La Ragazzaocchidoro emerse dal bosco perché aveva fame.
Per prima cosa fuoriuscì la sua testa, facendola quasi sembrare un fungo, lì posata sul terreno. Si guardò attorno e vide i tronchi degli alberi e nient'altro. Ragazzaocchidoro decise di uscire completamente. Le spalle, subito seguite dal braccio destro col quale riuscì ad estrarre anche il sinistro. Infine, con una bella spinta, si ritrovò intera sul sentiero umido.
Era nuda. Temendamente pallida, quasi traslucida. Capelli color dell'argento le arrivavano al petto, risplendendo sotto i tenui raggi solari. Le labbra erano secche e biancastre, gli zigomi sporgenti. I capezzoli, due punte irrigidite sui piccoli seni, puntavano verso la radura.
Ragazzaocchidoro si mosse, prima sbilanciandosi in avanti, poi acquistando equilibrio sempre maggiore. La gravità non c'era da dove veniva lei. Avanzò seguendo l'istinto e il profumo caldo della carne viva.
Nella radura c'era una bambina, una bambina con una mantellina rossa. L'odore del sangue si sentivà fin lì; scorreva impetuoso nella piccola.

La bambina con la mantella rossa si chiamava Vermiglia, un nome assai inusuale e, di certo, poco adatto ad un essere umano. I suoi genitori avevano optato per quella scelta a causa della loro passione per l'arte pittorica e, in particolare, per 'La Morte della Vergine', quadro del Caravaggio in cui il rosso domina gli altri colori. Per colpa di un nome poco convenzionale, Vermiglia si trovava nel bosco. A scuola, i compagni la prendevano in giro e, fuori da scuola... beh, il paese era piccolo e fuori da scuola non c'era nessuno. Tutti i bambini che poteva conoscere li conosceva già, e non le piacevano. Ecco perché il bosco era un posto ideale per passare il tempo: era 'vuoto'. Vermiglia stava giocando con una palla che non c'era, assieme ad un essere che non c'era e che di nome faceva Oltremare (con quel nome, di certo non l'avrebbe potuta prendere in giro!), quando un rumore diverso da quello del vento la fece voltare. Sul limitare della radura, una donna nuda la stava fissando. La bambina, per la sopresa, fece cadere la palla che non c'era e Oltremare si lamentò in un linguaggio che non esisteva. La donna piegò la testa di lato, come un gatto.
"Sa-salve..." azzardò Vermiglia.
"Sa-sarrrrr..." rispose la donna.
"Non ha freddo?"
"No frrrrr..."
"Come, scusi?"
"Com scrrrr..."
"E' una signora straniera? Non capisce bene la lingua?"
Ragazzaocchidoro, stanca di quei versi incomprensibili, fece qualche passo verso la ragazzina. L'erba verde era meno dolorosa della terra marrone. "Lei come si chiama?" chiese la bambina, pentendosi subito di averle offerto, su di un piatto d'argento, la possibilità di girare la domanda verso di lei. La donna avanzò ancora e si accucciò ai piedi di Vermiglia. Piegò nuovamente la testa. Aveva grandi occhi color del miele e muoveva il naso come se stesse annusando l'aria.
"Ha bisogno di aiuto?" Ragazzaocchidoro le prese una mano e la leccò. La sua lingua era straordinariamente ruvida.
"Perché fa così, signora?"
Ragazzaocchidoro non rispose alla bambina ma la sua mano, come un ragno, usando le lunche e gelide dita come zampe, risalì il braccio fino alla spalla. Sotto i polpastrelli, il flusso di sangue vibrava. Se chiudeva gli occhi, Ragazzaocchidoro riusciva a percepire le vene, i legamenti, i muscoli e le ossa.
"Signora?" chiese titubante Vermiglia.
La creatura finse di non sentirla e le conficcò le unghie affilate nella carne. Vermiglia urlò. Vermiglia iniziò perfino a piangere perché quella 'donna' non sembrava affato simpatica e perché il bosco era vuoto. Vermiglia allungò la manina libera e cercò di spingere via l'assalitrice. Oltremare era sparito, portando con sé la palla invisibile.
Ragazzaocchidoro, affamata, incurante della paura che faceva divincolare il suo pasto, tirò con forza e, senza imprecisioni, il braccio della bambina si staccò dal resto. Vermiglia svenne e sangue scarlatto prese a zampillare sui vestiti e sul prato, tingendo tutto del colore della mantellina.
La donna prese a nutrirsi del succo vitale. Ne trangugiò in quantità, imbrattandosi d'amaranto.
Quando Ragazzaocchidoro si ritirò, la bambina era un angelo e la sua aureola era fatta di sangue. Non era la Vergine del Caravaggio, ma era sicuramente morta e il rosso, indubbiamente, la faceva da padrone.

