Oggi, 31 maggio, è stata indetta la giornata contro l'editoria a pagamento, quindi io faccio la mia minuscola parte e segnalo la cosa.

Perché si dovrebbe essere contro l'editoria a pagamento?
Mah, come scrittore perché, almeno io personalmente, vorrei avere un editore che crede molto in quello che ho scritto, tanto da rischiare di rimetterci qualche soldo. Non mi sentirei a mio agio sapendo che mi "compro" la pubblicazione, e non me la "merito".
Poi, e magari non è il caso di tutti, mi viene da credere che un editore a pagamento non abbia interesse a far vendere il libro, perché tanto ne ha gia guadagnato. Questo comporta spiacevoli situazioni per l'autore.
Come lettore... allora, sicuramente ci saranno, tra le varie cose, anche ottimi prodotti, però ho sempre il pensiero che, essendo stata una pubblicazione a pagamento, il libro in questione non sia davvero buono, o che comunque presenti qualche carenza a livello di editing, di correzione bozze, ecc.

Con queste 4 righe non voglio fare di tutta l'erba un fascio, però...

Mi lascio al sito da cui tutto è partito: Writer's dream

Questo è invece il link per l'intervista fatta dal 'sessy' Mad Dog a Linda Rando, grande capo del Writer's dream.


Oggi, in Sala di lettura trovate il racconto Scintille e amore, il racconto con cui ho vinto il secondo concorso del The fantasy world.
Perché ho scelto questo? Non lo so. Ma dopo la storia di Morgana, che è una delle più vecchie che potete trovare nel web, ne volevo una più recente. Scintille e amore non è l'ultima che ho scritto, ma l'ultima che ho messo in internet. L'ho scritta poco tempo fa, ma l'idea di partenza è davvero vecchia.
Vorrei dire varie cose su questa operetta, ma mi rendo conto che rovinerebbero la lettura...


Ieri, mentre stavo ascoltando, sul sito di Fantasy on Air, questa registrazione di una conferenza tenuta al Salone off del Salone del libro di Torino mi è sorta una domanda: perché scrivo fantasy? Domanda a cui mi è venuto da rispondere: 'Ah! Scrivo fantasy? Davvero? Non me ne ero accorto!'

Va bene. Come sempre io parlo per la mia minuscola esperienza di scrittura puramente amatoriale e dilettantesca, però il punto è che io NON SCELGO di scrivere fantasy, lo faccio e basta. Io non decido mai che genere scrivere. A me viene in mente una storia, o dei personaggi, e in base a questo io arrivo a scrivere un determinato genere.
Se mi viene in mente la storia di Eva scriverò su Eva, se mi viene in mente la storia di una fata scriverò di una fata. Se di notte vengo assalito dal desiderio di raccontare la storia di Cleopatra, scriverò di Cleopatra!
Questo per dire che... non capisco come mai esistono ancora domande come : 'Perché Lei scrive fantasy?' oppure 'La fatasy può essere letta anche dagli adulti o è solo letteratura per ragazzi?'
A volte io credo che nel tentativo di portare il fantasy allo stesso livello della letteratura mainstream si faccia peggio.
Io scrivo la storia che mi sento. Non scrivo fantasy perché va di moda, o perché voglio mascherare di simboli un certo messaggio. Io scrivo la storia che ho in testa. Basta. E' narrativa! Il genere conta così tanto?

p.s. A proposito di storie, domani Sala di Lettura ne propone una nuova (vecchia).



Come promesso, oggi esordisce Sala di lettura, e per farlo ho pensato di postare Fata Morgana e il cavaliere Blu. Questo è un racconto fantastico (sto parlando di genere, ovviamente) che risale ad aprile 2008, circa... forse anche un po' prima.
Perché esordisco con questo? Non lo so di preciso, però è una storia a cui sono molto affezionato e che all'epoca mi piacque davvero molto. Credo, nel complesso, di essere riuscito abbastanza bene nell'intento che mi ero prefissato.
Se volete leggerlo siete i benvenuti, se non lo volete fare siete benvenuti ugualmente.

