Mi è sorta questa domanda dopo uno scambio di mail con una cara persona che mi sta aiutando in qualcosa. Ma forse la domanda più interessante è: quando uno può essere considerato uno scrittore?

Se parto dal dizionario, scopro che scrittore è chi scrive con intenti letterari e artistici.
Mi viene dunque da controllare intento e scopro che l'intento è la meta che si vuole raggiungere e a cui si tende con l'opera e col desiderio.
Detta così, io capisco che chiunque scrive un qualcosa con lo scopo di creare un'opera letteraria può essere considerato scrittore, indipendentemente dalla qualità del risultato, perché è l'intento che importa e non il risultato. Ma è davvero così? Per me no. Credo che, oggi, il 'titolo' scrittore voglia dire qualcosa di diverso... ma cosa?

Io scribacchio.
Ho intenti letterari o artistici? Forse no. Il mio vero intento è sbarazzarmi delle storie che affollano la mia testa e per fare ciò devo scrivere, giungere ad una conclusione e giungerci nel miglior modo possibile. E' un intento letterario? E' un intento egoistico.
Già qui, secondo i dizionari non potrei considerarmi scrittore, credo.
Personalmente, poi, i primi nomi che mi vengono in mente quando penso alla parola scrittore sono: Virginia Woolf, Marion Zimmer Bradley, Joanne Harris, Takashi Matsuoka, Michel Faber, Jonathan Safran foer. Questi, per me (ovviamente), sono i nomi di ottimi scrittori, scrittori che ammiro davvero immensamente. Mi viene in un certo senso naturale, quindi, accostare ogni aspirante scrittore a loro. Da qui deduco che, per me, ci si può considerare uno scrittore quando si scrive bene quanto i sopracitati autori. Attenzione, non intendo scrivere esattamente come loro, ma scrivere in un modo che io riesca a considerare altrettanto bello, altrettanto vivo.
Succo del ragionamento: posso considerarmi uno scrittore? Non credo. Posso, allora, considerare un esordiente al primo libro pubblicato uno scrittore? Dipende. Quanto è bravo? Ma chi, allora, posso considerare uno scrittore?
Panico.

Chi è uno scrittore?
Quando si può essere considerati tali?


Per la serie facciamo un po' di pubblicità che tanto non guasta, oggi vi riporto alcune informazioni riguardanti l'uscita de Gli inferi di Zandru. Per saperne in maniera approfondita vi lascio alla lettura di QUESTO articolo di Luca Azzolini, apparso oggi su Fantasy Magazine.

Inutile dire quanto io sia contento della cosa. Amo la Zimmer Bradley, la saga di Darkover è fantastica, anche se non sono ancora riuscito ad approfondirla come vorrei e questo volume in particolare tratta di un argomento spinoso e quanto mai interessante quale il pazzo di Varzil.
Dunque, andate e compratelo tutti, di modo che la Longanesi voglia poi pubblicare anche i vari seguiti e anche La spada di Avalon, ultimo volume dell'altra famosa saga di Marion, su cui io vorrei tanto mettere le mie belle manine avide!


Ieri sera ho finito di vedermi la sesta serie di Desperate Housewives.
Non voglio parlarvi del prodotto, non sarei obiettivo. Per me, quella delle casalinghe disperate, è una cosa fatta benissimo, scritta divinamente e che sa mescolare talmente tanti elementi e talmente bene che...

Comunque, una delle ultime puntate si intitola Mostri e altri mostri. Ebbene, in quei 40 minuti viene mostrata la vita di un ragazzino che diventerà poi un assassino. Inutile dire che certi temi sono stati trattati più volte e in più contesti, però il succo della puntata era che quel bambino dolce si era trasformato in un killer per i continui maltrattamenti della madre (una donnaccia, davvero). Non era, alla fine, solo colpa della madre, ma di base tutto è partito da lei e dal padre.
La puntata si chiude con la voce narrante della defunta Mary Alice che dice: "I mostri sono sempre creati da altri mostri".
Mi ha fatto pensare... è davvero così? Si diviene mostri perché qualcun'altro è stato un mostro prima di te? E chi può essere questo mostro? Genitori, società, amici... e prima di questo mostro ce n'era un altro ancora?