Ragazzaocchidoro attraversò il bosco. La pelle, rosata dopo il pasto, sembrava ora più umana. Seguì il sentiero e superò gli alberi. Appena oltre un fiume d'asfalto, delle case attendevano. Il profumo del sangue era forte come non mai e la inebriava. Sembrava un buon posto per fermarsi qualche tempo. Lì, il cibo non sarebbe di certo mancato.

Ecco, Ragazzaocchidoro ha concluso la sua prima uscita pubblica. Non sarà l'ultima, ma passerà un po' di tempo prima di poterla rivedere. Tra l'altro, ieri sera mi ha anche rivelato che tipo di creatura lei sia, e mi ha subito affascinato.


La Ragazzaocchidoro emerse dal bosco perché aveva fame.
Per prima cosa fuoriuscì la sua testa, facendola quasi sembrare un fungo, lì posata sul terreno. Si guardò attorno e vide i tronchi degli alberi e nient'altro. Ragazzaocchidoro decise di uscire completamente. Le spalle, subito seguite dal braccio destro col quale riuscì ad estrarre anche il sinistro. Infine, con una bella spinta, si ritrovò intera sul sentiero umido.
Era nuda. Temendamente pallida, quasi traslucida. Capelli color dell'argento le arrivavano al petto, risplendendo sotto i tenui raggi solari. Le labbra erano secche e biancastre, gli zigomi sporgenti. I capezzoli, due punte irrigidite sui piccoli seni, puntavano verso la radura.
Ragazzaocchidoro si mosse, prima sbilanciandosi in avanti, poi acquistando equilibrio sempre maggiore. La gravità non c'era da dove veniva lei. Avanzò seguendo l'istinto e il profumo caldo della carne viva.
Nella radura c'era una bambina, una bambina con una mantellina rossa. L'odore del sangue si sentivà fin lì; scorreva impetuoso nella piccola.

La bambina con la mantella rossa si chiamava Vermiglia, un nome assai inusuale e, di certo, poco adatto ad un essere umano. I suoi genitori avevano optato per quella scelta a causa della loro passione per l'arte pittorica e, in particolare, per 'La Morte della Vergine', quadro del Caravaggio in cui il rosso domina gli altri colori.
Per colpa di un nome poco convenzionale, Vermiglia si trovava nel bosco. A scuola, i compagni la prendevano in giro e, fuori da scuola... beh, il paese era piccolo e fuori da scuola non c'era nessuno. Tutti i bambini che poteva conoscere li conosceva già, e non le piacevano. Ecco perché il bosco era un posto ideale per passare il tempo: era 'vuoto'.
Vermiglia stava giocando con una palla che non c'era, assieme ad un essere che non c'era e che di nome faceva Oltremare (con quel nome, di certo non l'avrebbe potuta prendere in giro!), quando un rumore diverso da quello del vento la fece voltare. Sul limitare della radura, una donna nuda la stava fissando. La bambina, per la sopresa, fece cadere la palla che non c'era e Oltremare si lamentò in un linguaggio che non esisteva. La donna piegò la testa di lato, come un gatto.
"Sa-salve..." azzardò Vermiglia.
"Sa-sarrrrr..." rispose la donna.
"Non ha freddo?"
"No frrrrr..."
"Come, scusi?"
"Com scrrrr..."
"E' una signora straniera? Non capisce bene la lingua?"
Ragazzaocchidoro, stanca di quei versi incomprensibili, fece qualche passo verso la ragazzina. L'erba verde era meno dolorosa della terra marrone.
"Lei come si chiama?" chiese la bambina, pentendosi subito di averle offerto, su di un piatto d'argento, la possibilità di girare la domanda verso di lei.
La donna avanzò ancora e si accucciò ai piedi di Vermiglia. Piegò nuovamente la testa. Aveva grandi occhi color del miele e muoveva il naso come se stesse annusando l'aria.
"Ha bisogno di aiuto?"
Ragazzaocchidoro le prese una mano e la leccò. La sua lingua era straordinariamente ruvida.
"Perché fa così, signora?"


