la più affascinante. Non so resisterle, non so attendere per stringerla tra le dita! Quindi eccomi qui, con un quadernino nuovo nuovo tutto per lei.
Ora cercherò di essere costante e scrivere qualcosa ogni sera. Tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare, però...

Poi ci sarebbe da pensare anche a La Sogneria 2, ma per quello c'è ancora tempo... credo...


Ebbene... ho vinto! Ho vinto il secondo concorso del The Fantasy World!!!
Se volete leggere il racconto Scintille e amore che mi ha condotto alla vittoria, sarà sufficiente cliccare QUI.

Grazie mille al forum TFW e a tutti gli utenti che mi hanno votato e non, perché i loro commenti, la loro disponibilità e la loro gentilezza mi aiutano sempre. Grazie di cuore!

Di seguito troverete anche il link per poter leggere gli altri tre racconti partecipanti:
- Il discepolo, di Alessandra Paoloni
- Antitesi, di Cronos79
- Lo specialista, di Daisy Dery


... ma questa vedova nera mi piace assai!

L'unico problema sarà convincere la mia ragazza a venire al cinema, e non per colpa della signorina Scarlett...