Siamo tutti potenziali mostri e dobbiamo ricordarcelo, perché un nostro passo falso può far nascere mille altri mostriciattoli.


La vita è una commedia o una tragedia? Questa è la domanda che da il via al film Melinda e Melinda, opera di Woody Allen approdata al cinema nel 2004 ma che io ho visto solo questa domenica.
Per rispondere a questa domanda iniziale, Allen decide di sdoppiare la storia, ed ecco quindi una Melinda tragica e una Melinda comica.
A parer mio, la parte comica è leggermente sottotono, però io considero questo film come uno dei più riusciti e dei più belli.
E' così intenso, gli attori sono così bravi (anche se non sopporto Will Ferrel) ed è così vero... Il bello di Woody è che sotto una patina di risate nasconde una grande tristezza e una paura profonda della solitudine e della morte. Questo film rappresenta perfettamente questo suo lato 'tragico' ed è un po' anche il lato di me che mi spaventa di più.
La vita è una tragedia o una commedia? Probabilmente entrambe, ma guardando questo film trovo molto più potenti i lati tragici, perché i lati tragici sono presenti anche nella parte divertente, mentre le risate mancano nella parte tragica. Mi fa pensare...



Magari arrivo in ritardo, perrò vorrei segnalare un po' di cose che mi stanno a cuore.
La prima riguarda la legge Levi. Non ne sapevo nulla fino a quando non ne hanno parlato sia G.L. D'Andrea che Francesco Falconi. Io, oggi, vi segnalo un pezzo d'articolo riportato su Nazione indiana. Credo sia ben fatto e illustri bene la situazione.
Da quel che ho capito, la legge è stata approvata dalla Camera e ora attende l'approvazione del Senato. Non credo sia cosa buona e giusta...

La seconda riguarda l'idea nata sul blog di Lara Manni, e precisamente QUI e QUI. (Sì! Oggi faccio un puzzle con i post altrui :P). Si parla di una possibile realizzazione di un sito alla Carmilla e Nazione Indiana, dedicato però al fantastico (fantastico, non fantasy). Attenzione, non si parla di un sito di pubblicità, ma di un luogo in cui il fantastico di qualità possa essere approfondito, conosciuto, ecc. Credo che questa sia una cosa buona e giusta, molto buona e molto giusta...

L'ultimo link che vi voglio lasciare è questo. Si tratta della podcast della puntata di Fahrenheit con D'Andrea G.L. Perché la posto? Beh, perché secondo me dice delle cose davvero, ma davvero interessanti. Vi invito ad ascoltare e a riflettere.

E dopo avervi dato un bel po' di spunti per riflettere, vi auguro un buon week-end meditativo. ;)



Trama:

In un remoto futuro, in cui il Sole - diventato così grande da riempire il Cielo - è adorato come un Dio e la Terra è ridotta ad uno sterile deserto, l'umanità è costretta a vivere in una grande megalopoli dove il divario tra le classi sociali è altissimo. In un collegio per orfani, nella parte più povera della città, è nascosta Twil, la ragazza dagli occhi rossi, che è tormentata da inspiegabili incubi, che non ricorda niente del suo passato e che non sa di essere la prescelta per un antico rito da cui dipendono le sorti dell'intero pianeta. Dentro la ragazza si cela infatti un potere enorme, immenso come quello del Sole che sovrasta la Terra; e Twil, durante le mille peripezie e attraverso l'aiuto del giovane Alcor, con il quale instaurerà una profonda amicizia, dovrà deci-dere in quale modo utilizzarlo. Un romanzo fantasy di indiscussa qualità, che affascinerà il lettore non solo per il mondo fantastico in cui è ambientata la storia e per le straordinarie creature che la popolano, ma anche per le vicende più umane e quotidiane che, indipendentemente dall'epoca, animano i cuori degli adolescenti.
Il fantasy è un genere che può risultare particolarmente difficile da scrivere. Perché? Semplice, la ripetività. Probabilmente anche per gli altri generi il problema è lo stesso, ma essendo io più appassionato di letteratura fantastica, mi rendo particolarmente conto di questo problema in questo ambito.
Il rischio è sempre quello di ridire, per l'ennesima volta, le stesse cose e in una maniera spesso poco originale, e questo lo noto specialmente nei fantasy di stampo classico, e infatti non li leggo mai molto volentieri.
Perché faccio questo discorso per parlare del romanzo di Luca Azzolini? Beh, perché il suo libro, almeno per quanto riguarda le mie conoscenze, vive di vita propria e non è affato l'ennesima ripresa del già sentito.
Al di là del fatto che Luca scrive bene, ha uno stile 'leggero', scorrevole, che non stanca, che non rallenta... al di là del fatto che i personaggi incuriosiscono e sono ben tracciati... al di là di questo, Il fuoco della fenice è un prodotto (scusate se lo chiamo così) che mi è piaciuto molto per il suo mescolamento di generi e per la sua capacità di ricreare le creature.

Cosa intendo con mescolamento di generi?
Questa storia la vedo con uno stampo molto classico: c'è una sorta di prescelta, c'è il cattivo di turno, c'è la fuga, la vittoria sul 'male', ecc. Però c'è un contesto molto diverso: se gli eventi fanno pensare ad uno stampo classico, l'ambientazione è urban fantasy. C'è poi l'aspetto mitologico e la presenza di divinità. C'è fantascienza, perché siamo nel futuro. C'è storia. C'è antropologia, mi verrebbe da dire. E' un bel misto mare ma niente è fuori posto, anzi.
Le creature, invece, sono quelle che più mi hanno stupito, colpito, affascinato. Luca ha saputo rimettere in gioco tutta una serie di creature mitologiche, anche di varie 'nazionalità', e ha saputo anche innovarle. L'utilizzo della fenice in questo contesto è del tutto originale e, davvero, mi è piaciuto moltissimo questo aspetto del libro. Aspetto che credo sia proprio una particolarità dell'autore; ho avuto modo di leggere la sua prima storia all'interno di Sanctuary e, anche lì, riesce a re-inventare le razze. Davvero, questo è il punto che più mi piace.
Mi è piaciuto anche l'uso che viene fatto delle divinità, due divinità che, in genere, vengono poco usate in letteratura. E ho molto amato il ripercorrere la storia, anche se veloce, di queste divinità.

Praticamente, di questo libro ho davvero apprezzato l'originalità dell'autore che, pur rimanendo dentro certi canoni del genere, ha saputo davvero re-inventare. Come accennavo prima, poi, tutto questo è ben supportato da una buona scrittura, da ritmo, da una storia valida, da sentimenti veri e da situazioni in cui il lettore si può riconoscere. Io, in particolare, ho sentito molto vera la situazione 'sociale' di Twil e l'amicizia instaurata con Alcor.

In somma, una lettura davvero piacevole che mi ha fatto venir voglia di leggere altro dell'autore. Sanctuary è infatti stato ordinato e già arrivato alla mia tenuta (anche se, ovviamente, di Luca ci sono giusto un paio di racconti da leggere). E sarei curioso anche di poter leggere Ricordare i cieli... vedremo se riuscirò a reperirlo!


P.S. Vi segnalo che in Sala di lettura ho inserito La dea degli orchi, forse il mio racconto più 'antico' che potete reperire in rete.


Questo week-end ho visto anche un altro film e, più precisamente, Un amore all'improvviso, storpiatura di un titolo bello quale La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo.