Credo che per ogni racconto postato ne farò due righe qui, come in questo caso. O forse ne farò due righe di là... boh, vedremo. E' un po' un work in progress.


Oggi è nato Sala di lettura, un blog il cui unico scopo nella vita sarà quello di raccogliere i miei racconti. Credo avessi bisogno di uno spazietto dove gestire le mie storie a modo mio.
Da domani mattina inizierò a postare, ogni circa 2/3 giorni, le storie che già potete trovare in giro per il web, leggermente riviste. Poi... beh, poi si proseguirà con rarità e nuove nate, ma per quello ci sarà tempo.
Per chi fosse interessato a leggere, là si potrà trovare, in breve tempo, tutto il trovabile che riguarda la mia produzione, eccetto, ovviamente, La Sogneria. Per chi non volesse leggere, beh, basta non accedere.


Mi guardo in giro e scopro che il mondo editoriale è proprio orrendo, almeno a sentire quello che si dice in giro. Cioè, in alcuni lidi si narra di un'editoria marcia fino al midollo in cui, se non sei l'amante dell'editor in chief, è meglio che neanchi sprechi tempo a scrivere. In altri, fonti informate rivelano che gli aspiranti scrittori sono delle persone (razze batteriologiche) davvero poco raccomandabili: piene di sé, testarde, padrone del mondo, acide, saputelle, ecc. In altri ancora, ci viene mostrato come gli editori cercano di mangiarti il conto in banca., noto nutrimento ricco delle vitamine base per una vita sana.

Davvero io voglio finire ad esibirmi in questo circo? Mah!
Non esiste il lavoratore serio? Boh!

Ok, probabilmente non tutti appartengono alle specie descritte fin qui e nei link citati ci sono solo degli esempi 'limite' di quel particolare tipo di creature, ma non è comunque un mondo tenebroso? Spaventoso? Pericoloso? Xxxoso?. Se poi pensiamo ai possibili lettori che uno si potrebbe ritrovare, beh, la giungla della pubblicazione si trova, assolutamente, tra le non priorità nella mia lista dei luoghi da visitare.

Praticamente non ci si salva da nessun lato.

Mi capita sempre più spesso di meditare un possibile ritiro preventivo dalle scene.
Vale la pena faticare tanto e tanto e tanto e tanto per:
a. non ricevere notizie perché tanto non sei il figlio di... ?
b. ricevere notizie che prevedono l'alleggerimento del portafoglio?
c. riuscire a pubblicare e poi venire ammazzati da una recensione che, ok, può anche essere giusta, ma che si snoda tra commenti piuttosto acidi/tossici/cancerogeni? (io sono una persona sensibile!)
d. riuscire a pubblicare e ricevere i commenti di parenti e amici che ti esaltano solo perché ti conoscono e non hanno il coraggio di... ?

Sì, lo so, sono incontentabile, ma a volte mi viene lo sconforto.
A volte spendo ore e ore su dieci righe di Boah perché non mi suonano bene e poi leggo certe cose che, sì, insomma... chi me lo fa fare?
Che poi, a me piace scrivere. Se non altro mi libera la testa.
A volte penso che dovrei scrivere senza desiderare la pubblicazione e rimanere ad un livello amatoriale.
Penso di portare le mie storie su qualche piattaforma privata e tenerle lì. In un certo senso saranno pubblicate, in parte, quindi, saranno uscite dalla mia testa e, in parte, potranno essere lette.

Poi, a me piace blaterare, ma...



Leggere questo libro dopo Il sentiero di legno e sangue è stato piuttosto rilassante, perché qui il ritmo è più tranquillo, più lento, più delicato... però, è anche un libro che fa piuttosto pensare. Credo anche di non aver colto tutto quello che Murakami voleva dire con queste pagine; più ci rifletto e più mi convinco di questa cosa.