Mi spiace, non riesco a starmene zitto. Ho letto alcune cose che mi fanno chiedere: non stiamo forse analizzando troppo?
E poi mi chiedo anche: visto che vogliamo tanto analizzare, lo stiamo davvero facendo nel modo giusto?

Centro del discorso sono alcune critiche di sessismo fatte dal magazine americano Ms, se non sbaglio, a Toy Story 3.
La prima accusa riguarda il rapporto (numerico) tra protagonisti maschili e femminili del film, ossia: ci sono troppi maschi. Ora, non vorrei sbagliarmi, ma il proprietario di tali giochi non era un maschietto? Da quel che mi ricordo io, sì, e da quel che mi ricordo io è normale che un maschietto abbia giochi da maschietto, ossia cowboy, ranger spaziali e via dicendo. Quali personaggi femminili dovrebbe avere? Bah!
La seconda accusa parla di una cattiva raffigurazione della figura femminile: la mamma bisbetica e la Barbie emotiva. Anche qui, stiamo parlando di un cartone. Io credo sia normale, per un bambino, ritenere i propri genitori un po' bisbetici, nel senso che è ovvio che un genitore sia un po' apprensivo e che il bambino veda le restrizioni come atti senza senso. E poi, la Barbie... da che mondo e mondo la Barbie è LO stereotipo della donna finta, bella e oca. Il mondo di Barbie è una sorta di mondo hollywoodiano, cinematografico: è bella, circondata dal bello. Così com'è stereotipo un cowboy, a mio avviso.
Ultima accusa è la 'Gayezza' di Ken. Per quanto sia maschio, Ken non era un giocattolo per bambine? Forse mi sbaglierò, ma il suo scopo è far divertire le bambine e non i bambini. Io non credo si volesse offendere i gay o le donne o cosa... a parer mio stanno prendendo in giro gli stereotipi che sono stati creati dai giocattoli stessi e non certo dalla mente dello sceneggiatore. il film prende in giro una realtà che gia esiste, non ne inventa una standardizzata tutta sua.

Secondo me siamo creature il cui scopo nella vita è criticare, basta. Rilassarsi no?


Della serie 'anch'io studio, ogni tanto', sto leggendo alcuni libri per ragazzi/bambini, giusto per capire come funzionano le cose in quella branchia della letteratura.
Qualche tempo fa avevo letto il primo di Ulysses Moore, mentre ieri ho finito il primo volume de I gialli di vicolo Voltaire, di Baccalario e Gatti, ossia Un bicchiere di veleno.

Ho trovato questo libro molto carino. Credo sia un po' 'lento' nei primi capitoli, ma poi si riprende con brio e si resta incollati come in un bel giallo d'autore.
Poi, però, sono andato su aNobii per metterlo tra i letti e, siccome io sono maniaco e volevo assegnargli delle stelline, mi sono trovato in difficoltà. Che voto dargli? Probabilmente dovrei cercare di valutarla come un bambino di 9/10 anni? O forse dovrei valutarlo secondo il mio punto di vista? Boh. Per il momento ho lasciato senza stellette.
Se dovessi assegnare un 'punteggio', io 24enne direi 3 su 5. Il mio 3 non è però 'Così così' come dice aNobii (sì, lo so, faccio a modo mio), ma significa qualcosa di meglio. Però, se fossi bambino, probabilmente darei 4 su 5... boh, ci devo riflettere!


Sabato sera mi sono guardato Amabili resti.
No, non ho mai letto il libro da cui questo film è tratto (che tra l'altro ha un titolo stupendo, a mio avviso), però trailer e trama mi avevano catturato e Rachel Weisz è un'attrice che ammiro molto, per quanto poco possa esserci, poi, nel film.