Cosa dire? Il film, tutto sommato, è anche carino, piacevole... certo, non ho gradito alcuni cambiamenti, ma non era malaccio come trasposizione. Forse, però, risulta un po' meno potente del libro.
Credo anche che, se uno non ha letto il libro prima, difficilmente riesce a capire qualcosa di sensato da questo film.



Concludo con una notizia, sempre cinematografica, che mi piace davvero molto. Sul sito BadTaste viene confermato l'interesse di portare sul grande schermo Wicked, musical di grande successo tratto dal libro Strega. Inutile dire quanto io sia entusiasta all'idea, visto come ho valutato il romanzo, e inutile dire che mi fa piacere trovare, tra i registi a cui si piacerebbe affidare il progetto, Rob Marshall, regista che io amo. Chicago, Memorie di un Gesha e Nine li ho trovati bellissimi!


Iri, stai esultando cone me, vero?


Venerdì sera sono andato a vedere Toy Story 3. Credo sia superfluo dire che mi sono mooolto divertito. :D
Il film, come sempre, è fatto davvero bene. E' comico, ma fa pensare. E' curato maniacalmente, ed è 'usato' con intelligenza.
I nostri eroi sono alle prese con la crescita del loro padroncino, che non è più tanto ino, visto che va al college. Si troveranno, per puro caso, in un asilo dove, bisogna dirlo, l'abito non fa il monaco. Tutto può sembrare bello e sfavillante, ma sotto sotto non lo è.
Due sono i momenti in cui mi sono sbellicato dalle risate. Il primo è quando Ken si mette a sfilare per mostrare i propri vestiti a Barbie, meraviglioso! Il secondo è quando Buzz viene impostato sulla modalità spagnola; questa è, probabilmente, la chicca del film.

Ammetto, poi, che non sono proprio riuscito a trovare il momento in cui la mamma di Andy risultasse bisbetica e non ho trovato Barbie emotiva. La mamma si comporta come si comporterebbe una mamma qualsiasi e non ho visto crisi di isterismo o qualche uscita che potesse apparire bisbetica. Barbie, invece, se inizialmente, dopo l'abbandono da parte della padroncina, risulta un po' (e comprensibilmente) emotiva, poi si dimostra una 'donna' guerriera astuta e capace.
Dove voglio arrivare? Beh, voglio arrivare al punto in cui dico, rivolto alle famose giornaliste femministe americane: ma che film avete visto?

Non so decidermi su quale dei tre capitoli sia il più bello. Sono combattuto tra il secondo e il terzo, e credo che questa sia una cosa davvero ottima.



Oggi, molto semplicemente, vi segnalo che su Mendiants & Magie ho postato un'intervista che ho fatto a Joanne Harris, relativa al suo ultimo libro, Blueeyedboy, che in italiano si intitolerà Il ragazzo con gli occhi blu e che uscirà, nelle librerie nostrane, a ottobre. Come detto già più volte, la scrittrice è stata di una gentilezza unica e ha detto alcune cose davvero interessanti.
Tra l'altro, e sarò ripetitivo, ritengo Il ragazzo con gli occhi blu uno dei lavori più belli della Harris, se non il più bello. Provate a gettarci un'occhiata, che magari vi intriga.
Buon week-end ragasssuoli!


E' un discorso che, almeno in parte, mi sembra di avere già fatto, però in questi giorni sto cercando di leggere gli ormai 800 commenti che seguono un post su Lipperatura intitolato Letterarietà(Che poi, io, non ho ancora ben capito cosa sia, questa Letterarietà!), e questo mi ha fatto sorgere molti dubbi, molto nervoso e molte domande.

- E' davvero così importante che le persone imparino a leggere solo opere 'Alte'?
- Perché?
- Chi decide quali opere sono 'Alte'?
- I critici hanno ancora un senso? Come diceva qualcuno, in quest'epoca in cui è davvero impossibile leggere tutto il pubblicato, è possibile l'esistenza di una figura che possa davvero consigliarmi il libro migliore?
- Perché dovrei fidarmi del parere di un critico? Perché è più acculturato di me? Perché è un accademico?
- Come posso fidarmi dei critici se neanche leggono determinati generi (in primis il fantastico) perché lo ritengono monnezza?

