30/09/10

Glee

Oggi vi parlo... di una serie televisiva!

Non seguo molto la tv. I programmi che voglio davvero vedere saranno un paio, per il resto preferisco dvd e telefilm in streaming. Sì, perché quando mi appassiono ad una cosa, come è successo con Desperate Housewives, non posso aspettare le lungaggini della Rai e, non avendo Fox, mi metto a cercare le puntate in rete, spesso sottotitolate.
Ecco, sempre in rete ho scoperto Glee. Ne avevo sentito parlare quando aveva fatto incetta di nomination agli Emmy Awards, ma non gli avevo dato grandi attenzioni. L'ho ri-notato quando i cd della colonna sonora hanno scalato la classifica americana, ma anche lì son stato diffidente. In fine ho scoperto che si stava progettando una puntata interamente dedicata a Britney Spears ed, essendone io fan (non tiratemi i pomodori, grazie), ho approfondito la cosa.
Beh, ho scoperto un prodotto televisivo che, almeno sulla carta, pareva interessante. Si tratta infatti di una sere musical (e io adoro i musical) che viene costruita con canzoni già famose, e non appositamente create.
Non ho resistito e mi sono cercato la prima puntata. Finita la prima puntata ho cercaro la seconda, poi la terza e così via... ora lo sto guardando con assiduità.
Eccovi la trama. Attenzione, è un po' spoilerosa:
Will Schuester, professore di spagnolo alla William McKinley High School, vorrebbe riportare in auge il Glee club, il gruppo di canto e ballo, ma questa attività extrascolastica non sembra destare l'interesse degli studenti, prevalentemente cheerleader e giocatori di football. Schuester non demorde e riesce a raggruppare un gruppo diversificato di talentuosi ragazzi, però considerati "sfigati" dagli altri studenti. Nel corso della serie vengono raccontate le vicende dei singoli studenti e dei loro professori, e gli scontri tra il professor Schuester e la competitiva allenatrice delle cheerleaders, Sue Sylvester, che non nasconde la sua preoccupazione quando vengono dati dei tagli ai fondi scolastici, a discapito della sua squadra. Il glee club riesce a vincere le provinciali, ha quindi accesso alle regionali che però non vince. Il club rischia quindi di essere chiuso, come da accordo tra preside e Will Suester, ma la coach Sue Sylvester si accorge che i ragazzi hanno talento e, anche se non lo ammette, tiene a loro. Obbliga quindi il Preside Figgins a dare al club un altro anno per poter rifarsi e vincere le regionali.
La storia, effettivamente, non è niente di originale e, devo dire, che nel complesso non credo si tratti di un capolavoro. Però è molto godibile, divertente, piacevole. Per passare qualche momento 'televisivo' fatto di buon intrattenimento è l'ideale.

Questo è il trailer (in inglese, non ho trovato altro), della prima stagione:



E questa è una performance tratta dalla puntata dedicata a Britney Spears (la seconda della seconda serie), giusto per mostrarvi che i ragazzi e la messa in scena sono, almeno a mio avviso, molto buoni.



Concludo avvisandovi che, nel caso voleste immergervi in Glee, le puntate disponibili in italiano sono solo quelle della prima metà della prima stagione. La seconda metà è iniziata da poco su Fox, mentre la seconda serie è iniziata giusto due puntate fa in America.
Buona visione! ;)

29/09/10

Le intermittenze della morte

In un non meglio identificato Paese, allo scoccare della mezzanotte di un 31 dicembre, s'instaura l'eternità, perché nessuno muore più. L'avvenimento suscita a tutta prima sentimenti di giubilo e felicità, ma crea anche scompiglio in ogni strato sociale: dal governo alle compagnie di assicurazione, dalle agenzie di pompe funebri alle case di riposo e, soprattutto, nella chiesa, la cui voce di protesta si leva alta e forte: senza morte non c'è più resurrezione, e senza resurrezione non c'è più chiesa... Dopo sette mesi di "tregua unilaterale", con una missiva indirizzata ai mezzi di comunicazione, la morte dichiara di interrompere quel suo "sciopero" e di riprendere il proprio impegno con l'umanità.
Ho atteso un po' per parlarvi di questo libro... mi verrebbe da attendere ancora, ma credo non riuscirei a dire più di quello che scriverò adesso.