Cosa dire? Che mi è piaciuto. E che mi ha lasciato molta tristezza.
Sono molto spaventato dalla morte. O meglio, sono molto spaventato da quello che la morte comporta, e cioè il distaccamento dalle persone cui voglio bene davvero. Quand'ero un po' più giovane, l'unica cosa della morte a spaventarmi era una possibile morte dolorosa. Io ho il terrore del dolore! Ora, questo è forse il punto che mi tocca meno.
Tento continuamente di esorcizzare la morte nei miei scritti, me ne rendo perfettamente conto. E c'è una storia che vorrei proprio raccontare, in cui la morte è davvero la padrona della scena, pur essendo un personaggio che compare pochissimo. Nella mia testa si è sempre intitolata I morti, ma probabilmente alla fine sarà più un qualcosa tipo La mela e la morte (giusto perché le mele sono un altro mio osso duro). Mi rendo anche conto che questa storia, però, per come la penso io, sarebbe probabilmente vista come una storia per ragazzini... e allora io mi chiedo: come posso scrivere questa storia rivolgendomi a dei ragazzini? Ci devo riflettere, però ci sono momenti come questo in cui alla morte penso molto e in cui questa storia brama per uscire... non so mai cosa fare.


No. Non sono fatto per i lavori (scrittevoli) forzati.

Ieri sera ho finito di scrivere il copione della storia per il Grest del mio paese e, lo devo ammettere, ho tirato un grosso sospiro di sollievo.
Subito parto esaltato. Mi piace inventare la storia, i personaggi, pensare a come verrà recitata... però poi è una gran faticaccia. Devo stare dentro a dei tempi (cosa assai spinosa per me), devo tener presente che le cose devono essere umanamente fattibile, devo tener conto del fatto che la maggior parte delle persone che assisteranno alla messa in scena saranno bambini delle elementari...
Lo ri-preciso, la cosa mi piace molto. Adoro scrivere queste cose, anche perché dopo è bellissimo vedere vivire il tutto... però sono le ristrettezze che, un po', mi scombussolano. Io devo avere i miei tempi, i miei pensieri per poter fare le cose al meglio.
Comunque è fatta, e non è andata male.

Ora posso ritornare a Boah, che da qualche tempo giace un po' abbandonata per via dell'avvicinarsi dell'inizio Grest (lunedì). Non vedo l'ora!


La Ragazzaocchidoro emerse dal bosco perché aveva fame.
Per prima cosa fuoriuscì la sua testa, facendola quasi sembrare un fungo, lì posata sul terreno. Si guardò attorno e vide i tronchi degli alberi e nient'altro. Ragazzaocchidoro decise di uscire completamente. Le spalle, subito seguite dal braccio destro col quale riuscì ad estrarre anche il sinistro. Infine, con una bella spinta, si ritrovò intera sul sentiero umido.
Era nuda. Temendamente pallida, quasi traslucida. Capelli color dell'argento le arrivavano al petto, risplendendo sotto i tenui raggi solari. Le labbra erano secche e biancastre, gli zigomi sporgenti. I capezzoli, due punte irrigidite sui piccoli seni, puntavano verso la radura.
Ragazzaocchidoro si mosse, prima sbilanciandosi in avanti, poi acquistando equilibrio sempre maggiore. La gravità non c'era da dove veniva lei. Avanzò seguendo l'istinto e il profumo caldo della carne viva.
Nella radura c'era una bambina, una bambina con una mantellina rossa. L'odore del sangue si sentivà fin lì; scorreva impetuoso nella piccola.
Perché posto questo pezzetto? Non lo so.
Ragazzaocchidoro è nata qualche giorno fa, e non so ancora cosa farmene di preciso. Forse la inserirò in Boah, forse avrà vita propria. Di sicuro mi piace molto.


Come potete notare dalla mia libreria su aNobii, sto leggendo IT. Lo avevo già iniziato a gennaio e dopo un 300 pagine avevo mollato. Non perché non fosse bello, ma io ho sempre il desiderio di passare al libro successivo, a quello dopo e a quello dopo ancora, e IT, invece, porta via moooolto tempo.
Ora l'ho ripreso in mano. Subito ero partito con l'idea di leggere due libri contemporaneamente, così spezzavo questo mattonazzo, ma poi ho deciso che no, IT vuole essere letto da solo.