Io vorrei semplicemente leggere quello che voglio senza sentirmi stupido se, per esempio, mi piace Moccia.
In Italia non si legge. I non lettori leggono, forse, qualcosa che viene molto sbandierato, quindi Dan Brown, Melissa P., Moccia, Giordano, ecc. A mio modo di vedere, letto il FENOMENO del momento, c'è chi si appassiona alla lettura, quindi maturerà da solo le proprie scelte e sarà in grado anche di non leggere solo ciofeche (quali sono, poi, queste ciofeche? Per me Il signore degli anelli è troppo prolisso, pesante... per te è un capolavoro), e c'è chi non leggerà più, almeno fino a quando non ci sarà un nuovo FENOMENO.
Non capisco bene perché qualcuno dovrebbe consigliarmi un libro perché, secondo lui (lui chi?), è un Ottimo Libro. Io preferisco i consigli di quelle persone che ammiro, di quelle persone che so avere i miei stessi gusti. Quando le persone mi parlano di un libro mi incuriosiscono, ma mi incuriosisce chi ne parla per dare un suggerimento, non per acculturizzarmi.
Boh...



Oggi parliamo un po' de Il popolo di Tarkaan, una delle ultime uscite che portano il nome di Pierdomenico Baccalario.
Il 2 febbraio è considerato un giorno magico. È il giorno in cui si apre una porta tra il mondo reale e il mondo fantastico, e tutto può accadere. È il giorno in cui a Oulx, un paese tra le montagne della Val di Susa, compaiono due colossi alti tre metri e armati fino ai denti, che assomigliano in modo impressionante ai protagonisti della famosissima saga fantasy di Tarkaan. È il giorno in cui, a Tarkaan, i ferocissimi guerrieri delle montagne danno la caccia a venticinque alunni della scuola elementare di Oulx. All'alba del 3 febbraio, il passaggio tra i due mondi si chiuderà definitivamente, fino all'anno successivo. Ci sono solo 24 ore di tempo perché ogni "creatura vivente torni nel proprio mondo...
Ammetto che questo libro mi aveva sempre incuriosito un po', ma mi ci sono avvicinato solo ora per via dei miei 'studi' riguardanti la narrativa per ragazzi dai 9 ai 13 anni circa.
Ne sono rimasto affascinato.
Di Baccalario avevo letto il primo di Ulysses Moore e il primo dei Gialli di vicolo Voltaire (che però era scritto insieme a Gatto) e questo suo lavoro mi ha quindi lasciato un po' sorpreso. Perché? Beh, perché è molto diverso, a mio avviso, dai due lavori appena citati. Non sto parlando solo della storia eh, sia ben chiaro questo; già Ulysses Moore, in quanto a storia, è ben diverso dai Gialli e, sicuramente, questi tre libri saranno ben diversi da Cyboria, che mi attende sul comodino. Io parlo soprattutto di 'stile', e lo metto virgolettato perché non sono sicuro che sia proprio lo stile quello cambiato.
Il popolo di Tarkaan è, sempre secondo me, più corposo, più completo, meno 'infantile' degli altri lavori letti di Baccalario. Se prendo Ulysses o i Gialli, mi accorgo subito di avere tra le mani un libro destinato a lettori giovani, mentre con Tarkaan... sì, me ne accorgo, ma è diverso. Tutto mi sembra molto più studiato e, sì, più completo.
La lettura scorre ed è davvero piacevole. La storia raggruppa molti elementi della tradizione fantastica classica che però vengono rimescolati e usati anche con molta ironia. La vicenda alterna momenti divertenti con momenti che fanno pensare, come quello in cui Giacomo passa 'al lato oscuro della forza' per poter vivere, secondo lui, meglio.
Credo proprio che questo sia un bel romanzetto, uno di quelli che farei volentieri leggere ai miei figli, un giorno... Non annoia, ha molti elementi fantastici, ha i suoi insegnamenti ma non li fa pesare e , come un buon libro dovrebbe fare, parla di noi uomini, delle nostre qualità e delle nostre insicurezze.