Le intermittenze della morte è un libro affascinante. Sì, la morte mi affascina e l'esplorare il come si comporterebbero gli uomini se la morte decidesse di andare in sciopero, beh, è il massimo del fascino. Bene o male, poi, questa trovata è solo una scusa per parlare del rapporto che l'uomo ha con la sua nemica più temuta. Ma non solo; Saramago, con estrema ironia e capacità, dipinge alcuni tratti della nostra società, secondo il suo punto di vista, e ti porta a riflettere.
Inutile parlare della bravura dell'autore. Saramago riesce a trasporre su carta idee davvero interessanti e in modi intelligenti e acuti. Fenomenale, a mio parere, la figura della morte. Mi ha fatto impazzire. La personificazione migliore che abbia letto fino ad ora.

Credo, però, che questo libro abbia anche delle pecche che fanno abbassare il risultato finale.
Al di là del Saramago style nei discorsi diretti (che io non amo poiché a volte mi risulta di difficile comprensione), il problema, secondo me, di questo libro è il flusso di discorsi concatenati. L'autore tende ad iniziare un discorso per poi spaziare in molto altro e ritornare allo spunto iniziale. Questo, però, unito magari al fatto che tende a creare periodi molto lunghi, fa perdere il lettore e lo intontisce, o almeno ha intontito me.
Ho amato molto di più la seconda parte, infatti, quando il racconto si mette a fuoco sulla personificazione della morte e quando la narrazione segue un percorso più lineare.

Detto questo, credo indubbiamente che Le intermittenze della morte sia un libro da leggere. Se non altro per pensare un po' alla vita, alla sua fine e all'amore.

22/09/10

New look!

Stavo gironzolando per il web in cerca di un template da poter utilizzare per Mendiants & Magie, il mio blog dedicato a Joanne Harris; vorrei infatti vestirlo di nuovo in concomitanza con l'uscita de Il ragazzo con gli occhi blu, ultimo libro di questa scrittrice che, beh, siete obbligati a leggere tutti!
Comunque... ecco, mi sono perso... ah, sì! Stavo cercando un nuovo template per il blog sulla Harris quando ho deciso di cambiare quello di questo blog.
Eh, sì, ogni tanto è bene cambiare... e quale miglior giorno se non il primo d'autunno? Eccomi dunque vestito di foglie rosse (le mele, comunque, ci sono sempre!).

Ci sono poi alcune piccole novità. La prima è che i link per accedere agli altri miei blog o spazi web sono stati spostati nella pagina About me, che trovate in altro sulla destra dello schermo.
E' stata poi aggiunta la pagina I più belli, secondo me, dove segnalo quali sono, tra le mie letture, i libri che considero i migliori in assoluto. La lista sarà in continuo aggiornamento, spero.
Ultima modifica: la pagina Prossimi acquisti è stata cambiata in Prossime uscite. In questo spazio non elencherò tutte le uscite libresche future, ma solo quelle che penso di acquistare non appena sbarcheranno sullo scaffale novità.
Ecco, per oggi ho detto abbastanza. Non escludo che qualche altro cambiamento avvenga nei prossimi giorni.
Consigli e suggerimenti sono, ovviamente, ben accetti.

p.s. se avete dei bei template eleganti e legati al blu, per favore, indicatemeli che mi servono per Mendiants & Magie!