Comunque, Tutti i figli di Dio danzano è una raccolta di sei racconti legati tra loro dal catastrofico terremoto di Kobe, sfondo e/o forza motrice di ogni singolo racconto. La vera protagonista dell'antologia è però, almeno a mio modo di vedere, la solitudine. La solitudine è presente in ogni pagina, in ogni storia, in ogni protagonista. Non sono racconti felici, questi. Sono racconti 'veri', che ti cullano durante la lettura e in cui ci si può riconoscere.
Le due perle sono il racconto che da il titolo alla raccolta, Tutti i figli di Dio danzano, e l'ultimo Torte al miele. Davvero ottimi.

Il bello è che non ti danno mai una risposta, o una domanda esplicita... questi racconti sono quasi parentesi di vite altrui. Tu vedi un pezzo della storia di qualcuno. Non vedi un inizio e non vedi davvero una fine. Tu vedi un frammento, un frammento struggente, reale, quotidiano.



Che bella lettura!
Breve e intensa, proprio come piace a me.

Questa è la prima opera che leggo di Tarenzi, ma credo proprio non sarà l'ultima vista la maniera positiva con cui mi ha stupito.
Come sempre, bisogna procedere con ordine:
Apre gli occhi nel cuore di un'immensa conchiglia. Ha un corpo di legno articolato e ingranaggi, e il cadavere del suo costruttore giace accanto a lui. Non ha un nome, non ha memoria, ma appena nato ha già mostruosi nemici che lo braccano e una missione che non ha chiesto né desiderato: diventare umano. Attorno a lui c'è un mondo che un'antica catastrofe ha trasformato nel sogno delirante di un folle, alle sue calcagna due Incubi, la Maschera e la Bestia, e davanti a lui un sentiero costellato di mutazioni, tribù selvagge, divinità del caos e giganti marini che lo condurrà verso un destino molto più incerto di quanto i suoi creatori avessero mai potuto prevedere.
Per cominciare, si potrebbe banalmente dire che questa è una sorta di libera rivisitazione di Pinocchio, ma non è affatto così semplice. In verità, l'autore è sì partito dalla celebre opera di Collodi, e ci sono continui riferimenti a questa, ma ha poi saputo creare qualcosa di completamente indipendete ed estremamente originale.
Lo stile di scrittura è ottimo, le immagini che ogni pagina trasmette sono da incubo (e questo è un complimento), le creature descritte sono eccezionali e tutto è, per dirla un po' come direbbe chi ha scritto la prefazione di questo testo, MERAVIGLIA!
Le idee alla base del libro sono davvero intriganti e io adoro le idee ben studiate ed originali. Ma, ovviamente, di questo non vi parlerò, altrimenti vi rovinerei l'incanto ;)
Essenzialmente, poi, Il sentiero di legno e sangue parla di un quesito a cui l'uomo non è ancora riuscito dare risposta, ossia: è tutto gia scritto? Sono io o il mio destino a decidere per me? Quanto conto io, davvero, per lo sviluppo della mia esistenza? E poi, ancora: ma chi sono io?
Ecco, questo libercolo è davvero una grande opera che parla dell'uomo e della vita e, per farlo, usa una fervida immaginazione che tutto travolge. Il lettore non può far altro che lasciarsi, ben volentieri, inghiottire da questa grande balena.

Altissimamente consigliato!