Sono quasi a metà.
Ci sono alcuni momenti, mentre leggo alla sera, nella mia cameretta poco illuminata e mentre le parole tessono scene particolari, in cui un po' di paura mi prende. Io sono un fifone, lo so, però il riuscire a creare paura con le parole lo trovo meraviglioso.
Poi, questo è il primo libro di King che leggo.
E' un libro scritto divinamente. Il Re è di una prolissità spaventosa, ma per nulla pesante. Parte da Adamo ed Eva, ma neanche te ne accorgi. Magnifico.
Ne riparlerò a lettura ultimata.

E poi c'è la dedica iniziale, fatta ai suoi figli, che si conclude con:
Ragazzi, il romanzesco è la verità dentro la bugia, e la verità di questo romanzo è semplice: la magia esiste.
WOW!!!



Ieri ho visto, per la prima volta, Lilo e Stitch, un bellissimo film Disney, a tratti triste e a tratti immensamente divertente! Vedetevelo se volete passare un'oretta in allegria.
L'unico problema è che ora voglio uno Stitch anch'io!!! Lo troverò al canile del mio paese???




Questa è una storia d'amore, ed è una storia d'amore fantastica! E con fantastica intendo fantastica in qualsiasi senso.
La trama:
Quando Henry incontra Clare, lui ha ventott'anni e lei venti. Lui non ha mai visto lei, lei conosce lui da quando ha sei anni... Potrebbe iniziare così questo libro, racconto di un'intensa storia d'amore, raccontata da due voci che si alternano e si confrontano. Si costruisce così sotto gli occhi del lettore la vita di una coppia e poi di una famiglia cosparsa di gioie e di tragedie, sempre sotto la minaccia di qualcosa che nessuno dei due può prevenire o controllare.
Questo libro mi è piaciuto molto. E' inutile girarci attorno, è una storia scritta davvero bene, i cui personaggi sono costruiti con maestria e non possono fare a meno di toccarti. Impossibile non affezionarsi a Clare e a Henry. Impossibile non soffrire con loro, non sperare con loro.
Sia anche chiaro che questa, a mio avviso, è una storia d'amore comune, nel senso che il lato fantascientifico viene usato per raccontare il rapporto tra queste due persone, che però può essere il rapporto di tutte le coppie del mondo. Preoccupazioni, speranze, gioie e dolori... tutte cose che ogni coppia affronta.
Ve lo consiglio. E' davvero un ottimo libro. Originale e, allo stesso tempo, classico. Una grande storia d'amore dei nostri tempi.


La gentilezza è una cosa sempre più rara, o almeno questa è la mia impressione.
Non dovrebbe essere rara, però, specialmente tra quelle persone che lavorano a contatto col pubblico, per esempio negozianti, baristi, ecc. Non sempre è così, sfortunatamente.
Se poi spostiamo il discorso in ambito editoriale, spesso, quando si invia una qualche mail con delle domande ad una casa editrice, non si riceve risposta, o la si riceve, se si è particolarmente fortunati, o in grande ritardo o/e molto succinta. Attenzione! Non sto parlando di mail relative a manoscritti, ma di richeste che riguardano libri che loro vendono/venderanno in un prossimo futuro.
Ora, io capisco che hanno molte cose da fare, ma... forse sono io che sono strano e credo che un cliente, o possibile tale, vada anche un po' coccolato. Sono pretenzioso? Eh, forse sì.

Però, poi penso a Joanne Harris. Come penso ormai sappiate, curo anche Mendiants & Magie, un blog che riporta news e curiosità su questa meravigliosa scrittrice inglese e spesso mi ritrovo a dover chiedere cose a lei o a Garzanti.
Uso questo post per ringraziare pubblicamente, e di cuore, Joanne Harris e Anne Riley, la sua assistente, che mi rispondono in tempi brevi e accuratamente, sono sempre disponibilissime e gentili e calorose. E io ne rimango costantemente sorpreso. Cioè, stiamo parlando di una scrittrice tradotta in 40 paesi, che ha 12 milioni di lettori (secondo Garzanti), che ha scritto Chocolat, libro da cui è stato tratto un film che ha ricevuto nominations agli oscar... insomma, una persona che non crederesti mai così disponibile con me, povero lettore italiano.
Poi, magari nella vita è un'arpia, ma lei e Anne hanno sempre cercato di fare il possibile per le mie richieste.
Grazie.