Credo di non aver mai parlato di fumetti in questo blog, ma credo anche che non sia mai troppo tardi per incominciare. E cosa c'è di meglio che partire con un manga appena concluso e creato dalle mie autrici preferite, le CLAMP?

Dunque, per prima cosa eccovi un po' di trama da Wikipedia:
Sakura, principessa del Regno di Clow, ha strane visioni riguardanti un misterioso simbolo e luoghi da lei mai visitati. Il suo amico d'infanzia Shaoran, un giovane archeologo, durante una spedizione con il padre scopre tra alcune rovine lo stesso simbolo visto dalla ragazza. Sakura, in visita all'amico, appena visto il simbolo cade in uno stato di trance e, dopo averlo toccato, si ritrova sospesa a mezz'aria circondata da ali diafane. Spinta dentro al muro da una forza misteriosa, viene salvata all'ultimo momento dall'amico, che non riesce però ad evitare che le sue ali vengano spezzate e le loro piume sparse in tutte le dimensioni. Yukito, il Sommo Sacerdote del Regno di Clow, capisce immediatamente che le "ali" di Sakura non erano altro che una manifestazione della sua anima e dei suoi ricordi: senza di loro, la ragazza non può sopravvivere. Per salvare Sakura, Shaoran intraprende un viaggio per recuperare tutti i ricordi della ragazza.

Yukito decide di mandare i due ragazzi dalla Strega delle Dimensioni, Yuko, uno dei protagonisti di xxxHolic. Qui incontrano Kurogane, un ninja del Giappone antico esiliato dal suo mondo dalla Principessa Tomoyo, e Fay D. Florite, un mago in fuga dal suo mondo e dal Re Ashura. Tutti e 4 devono pagare un prezzo per potere avere il potere di attraversare le dimensioni: la cosa che loro considerano più importante. Per Kurogane è la spada Ginryu, lasciatagli da suo padre, per Fay il tatuaggio sulla schiena che regola il controllo della sua magia. Il prezzo per Shaoran e Sakura è il loro rapporto: anche se il ragazzo sarà in grado di recuperare tutte le piume, Sakura non ricorderà il suo passato con lui. Dopo che tutto il gruppo ha accettato le condizioni, Yuko gli dona il potere di attraversare le dimensioni: una creatura bianca dal nome Mokona.

Durante il loro viaggio fra i mondi il gruppo è costretto a superare molti ostacoli e molti nemici che desiderano impossessarsi delle piume di Sakura, oggetti che possiedono al loro interno un enorme potere magico.

Alcune precisazioni: le CLAMP sono le autrici di manga molto famosi e molto conosciuti anche qui in Italia, specialmente grazie agli anime trasmessi anche da Mediaset, come per esempio: Card Capture Sakura e Una porta socchiusa ai confini del sole (Rayearth).
Tsubasa è una serie piuttosto particolare in quanto vengono utilizzati tutti i protagonisti delle serie create precedentemente dalle autrici. I due protagonisti sono infatti i protagonisti di Card Capture Sakura. Inoltre, Tsubasa è strettamente collegato, e intrecciato, con xxxHolic, altro manga in corso di pubblicazione delle CLAMP. In xxxHolic si narrano infatti le avventure della Strega delle dimensioni e di un altro personaggio, Watanuki, che si rivelerà importante nella serie Tsubasa. Spesso le due storie si incontrano.