Alla fiera di Torino ho avuto modo di ascoltare parecchi autori dei generi più diversi; un'occasione davvero unica, specialmente per chi, come me, vive in un paesino in cui manco esiste una libreria.
Sentendoli parlare mi sono ritrovato a riflettere su alcune cose che riguardano la scrittura e non ho potuto fare a meno di giungere alla seguente conclusione: basta, abbandono tutto!
Perché? Beh, perché non mi sento all'altezza.
Dietro le opere di cui si è parlato c'è una preparazione che, forse, non mi appartiene. C'è un percorso, una conoscenza, un'intelligenza che credo di non possedere. E questo discorso vale per tutti! Da Kiran Desai, scrittrice di origini indiane che di certo merita molto, anche da quelle quattro pagine che ho letto per tastare il terreno, ad Alessandro D'Avenia, che è visto magari come uno scrittore per adolescenti e insipido, ad Alessandro Baricco, che molti ritengono sopravvalutato, a Pierdomenico Baccalario, che per me è stato una piacevolissima sorpresa.
Ed è stato proprio quest'ultimo ad avermi fatto pensare di più. Cyboria, romanzo di avventura per ragazzini, è molto di più. E' stato scritto con grande coscienza e con estrema intelligenza. Certo, non l'ho ancora letto, però dalle parole dell'autore tutto questo traspariva in quantità.

Io, sono fatto per fare lo scrittore? Ne ho le capacità? Sono abbastanza intelligente? Abbastanza coraggioso? Non lo so... però, io sento la necessità di scrivere quelle storie che ho in testa, ne sento il bisogno. Se non altro per il semplice desiderio di farle uscire dal cervello e non averle più continuamente in testa. Se poi queste cose vedranno la luce della pubblicazione, poco importa. Troverò altri metodi.

Detto questo, ho deciso che posso solo proseguire con la stesura di Boah. Non c'è altra storia, nel mio cuore, che scalpiti tanto per uscire. Lucio sarà messo da parte. Tutto sarà messo da parte. So che Boah è la cosa più 'intelligente' che io possa scrivere in questo momento. Mi son perfino messo a studiacchiare qualcosa per affrontarla al meglio, ad armi pari.
Boah, dalla fiera del libro, è più presente che mai.


Ed eccomi di ritorno da quel di Torino... ah! Ho passato solo due giorni al Salone, ma sono stati due giorni davvero intensi. Ho visto molti libri, molte cose, molti autori... davvero tutto meraviglioso! Anche la stanchezza ai piedi! O__O
Vorrei, per prima cosa, fare due ringraziamenti. Il primo alla grandine che, pur essendosi abbattuta in quantità sulla mia macchina mentre stavo espugnando la città piemontese, non ha fatto alcun danno.
Il secondo, più serio, a Francesca Resta. Incontrarti è stato un vero piacere. Vedersi fuori dal web mi fa sempre uno strano effetto, ma tu ti sei dimostrata gentile e solare come ti immaginavo. Mi spiace solo non averti potuto re-incontrare di sabato... :(
Mi spiace anche di non aver incontrato Luca Azzolini e M.P. Black, ma davvero sabato è stato infernale, super impegnato, e io e la mia ragazza eravamo mezzi azzoppati per via del giorno prima...

Ma veniamo al dunque. Per me il Salone del libro porta sicuramente agli acquisti che sono stati diversi da quelli previsti e più contenuti:
- Il fuoco della fenice, Luca azzolini
- Prodigium. L'acropoli delle ombre, Francesco Falconi
- Il sentiero di legno e sangue, Luca Tarenzi
- Alice nel paese della vaporità, Francesco Dimitri
- Cyboria, Pierdomenico Baccalario
- Bambini nel bosco, Beatrice Masini
- Tutti i figli di Dio danzano, Haruki Murakami
- Le intermittenze della morte, José Saramago
- Gli eredi della sconfitta, Kiran Desai
- un saggio sui miti in Europa... o qualcosa del genere...

più due regali:
- Buio, Elena P. Melodia
- Sorry, Drvenkar Zoran

E poi, Torino è anche molti incontri, e io ho visto i seguenti... se riesco a ricordarmeli tutti:
- Nadifa Mohamed
- Yazbec Samar
- Kiran Desai
- Pierdomenico Baccalario
- Davide Longo con Daria Bignardi
- Melania G. Mazzucco, Neri Marcorè, Diego De Silva e Fabio Stassi
- Alessandro D'Avenia
- Il mondo di Tagore Reba Som
- Anuradha Roy
- Alessandro Baricco
- Tarun Tejpal
e mi sembra di non aver dimenticato nulla...