21/09/10

La trama lucente

Oggi vi segnalo questo libro:


Si tratta di un saggio sulla creatività. Vi riporto qualche info:
Spiegare la creatività è, prima ancora che impossibile, insensato: non esiste niente di più inafferrabile. C'è la creatività dei geni, che cambia il mondo, e c'è quella quotidiana, che ci illumina la vita. Quella degli animali. Quella degli imprenditori e quella delle donne. Quella dei vecchi, dei folli, dei bambini. E c'è la creatività propria del linguaggio. Ma una ricetta - univoca, coerente, oggettiva - per definirla, riprodurla, governarla non esiste. La creatività è un'intuizione che si accende al di là della consapevolezza, ma se non si accompagna alla conoscenza, alla competenza, alla fatica, resta un barlume senza esito. La creatività non è solo talento ma anche allenamento, non è solo natura ma anche cultura. E deve produrre qualcosa di utile, oltre che di nuovo, per la collettività. Questo libro non promette di rendere più creativi i suoi lettori, ma offre una visione al volo del territorio vasto che chiamiamo "creatività". Un volo che, scoprendo tracce, coordinate, percorsi, ci aiuta a riconoscerla, a rispettarla e a coltivarla. E che, connettendo punti luminosi, ricostruisce una trama fatta di mille trame: quella che, nella mente umana, unisce illuminazioni fino a configurare un concetto nuovo, e quella che a sua volta lo lega a chi l'ha pensato e alla sua storia personale. Quella che salda l'individuo al suo tempo e alla società in cui vive. E che, confrontando le visioni di scienziati, artisti, economisti, forma il disegno scintillante che chiamiamo progresso.
Su Booksweb.tv, poi, potete trovare un'intervista in tre parti all'autrice Annamaria Testa. Vi consiglio di ascoltarla perché è grazie a quest'intervista che ho acquistato il volume. Vi lascio i link:
- Parte 1
- Parte 2
- Parte 3

Ve lo segnalo perché credo possa interessare a più d'uno. Attenzione, non è un manuale di istruzioni su come diventare creativi! Meglio ripeterlo.

20/09/10

Accabadora


Sono stato molto, molto fortunato. Non c'è altro da dire.
Sono stato molto, molto fortunato perché ho letto, uno in fila all'altro, due libro scritti divinamente. Abbiamo sempre vissuto nel castello mi aveva lasciato con una scrittura bellissima, dalle imamgini deliziose (pur trattandosi di un racconto socuro), con descrizioni incantate... Accabadora, invece, mi ha lasciato con una scrittura che è altrettanto bellissima, ma molto più terrena, più cruda, più densa. Dico questo non per far paragoni, ma per dire che, seppur in modo differente, questi due stili di scrittura meritano un grande applauso, indipendentemente dalla storia che raccontano.
Però, sia nel primo che nel secondo caso, anche la storia suscita un grane interesse.
Eccovi la trama dell'Accabadora:
Perché Maria sia finita a vivere in casa di Bonaria Urrai, è un mistero che a Soreni si fa fatica a comprendere. La vecchia e la bambina camminano per le strade del paese seguite da uno strascico di commenti malevoli, eppure è così semplice: Tzia Bonaria ha preso Maria con sé, la farà crescere e ne farà la sua erede, chiedendole in cambio la presenza e la cura per quando sarà lei ad averne bisogno. Quarta figlia femmina di madre vedova, Maria è abituata a pensarsi, lei per prima, come "l'ultima". Per questo non finiscono di sorprenderla il rispetto e le attenzioni della vecchia sarta del paese, che le ha offerto una casa e un futuro, ma soprattutto la lascia vivere e non sembra desiderare niente al posto suo. "Tutt'a un tratto era come se fosse stato sempre così, anima e fili'e anima, un modo meno colpevole di essere madre e figlia". Eppure c'è qualcosa in questa vecchia vestita di nero e nei suoi silenzi lunghi, c'è un'aura misteriosa che l'accompagna, insieme a quell'ombra di spavento che accende negli occhi di chi la incontra. Ci sono uscite notturne che Maria intercetta ma non capisce, e una sapienza quasi millenaria riguardo alle cose della vita e della morte. Quello che tutti sanno e che Maria non immagina, è che Tzia Bonaria Urrai cuce gli abiti e conforta gli animi, conosce i sortilegi e le fatture, ma quando è necessario è pronta a entrare nelle case per portare una morte pietosa. Il suo è il gesto amorevole e finale dell'accabadora, l'ultima madre.
In poche pagine, noi visitiamo un mondo seguendo la crescita della piccola Maria, e incontriamo dei personaggi che parlano di vita e di morte. Sono queste due, infatti, le vere protagoniste del libro. La vita e la morte. E, in un certo senso, a darle è sempre la stessa persona. Sì, perché Tzia Bonaria da la vita a Maria, prendendola in casa come sua figlia, una figlia che può, finalmente, essere Maria e non l'Ultima. Ma Tzia Bonaria da anche la morte, in quanto lei è l'Accabadora, colei che finisce.
E' un libro importante, questo, perché parla di eutanasia, anche, ma lo fa in una maniera molto delicata e mai invasiva. Alla fine del romanzo uno si chiede se l'eutanasia sia una cosa giusta, oppure se non lo sia, ma la risposta non la troverà certo tra queste pagine. Domande. Questo è quello che resta alla fine.