Detto questo, ho trovato quest'opera davvero meravigliosa. Sono 28 numeri in tutto, ma per i primi dieci non succede nulla di così ecclatante e la storia sembra piuttosto banale e monotona. Poi, dal dodicesimo in poi, iniziano alcune rivelazioni che ti attanagliano e tu, lettore, non puoi smettere di leggere le avventure di Sakura e Shaoran. Si arriva così a scoprire un serie di intrighi piuttosto complessi che sfoceranno in un finale... come dire... a sorpresa.
Le CLAMP tornano, con questo loro lavoro, a parlare di temi a loro molto cari, ossia i due lati delle persone, quello più buono e quello più oscuro, e dei desideri. E si scoprirà che tutta quest'avventura, tutti questi sotterfugi, non sono altro che il frutto di un desiderio, quello di voler far tornare in vita la persona amata. Non è forse il desiderio di tutti?
Quanto è potente un desiderio? Quanto è potente l'amore? Possiamo distruggere tutto per salvare uno?

Ovviamente, io vi consiglio di leggere questa serie. Vi consiglio di leggerla tutta d'un fiato, perché altrimenti diventa davvero complicato seguirla.




Ieri ho concesso una seconda possibilità a Toy Story. Questo film l'avevo visto da piccolo e, beh, ad essere sinceri, non mi aveva entusiasmato. Poi, qualche tempo fa, mi è capitato di vedere un pezzo di Toy Story 2 in TV, e ho trovato quel pezzo davvero esilarante e intelligente, quindi mi son ritrovato a pensare:
1° Ma, un attimo... è un film Pixar e la Pixar sta sfornando un capolavoro dietro l'altro. (Wall-e e Up sono entrati prepotentemente nei primi dieci film preferiti in assoluto)
2° Se sforna capolavori di continuo, come mai sta uscendo il terzo capitolo di questa saga? Vorrà dire che la saga è un capolavoro!
3° Le battute che ho avuto modo di udire in TV, da bambino non le avrei capite, credo.
Wall-e e Up sono film magnifici, ma anche lì credo che i bambini facciano fatica ad apprezzarli a dovere.
Dopo queste considerazioni sono giunto alla conclusione che, sì, una nuova possibilità dovevo oofrirla al primo film della Pixar.
Così, ieri, io e la mia ragazza ci siamo messi davanti al televisore e abbiamo guardato Toy Story. Mi è piaciuto? Beh, vi basti sapere che subito dopo abbiamo guardato anche Toy Story 2. :D

La bellezza di questi cartoni è che sono ben studiati, ben realizzati, hanno una bella storia, sono teneri ma fanno anche morire dal ridere.
Ho trovato il secondo capitolo superiore al primo (cosa che mi succede assai di rado, forse mai) e quindi ho ottime aspettative per il terzo che esce mercoledì.
Geniale la citazione a Star Wars nel 2: (attenzione spoiler!)
Zurg: Arrenditi, Buzz Lightyear. Ho vinto io.
Falso Buzz: Non lo farò mai! Tu hai ucciso mio padre!
Zurg: No Buzz, sono io tuo padre.
Falso Buzz: Nooooooooooo!!

Davvero, se vi capita vedeteveli. Io aspetto il prossimo week-end per vedermi il 3!


Ogni tanto mi guardo attorno e vedo che nel panorama editoriale sono previste alcune interessanti uscite. Beh, un po' per ricordarmele e un po' per segnalarvele, di seguito trovate cosa dovrebbe finire nella mia libreria nei prossimi mesi.
I commenti relativi alla mia promessa di acquistare solo la Harris e la Carey sono banditi! XD
Senza parlare, poi, che della Carey devo ancora prendere Il sangue e il traditore! Vabbè, lo acquisterò quando andrò ad accalappiare la mia copia dell'Aurora.