Praticamente un Salone ricco di cose, davvero divertente, sfiancante, illuminante. Spero di poterlo ripetere l'anno prossimo.


Se c'è una canzone che in questi giorni mi piace particolarmente, questa è Hearts don't lie di Gabriella Cilmi, una canzone che mi mette energia e tanta allegria! In più, questa mattina c'è il sole!
Ora vado a ballare... almeno nei pensieri...


Domenica (o era sabato?) è nato Lucio. E' stato un parto indolore ed estremamente rapido, anche grazie all'aiuto della mia ragazza. In 24 ore avevo la sua storia e tutti i personaggi più importanti.
C'è sempre l'interazione tra una persona e un cane, quindi potrei quasi considerarlo figlio de La Sogneria, visto anche i lettori a cui si rivolgerà. Però c'è un elemento nuovo per me: la mitologia. Vorrei utilizzarla in maniera particolare, però mi pongo comunque delle domane: posso usare i miti? Anche se in questo periodo sembrano essere più presenti del solito?
Mah! Comunque sia, la storia così è nata e così finirà, credo.


Sabato sera sono andato a vedere questo film:


Mi è piaciuto molto e, avendo letto le molte critiche negative, giungo alla conclusione che io, di cinema, non ne capisco proprio nulla, ma vabbè...

La storia è quella di Ipazia, filosofa, matematica e astronoma di Alessandria d'Egitto che vede, di fatto, il fondamentalismo religioso (quello cristiano, in questo caso) prendere il sopravvento sulla ragione e sulla pace, portando la città in una sorta di guerra civile che, alla fine, berrà anche il sangue della protagonista.
Cinematograficamente parlando, ho trovato Agora molto buono (per quel che io ne posso capire). Rachel Weisz è un'attrice che io adoro, la fotografia, le scene... qualcosa di veramente mozzafiato. Le riprese, che ogni tanto si allontanano da Alessandria per inquadrare il cosmo, quasi a volerci dire: 'come osate perdere tempo in insulse battaglie, quando non siete altro che una minima parte di un creato così stpefacente?' sono magnifiche. Praticamente, mi è piaciuto tutto.

Questo film mi ha dato poi l'occasione di pensare ancora una volta agli assolutismi. Io odio gli assolutismi. Con tutto il cuore.
Perché se tu credi in Allah anche io devo crederci? Perché se io credo in Dio anche tu devi farlo? E questo avviene anche in contesti molto più 'stupidi'!
Perché se a te non è piaciuto quel libro non deve piacere neanche a me? Perché se tu ritieni quel film una ciofeca, anche io lo devo ritenere tale?
Io credo nella libertà di parola, espressione, culto. Credo che ognuno sia libero di pensarla come vuole e tutti possono anche cercare di convincermi della propria ragione, ma NESSUNO, e dico NESSUNO, ha il diritto di imporre idee a qualcun'altro.
Il fondamentalismo religioso, poi, non fa altro che creare problemi e tensioni. Uccidere in nome di un dio è una sciocchezza apocalittica che non riesco a mandar giù.

Guardo le stelle, che da dove abito io si vedono ancora stupendamente bene, e mi chiedo perché siamo tanto sciocchi...


Qualche tempo fa mi sono ritrovato a pensare alla classifica dei miei libri preferiti e mi sono accorto che non riuscirei a stilarla perché... beh, è complicato paragonare determinati libri, determinati sentimenti che mi legano a questi libri, ecc.