Pur non avendo letto gli altri volumi in corsa per il Campiello, ammetto di essere contento che la vittoria sia andata alla Murgia. Il libro mi ha davvero colpito e attendo altre sue prove.

17/09/10

Nel paese delle creature selvagge

Avevo voglia di vedere questo film perché, a me, le creature grosse e pelose piacciono molto! XD
Immaginavo di trovarmi davanti a qualcosa che non fosse semplicemente una storia fantastica, ma non pensavo di scoprire un film così bello!

E' un film sulla solitudine, se volessimo proprio ridurre tutto ad un solo tema. E' un po' come Un ponte per Terabithia se vogliamo, però è un film fatto veramente bene.
Abbiamo questo bambino che è traboccante di solitudine, e di rabbia, e di amore... e che 'capita' nel mondo di queste grandi grature che, in un certo senso, soffrono dei stessi mali che affliggono anche lui. Nascerà amicizia, ma ci sarà menzogna, ci sarà rabbia, ci sarà gioco, ci saranno sentimenti...

Mi ripeto, ma davvero non so come altro spiegarlo, è un film meraviglioso. Tra l'altro il piccolo protagonista è bravissimo e la regia pure. La storia è ben costruita e le musiche, zeppe d'urli, sono fantastiche.


16/09/10

Abbiamo sempre vissuto nel castello

"A Shirley Jackson, che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce"; con questa dedica si apre "L'incendiaria" di Stephen King. È infatti con toni sommessi e deliziosamente sardonici che la diciottenne Mary Katherine ci racconta della grande casa avita dove vive reclusa, in uno stato di idilliaca felicità, con la bellissima sorella Constance e uno zio invalido. Non ci sarebbe nulla di strano nella loro passione per i minuti riti quotidiani, la buona cucina e il giardinaggio, se non fosse che tutti gli altri membri della famiglia Blackwood sono morti avvelenati sei anni prima, seduti a tavola, proprio lì in sala da pranzo. E quando in tanta armonia irrompe l'Estraneo (nella persona del cugino Charles), si snoda sotto i nostri occhi, con piccoli tocchi stregoneschi, una storia sottilmente perturbante che ha le ingannevoli caratteristiche formali di una commedia. Ma il malessere che ci invade via via, disorientandoci, ricorda molto da vicino i "brividi silenziosi e cumulativi" che - per usare le parole di un'ammiratrice, Dorothy Parker abbiamo provato leggendo "La lotteria". Perché anche in queste pagine Shirley Jackson si dimostra somma maestra del Male - un Male tanto più allarmante in quanto non circoscritto ai 'cattivi', ma come sotteso alla vita stessa, e riscattato solo da piccoli miracoli di follia.
Parlarvi di questo libro mi da grande gioia, perché farlo mi offre la possibilità di rimanere un altro po' nella casa dei Blackwood. Eh, sì... ho nostalgia di questo libro e ho iniziato ad averne quando sap4evo che mancavano poche pagine, e questo è un grande pregio per un libro che, di pagine, ne ha veramente poche, 180 circa.
Io mi sono innamorato di quest'autrice e sicuramente leggerò altro di suo; questo testo, poi, è già entrato tra i miei libri preferiti. Vi dico questo per farvi capire quanto questo libro mi abbia entusiasmato!
Incominciamo dallo stile. La Jackson ne ha uno davvero stupendo, molto fine, delicato ed estremamente originale. Ha un modo tutto suo per dire le cose e anche le frasi più banali, come per esempio la descrizione di un abito, diventa qualcosa di nuovo e bello. Tutto scorre con un'eleganza estrema e gli eventi, seppur estremamente neri, sembrano quasi composti.
I personaggi poi, sono caratterizzati in maniera magistrale. Vi riporto, per esempio, l'incipit, che mi ha molto colpito:
Mi chiamo Mary Katherine Blackwood. Ho diciott’anni e abito con mia sorella Constance. Ho sempre pensato che con un pizzico di fortuna potevo nascere lupo mannaro, perché ho il medio e l’anulare della stessa lunghezza, ma mi sono dovuta accontentare. Detesto lavarmi, e i cani, e il rumore. Le mie passioni sono mia sorella Constance, Riccardo Cuor di Leone e l’Amanita phalloides, il fungo mortale. Gli altri membri della famiglia sono tutti morti.
Già con queste poche righe, l'autrice ci fa capire con assoluta chiarezza chi abbiamo di fronte. Fantastico.
E io ho dovuto arrendermi all'incontenibile energia di Mary Katherine, alla sua giovinezza, alla sua 'magia', al suo sguardo... Ho dovuto arrendermi all0'eleganza di Constance, alla sua delicatezza, al suo essere così materna e premurosa... Ho dovuto provare tenerezza per il povero zio Julian, interessarmi alle sue storie... e ho dovuto odiare con tutto me stesso gli abitanti del paese e il cugino Charles.