Detto questo, da ieri, in Sala di lettura, potete leggere Circus. Racconto che nasce in risposta ad un contest che prevedeva l'uso dell'ambiente degli artisti di strada o itineranti. Un racconto molto difficile da scrivere di cui trovate ampie spiegazione in questo stesso blog.


E' una domanda che mi sorge spontanea dopo aver letto il post sul blog La vera editoria.
Ok, sarà che se le case editrici pubblicano solo robaccia sui vampiri è per colpa dei lettori che leggono solo robaccia sui vampiri. Sarà che siamo quattro ignorantoni e non riusciamo ad apprezzare la BUONA LETTERATURA (mi ci metto in mezzo anch'io perché, sì, diciamolo! Ho trovato carino Bianca come il latte, rossa come il sangue, leggo con piacere Paolini e pian piano mi voglio dedicare con attenzione alla Troisi). Sarà che (metteteci qualsiasi altra cosa, tanto tutto fa brodo).
Ma davvero i lettori dovrebbero essere educati? E' così orribile se le ragazzine leggono Twilight?
Boh! Uno non è libero di leggere quel cavolo che gli pare? Sta ammazzando qualcuno?
Non perdiamoci in stupidate. In Italia si legge molto poco, è cosa risaputa. Se qualcuno, invece di non leggere nulla, ma proprio nulla, si dedica ad un libro sui vampiri non è già un passo avanti? Io stesso odiavo leggere, proprio non ci riuscivo. Poi ho letto Ramses, un libro che è proprio una commercialata, però mi è piaciuto e ora sono tra quelli che vengono considerati lettori forti. Ora leggo la Woolf, Proust, Austen, ma anche Paolini, D'Avenia, Smith. C'è qualcosa di male?
Io penso che i lettori vadano incoraggiati, non educati. Posso consigliare un libro al mio vicino, ma non posso obbligarlo a leggere. Poi, se uno si appassiona alla lettura, prima o poi ci arriverà da sé a cosa è ottimo e a cosa non lo è.
Il lettore legge solo di vampiri la trovo una scusa bella e buona. Poi, magari mi sbaglio, non appartengo di certo al mondo editoriale, quindi... però, se investi un po' dei soldi guadagnati 'facilmente' coi vampiri in qualche libro DAVVERO BUONO che poi viene pubblicato anche con tiratura ridotta, non è già una cosa buona e giusta?
Mah, io ci capisco sempre meno!


Ieri mi sono messo ad ascoltare Norah Jones. Di suo avevo solo Feels like home, ma ora mi sono messo a ricostruire l'intera discografia e, come prima cosa, mi sono dedicato all'ascolto di The Fall (L'autunno o la caduta? Qui è stata volutamente ambigua). Cosa dire? Che l'ho trovata molto piacevole. La musica di Norah non è una musica che ascolterei ovunque e per cui, normalmente, impazzirei... però mi piace e mi porta su lidi creativi. Questo suo suono molto semplice e molto curato, la sua voce roca, mi rilassa e mi aiuta davvero molto nella scrittura. E poi, Chasing Pirates è troppo carina!


Sabato, mentre compravo Le mappe dei miei sogni, ho fatto una promessa: quest'anno comprerò solo i nuovi libri di Joanne Harris e Jacqueline Carey, nessun'altro.
Riuscirò a mantenere questo mio proposito? Non lo so, ma ci voglio tentare perché i miei scaffali traboccano di volumi praticamente intonsi. Sono almeno due centinaia i volumi che non ho ancora letto, quindi sarebbe il caso di dare una bella sfoltita.
Lo so, è una decisione dura, durissssssssima! :( Ma ne va del mio conto in banca.XD
Voi potete comunque continuare a darmi consigli di lettura, che io segno e tra compleanno e Natale qualcosa ci scappa! ;)
Mal che vada, c'è sempre la biblioteca... sigh!


En argot dans le texte

Eve adorait le soleil
et le soleil a doré Eve.
C'est pourquoi
dans la langue du plaisir
reluir veu dire jouir
et le dit.