Poi, ho pensato che mi piacerebbe molto sapere quali sono i vostri libri preferiti, perché dai conisgli degli altri c'è sempre da imparare e da scoprire.
Con l'imminente salone del libro di Torino, ho deciso quindi di postare qui una lista di testi. Questi volumi sono quelli che, scorrendo le mie letture su aNobii, mi sento di consigliare, perché sono libri che mi hanno davvero colpito in un modo o nell'altro. Potrei dire che questi sono i miei libri preferiti!
Se vi capita l'occasione, leggeteli, che poi potremo commentarli assieme.

Ma! C'è un ma. Se volete usufruire dei miei consigli, voi dovete dirmi i vostri libri preferiti, quelli che, tra le letture fatte, conisgliereste. Se volete, stilate una lista in risposta a questo post, così, a Torino, magari ci scappa qualche acquisto in più! ;)

- Alice nel paese delle meraviglie/Al di là dello specchio, Lewis Carroll
- Il diario di Adamo ed Eva, Mark Twain
- Pan, Francesco Dimitri
- Queste oscure materie, Philip Pullman
- Cime tempestose, Emily Bronte
- Orgoglio e pregiudizio, Jane Austen
- Le avventure di Huckleberry Finn, Mark Twain
- Una stanza tutta per sé, Virginia Woolf
- L'ultima amante di Hachiko, Banana Yoshimoto
- Neve, Maxene Fermine
- la saga di Avalon (ma nei volumi: Le querce di Albion, La signora di Avalon, Le nebbie di Avalon), Marion Zimmer Bradley
- Romeo e Giulietta, Shakespeare
- Teoria e pratica di ogni cosa, Marisha Pessl
- Ogni cosa è illuminata, Jonathan Safran Foer
- Nube di passeri, Takashi Matsuoka (e seguito, ovvero La profezia della dama Shizuka)
- Il petalo cremisi e il bianco, Michel Faber
- Gita al faro, Virginia Woolf



Non so bene cosa dire su questo romanzo perché vorrei esprimere molte cose ma, come al solito, non mi sento in grado di farlo. E quindi? E quindi cercherò di raccimolare qualche idea che mi è venuta e che mi viene ora senza risultare troppo caotico.

Caino merita sicuramente di essere letto, anche solo per il semplice fatto che la scrittura di Saramago è davvero capace, diretta, ben calibrata e perfettamente in grado di veicolare la storia. Su questo non c'è dubbio.
La storia, poi, è la rivisitazione, se così posso chiamarla, della storia di Caino che diventa, successivamente all'uccisione di Abele, una sorta di viaggiatore del tempo, riuscendo così ad assistere ad alcuni importanti avvenimenti citati nell'Antico Testamento.
Lo sguardo di Caino è pieno di domande sulla bontà di Dio e sul suo operato, domande a cui risponde ritenendo Dio ingiusto e sanguinario. Le avventure che lui affronta da protagonista in questo romanzo sono essenzialmente volte a mostrare la natura della divinità e quella dell'uomo.
Credo che il tutto possa essere ben riassunto dalla quarta di copertina: "Dio non capisce l'uomo e l'uomo non capisce Dio."
Tutto è narrato con grande ironia e nella lettura ho alternato grandi sorrisi a grandi pensieri. Non c'è dubbio che Saramago sappia come far muovere le rotelline dei nostri cervelli.

Su aNobbi, però, non ho messo il massimo delle stelline. Non sono ancora del tutto sicuro se una giusta valutazione sia 5 o 4... ma alla fine ho messo 4 perché, al di là della storia di Lilith (che ho davvero amato molto) e dell'arca, le altre sono più che altro accennate e, a mio parere, un po' troppo frettolose nel loro svolgersi. Credo che qualche pagina in più avrebbe reso il tutto in maniera leggermente migliore.