Come ho già detto in altri post, la colonna sonora ideale per Boah, la creatura di cui sto scrivendo ora, è costituita dai dischi di Emilie Simon.
Ascoltando il suo lavoro, c'è una canzone, in particolare, che mi affascina. Si tratta di Rose hybride de thé (Rosa ibrida di Tea), tratta dall'album Vegétal (vegetale). Ebbene, in questa canzone, Emilie usa molti termini vegetali che però, una volta cantati, possono lasciare intendere altro. Di seguito trovate il testo (in nero), la traduzione (mia) vegetale (verde) e la traduzione (mia) non vegetale (rossa). Siccome ho tradotto io, magari qualche doppia traduzione non è proprio corretta, e magari qualche altra mi è sfuggita, però è sicuro che questo testo non è semplice come potrebbe sembrare a prima vista, o a primo ascolto.


Mon oeillet fixé à votre iris

Comme narcisse je contemple
Dans ces miroirs entre vos tempes
Le reflet sombre de mes vices

Il mio garofano fissato al vostro iris
Come un narciso io contemplo
In questi specchi tra le vostre tempie
Il riflesso oscuro dei miei vizi

oppure
Il mio occhio è fisso sulla vostra iride
Come Narciso io contemplo
In questi specchi tra le vostre tempie
Il riflesso oscuro dei miei vizi

Allongée à même le saule
Tout mon hêtre vous peuplier
Moi peu à peu je me pliais
Devant vos charmes et vos paroles

Sdraiata sul salice
Tutto il mio faggio vi pioppo
Io poco a poco mi piegavo

Di fronte al vostro fascino e alle vostre parole

oppure
Sdraiata per terra
tutto il mio essere vi riempie
Io poco a poco mi piegavo
Di fronte al vostro fascino e alle vostre parole

Madame rose hybride de thé
Belle des nuits au crépuscule
Loin des regrets et des scrupules
Quelques pétales au thym parfait

Signora Rosa ibrida di Tea
Belladinotte al crepuscolo
Lontana da rimpianti e scrupoli
Alcuni petali di timo perfetto

oppure
Signora rosa ibrida di te
bella di notte, al crepuscolo
lontana da rimpianti e scrupoli
Alcuni petali di tempo perfetto

Madame rose hybride de thé
Ne m'en voulez pas de chercher
Il ne me reste de nous deux
Qu'un souvenir bien vaporeux

Signora Rosa ibrida di Tea
Non me ne volete di cercare
Di noi due non mi resta
Che un ricordo ben nebuloso

Comment voulez-vous que je me menthe
Vos songes rongent mes pensées
Vos ronces me sont destinées
Vous étiez pourtant si charmante

Come vuoi che io mi Menta
I vostri sogni rodono i miei pensieri
I vostri rovi mi sono destinati
Eppure eravate così affascinante

oppure
Come vuoi che io mi menta
I vostri sogni rodono i miei pensieri
I vostri rovi mi sono destinati
Eppure eravate così affascinante

Ne prenez pas cet air genêt
C'est un hasard si mes mains tremble
Dès l'instant où nous sommes ensembles
Sous un conifère enlacés

Non assumete quest'aria ginestra
E' un caso se le mie mani tremano
Dal momento in cui siamo insieme
Sotto una conifera intrecciata

oppure
Non assumete quest'aria infastidita
E' un caso se le mie mani tremano
Dal momento in cui siamo insieme
Sotto una conifera intrecciata

Madame rose hybride de thé
Belle des nuits au crépuscule
Loin des regrets et des scrupules
Quelques pétales au thym parfait

Signora Rosa ibrida di Tea
Belladinotte al crepuscolo
Lontana da rimpianti e scrupoli
Alcuni petali di timo perfetto

oppure
Signora rosa ibrida di te
bella di notte, al crepuscolo
lontana da rimpianti e scrupoli
Alcuni petali di tempo perfetto

Madame rose hybride de thé
Ne m'en voulez pas de chercher
Il ne me reste de nous deux
Qu'un souvenir bien vaporeux

Signora Rosa ibrida di Tea
Non me ne volete di cercare
Di noi due non mi resta
Che un ricordo ben nebuloso