Questa è una poesiola di Prévert che ho sempre adorato (tanto per stare in tema). Di base è una 'stupidata', perl quel gioco di parole iniziale mi ha sempre divertito. In italiano suona più o meno così.

Eva ha adorato il sole
e il sole ha dorato Eva.
E' per questo
che nella lingua del piacere
brillare vuol dire godere
e lo dice.

Adoro.


Oggi, in Sala di lettura, si può leggere Tramontando. E' un racconto davvero breve ed è il tipico esempio di come, una storia, può prendere la strada che più le aggrada.
In questo caso io avevo iniziato a scriverlo ma non sapevo bene dove andare a parare... poi, all'improvviso, i personaggi hanno deciso di manifestarsi in una determinata maniera e non ho potuto far altro che assecondarli.

Se volete, sapete dove andare a leggere...


Mi sembra sia stato D'Andrea GL a dire (scrivere), sul suo blog, una cosa del tipo: se vuoi davvero scrivere (e pubblicare, of course) dovresti leggerti quegli scrittori che davvero ammiri e chiederti cosa ti manca per arrivare al loro livello.
Ecco, più o meno ha detto una cosa del genere, o comunque il senso era questo.

Ora, ieri ho ripreso in mano La ricerca del tempo perduto (mi ero fermato a circa metà del secondo volume All'ombra delle fanciulle in fiore) e penso a Proust e a Virginia Woolf.
Se parliamo di scrittura (non di storia, trama), cosa mi manca per raggiungerli?
TUTTO, meglio se mi ritiro!

Cosa voglio dire con questo post? Boh! Me lo chiedo anch'io, ma credo che il succo sia: ci sono degli autori che so di non poter raggiungere. Lo so per certo.


Ho atteso questa Alice davvero con molta ansia. Perché? Beh, per prima cosa perché io adoro l'Alice originale e mi piace leggere/vedere delle re-invenzioni della storia di Carroll. Seconda cosa: l'Alice di Burton mi aveva deluso e attendevo di 'rifarmi la bocca'. E, last but not least, ho trovato Pan semplicemente geniale e Dimitri straordinariamente capace.

Quindi, come potete ben intuire, le aspettative erano davvero, ma davvero, elevate.

E queste aspettative? Sono state soddisfatte? Direi di... sì.

Premettiamo una cosa che in molti hanno gia detto: non è Pan. Pan raggiungeva dei livelli di magnificenza, per me, davvero importanti, livelli che Alice non riesce a sfiorare ma... ma...
Alice è una cosa ben diversa, o almeno questa è l'impressione che mi ha dato.
Lo stile di Dimitri è sempre di alto livello e la storia, beh, la storia è molto originale ed è nella storia che si ritrovano le genialità presenti anche nel lavoro precedente di Francesco.
Forse, e dico forse, la nota dolente che rende questo libro 'inferiore' al suo predecessore è che Alice è meno 'accattivante' di Pan, lavoro in cui si veniva veramente assorbiti dalle vicende dei personaggi, si veniva trascinati nell'incanto in maniera prepotente. Ecco, in Alice nel paese della vaporità questa cosa è più 'leggera' e forse tutto è un po' più 'confusionario', 'sfuocato', però credo anche che sia giusto così. La Steamland è confusione, allucinazione!

C'è però una cosa che mi ha davvero colpito in maniera più che positiva, e cioè la continuità con Pan. In Alice ci vengono spiegate altre cose sugli aspetti, si approfondisce la conoscenza dell'Altro... e, in un certo senso, ci viene presagito che sta succedendo qualcosa di VERAMENTE GRANDE là fuori. Di cosa sto parlando? Di uno scontro, un GRANDE SCONTRO! Che Dimitri ci accenna, che ad Alice viene accennato, ma che credo dovremo attendere per vedere.
Qui sta la genialità di Dimitri! Qualcosa, sotto, sta accadendo, e io sono davvero super curioso di capire cosa!
Alice pecca in 'potenza'? E allora? Ha molti altri pregi, davvero molti!
Dimitri resta, per me, una delle più belle penne italiane.


P.S. In Sala di lettura, gia da sabato, è possibile leggere la conclusione della Trilogia del peccato.