Devo aggiungere delle cose, però...
Prima di mettermi a scrivere questo post, sono andato a spulciare i commenti al libro, e questo mi ha creato più dubbi che il libro.
Cioè, dopo averlo letto, io dovrei non credere più in Dio, o dovrei credere che Dio è crudele, insensato?
Saramago può fare la rivisitazione che vuole, e visto che da quel che capisco è ateo, ben potevo prevedere la direzione che voleva affrontare. Ammetto anche che il suo racconto mi è piaciuto davvero molto. In generale, mi piacciono le rivisitazioni bibliche, ho per esempio adorato Il diario di Adamo ed Eva di Twain. Però... leggo i commenti in cui si dice che Saramgo fa ben capire l'inutilità della fede e cose del genere e allora penso: 'è davvero così?' Perché, se proprio vogliamo, io credo che certi episodi biblici siano stati presi in maniera piuttosto 'comoda', nel senso che non funzionava esattamente così, o in quel senso.

Questo libro lo ritengo molto bello perché mi fa pensare alla dualità delle persone, della natura umana e anche di quella divina. Credo che le incomprensioni tra noi e Dio siano cosa ovvia, reale e comlicata. Ragiono sul libero arbitrio, e ancora non capisco se è un bene o un male. Rifletto sul divino... Questo, a mio avviso, è un buon libro perché fa pensare, ma credo che un ateo resterà tale proprio come un cristiano resterà cristiano.

Sono però concorde con chi afferma che siamo tutti figli di Caino. Siamo tutti buoni e cattivi, insieme.

Credo che in queste pagine ci siano molte cose su cui riflettere...



Questo libro, lo ammetto, l'ho preso con lo scopo di verificare il lavoro della Casa Editrice Aurea, ossia l'editore de La Sogneria. Quindi dico subito di averlo letto ponendo attenzione a certi particolari, rispetto ad altri libri che sono passati per il mio comodino.

La trama, è la seguente:
Yassir,un giovane pittore iraniano, è arrestato per aver dipinto un quadro raffigurante una donna nuda. L’accusa è di aver prodotto materiale pornografico, reato per cui in Iran è prevista la pena di morte. L’uomo in prigione conoscerà Omar, detenuto perché omosessuale, fra i due nascerà un'amicizia molto forte che porterà a dei risvolti inaspettati.

Nel complesso, il romanzo è piuttosto buono. La storia è, purtroppo, attuale ed è impossibile non correre immediatamente col pensiero ai fatti di cui sentiamo ogni giorno. La brevità del testo (60 pagine), poi, rende il tutto meno pesante, perché una storia del genere, se troppo lunga, può davvero essere un macigno.
Mi è piaciuto molto l'idea di raccontare gli episodi attraverso la pittura di un quadro, davvero un'idea molto bella secondo me. Praticamente, ogni volta che il rpotagonista dipingeva un quadro, Yassir viveva una storia realmente successa. Un trvata molto intelligente!
Il tutto è ben scritto e l'unica osservazione che potrei fare all'autore, ed esclusivamente per un gusto personale, è che in alcune parti, specialmente all'inizio, si sente la forte contrarietà che Boriello prova nei confronti di alcune leggi/azioni. Per mio gusto personalissimo, ripeto, preferirei che il tutto fosse meno palese, per quanto giusto possa essere.

MA, esiste anche una parte più dolente. Il romanzo presenta troppi refusi. Magari è solo una mia impressione perché, essendo che la mia creaturina uscirà con questo marchio, ho analizzato con più cura il tutto, però ho trovato troppe dimenticanze. E non parlo di problemi di editing, ma di semplice correzione bozze.
'D' eufoniche, alcuni errrori di punteggiatura e molti refusi della serie 'così' senza accento et simila. Praticamente, tutte cosette evitabili ma che, nel lettore, possono fare cattiva impressione.

Ripeto, però, che il testo è buono e utile per riflettere su determinate cose. Quindi complimenti all'autore.


Appena dopo il Wunderkind mi sono letto questo Metafisica dei tubi, o meglio, ho finito di leggere Métaphysique des tubes (perché l'ho letto in lingua originale).
Primo libro di Amélie Nothomb che leggo, di certo non l'ultimo, e che mi ha davvero conquistato.
Ma ecco la trama che riporta IBS:
Un romanzo in cui l'autrice ripercorre i suoi primissimi anni di vita. Una bambina nata in Giappone da una famiglia belga, il suo passaggio da "tubo" con tre sole occupazioni, immobile e onnipotente quanto Dio, a creatura collerica e urlante, infine a essere umano che scopre la propria capacità di articolare pensieri e frasi. Una autobiografia che parla del primo impatto con la vita e dell'attrazione della morte, della scoperta del linguaggio e della bellezza della menzogna.
Certo, questo è un sunto un po' striminzito, ma a grandi linee ci siamo.
La lettura è piacevole perché fa riflettere, ma lo fa con grande ironia e grande perspicacia. E' una lettura semplice, ma allo stesso tempo impegnata, che diverte dalla prima all'ultima pagina.
Personalmente, ho adorato l'incontro della piccola Amélie con la cioccolata, momento di vero piacere.
Il piacere è una meraviglia che mi insegna che io sono io. Io sono la sede del piacere. Io sono il piacere: goni volta che ci sarà il piacere, ci sarò io.
E ancora...
Il piacere approfittò dell'occasione per dare un nome al suo strumento: lo chiamò io, ed è un nome che ho mantenuto.

Per non parlare della parte in cui chiama le tre carpe Gesù, Giuseppe e Maria... troppo divertente.

In somma, una lettura che consiglio. Vi ruberà solo qualche ora e vi darà grandi soddisfazioni.



Se devo parlare del Wunderkind, i primi due aggettivi che mi saltano in mente sono onirico e caotico. Sì, perché la storia che esce dalla penna di D'Andrea ricorda i sogni e, soprattutto, gli incubi, e perché, almeno parzialmente, la linearità lascia spazio al caos.
Se poi, però, devo parlare solamente de La rosa e i tre chiodi, ovvero del secondo volume della trilogia del Wunderkind, allora mi viene da pensare a meraviglia. Tutto è meraviglia in questo Wunderkind 2, tutto! Anche il sangue, il dolore (e di sangue e dolore ce n'è parecchio!)... tutto è meraviglia.
Credo che questo secondo volume sia nettamente superiore al primo e l'ho trovato di una bellezza sconvolgente.
Il grande potere di G.L. è l'evocazione, qui a grandissimi livelli. Leggendo il libro mi ritrovo a vedere scene bellissime, strazianti, esaltanti... ma le vedo! Non le sto leggendo, le vedo! Le creature che l'autore porta alla vita, come la bella Lucylle, i luoghi a cui si accenna, la stessa nascita del Wunderkind! Davvero, le scene di inaudita bellezza sono molte, ed è questa la cosa che più mi ha colpito. L'universo inventato dall'autore è strabiliante e sconvolgente; lo reputo uno dei maggiori punti di forza dell'opera.
Poi, passando alla storia, qualcosa di nuovo si scopre, qualcosa rimane tutt'ora nascosto. Non ho ancora ben capito cosa sia il Wunderkind, per esempio, se non che è Destino, e il destino non può essere ucciso. Poi, si scopre che tutto ha un prezzo, che tutto è in vendita, e questo è davvero inquietante e attuale.

Seguire le vicende che si susseguono nel Wunderkind è complesso, ma fantastico. Se il primo volume ti lascia un po' stranito, questo secondo ti lascia ammaliato. Non potevo smettere di leggere, dovevo continuare, continuare... e avrei voluto continuare anche dopo l'ultima pagina, scoprire cosa accadeva dopo, chi ci sarebbe stato dopo, andare oltre il Mare...

Davvero, questo libro mi ha esaltato!

Rileggendo le parole che ho scritto, poi, mi rendo conto di aver detto tutto e niente, però, davvero, questo libro mi ha lasciato molte immagini e molte emozioni e molto caos...
Complimenti a G.L., grazie per questo bel regalo.

Ora si attende con molta ansia il W3.