Ieri mi è arrivato questo libro:


Perché ve lo dico? Beh, essenzialmente perché è un libro che mi fa pensare ancora prima di iniziare a leggerlo e, in particolare, mi fa pensare alle pubblicazioni fantastiche che si fanno in Italia.
Lavinia ha tutte le carte in regola per essere un buon libro, eppure nel nostro paese non si hanno notizie su una sua eventuale pubblicazione, ma si preferisce puntare, per esempio, sui vampiri innamorati.

Se volessimo fare un sunto, potremmo dire che Ursula K Le Guin è considerata una delle migliori autrici di fantastico e fantascienza esistenti. Ha vinto talmente tanti premi che ricordarli sarebbe lungo e inutile. Ai più è nota per la saga di Earthsea e per La mano sinistra delle tenebre.
Passando poi direttamente a Lavinia, questo libro ha vinto il Locus Award come migliore romanzo fantasy del 2009, premio che, negli anni passati, è stato vinto da personaggi del calibro di Marion Zimmer Bradley, Neil Gaiman, George Martin e China Mieville. E' stato anche nominato per il premio come miglior romanzo fantasy ai Mythopoeic Awards, premi dati dalla Mytohpoeic Society, un'organizzazione che si occupa della diffusione e dello studio della letteratura fantastica.
Ovviamente, un premio e una nomination non bastano a fare un buon romanzo e nemmeno un'autrice di fama e indubbio talento basta, però ho come l'impressione che potrebbe sicuramente risultare migliore di un Il diario del vampiro 7052, per esempio...
Io credo che qualcuno dovrebbe pubblicare libri del genere in Italia. Come editore mi sentirei in dovere di farlo.
Comunque, se volete fare come me e leggervelo in lingua, vi lascio un abbozzo di trama, giusto per capire di cosa parla.
Lavinia è la figlia del re del Latium, un guerriero vittorioso che ama la pace. Lei è l'accompagnatrice più vicina al padre. Ora, in età da matrimonio, la madre di Lavinia favorisce il suo parente Re Turnus di Rutulia, un uomo bello, eroico, praticamente tutto quello che una ragazza dovrebbe volere. Ma Lavinia sogna Aeneas, un uomo di cui ha sentito parlare solo da un fantasma di un poeta, che le è apparso nel lugo sacro del dio e le ha raccontato il suo futuro, e il passato di Aeneas...
Se lei rifiuta di sposare Turnus, Lavania sa che provocherà una guerra, ma il suo destino è stato deciso nel momento in cui il poeta le è apparso in un sogno e le ha raccontato dell'avventuriero che è fuggito dalla caduta Troia, tenendo la mano di suo figlio e portando suo padre in schiena...


Niente di nuovo sotto il sole (o la pioggia, visto che il cielo non promette niente di buono oggi).
Vi segnalo solo che in Sala di lettura ho postato il secondo capitolo della Trilogia del peccato.
La terza e ultima parte tra due giorni!

Buona giornata a tutti!


Oggi, in Sala di lettura, potete leggere la prima parte de La trilogia del peccato, ovvero Origine nascosta.
Questo è, probabilmente, uno dei lavori a cui tengo di più. Lo trovo particolarmente riuscito e, come dicevo in qualche altro post, è una di quelle storie che è riuscita a trasporre su 'carta' esattamente quello che mi prefiggevo.

L'idea per Origine nascosta mi venne guardandoil trailer di Black Dahlia. In questo trailer c'era una bella musichetta e Scarlett Johansson in cima a delle scale. Da lì mi è partita l'immagine di questa donna bellissima che scende dopo una festa e di qualcuno che se ne invaghisce disperatamente.
Nacque quindi questo primo capitolo che doveva rimanere solo, una storia a sé stante, senza continuazioni varie. Così infatti è stato per un po' di tempo, poi i protagonisti hanno bussato alla mia porta e io non ho saputo resistere.

Tempo dopo la stesura di questa trilogia, ho voluto tornare sulla storia scrivendo La trilogia del castigo, di cui vi parlerò in seguito.
Inutile negare che, nei miei piani futuri, ci sarà anche La trilogia della redenzione, progetto ancora da scrivere ma che desidero fortemente.

Per adesso, buona lettura...