Il bello è costituito anche, e forse soprattutto, dal mistero che avvolge questa famiglia. Fino alla fine non si sarà in grado di capire cosa sia davvero successo in quel lontano giorno di sei anni prima, quando quasi tutta la famiglia Blackwood ha perso la vita. Certo, si sospetterà, si sospetterà molto, ma si saprà solo dopo. E anche se i protagonisti possono essere stati degli assassini, non si può non tifare per loro perché non sono loro i cattivi, o meglio, non solo loro sono cattivi.
Sì, i cattivi sono ovunque. Il male è ovunque, in ogni cuore. Questo dice Shirley Jackson. E il male può manifestarsi di colpo, può essere covato, può essere, forse, scusato... ma c'è ovunque.

Il mio è un consiglio spassionato: leggete questo romanzo. Ha punte di pazzia, frammenti di grottesco, manciate d'amore e spruzzi d'odio. E tutto è miscelato con una sapienza inimitabile.

15/09/10

Non è un paese per vecchie

"I vecchi sono numeri. Numeri che ci fanno paura, come quell'uno su tre che riguarda la percentuale di anziani che abiteranno il nostro paese di qui ai prossimi anni. I vecchi non si vedono: nei piccoli paesi capita ancora di incontrarli al braccio di una badante dalle braccia larghe. Nelle città, qualora si avventurassero fuori di casa, vengono superati in corsa, con una scrollata di spalle e uno sbuffo di insofferenza. I vecchi non esistono: appaiono di rado in televisione, specie se di sesso femminile. O meglio, si vedono a volte quelle rare e preziose donne impossibili da ignorare, come Rita Levi Montalcini o Margherita Hack. Quanto alle altre, a volte si mimetizzano fra ospiti e comparse sotto i cinquantacinque anni (la soglia di apparizione televisiva per le donne) fingendo di esserne coetanee, o accettando di recitare l'antico ruolo della megera. I vecchi non vendono, non piacciono, non hanno appeal: su quotidiani e telegiornali appaiono soltanto quando sono vittime di una truffa o di un colpo di calore. O quando, se donne, osano innamorarsi di un uomo più giovane. Se concepiscono dopo i sessant'anni, sono la vergogna del loro sesso. Dura, comunque, poco: una copertina, un articolo nelle pagine interne la settimana successiva, un trafiletto, e tutto è dimenticato. I vecchi danno fastidio. È sempre stato così: ma adesso, e soprattutto nel nostro paese, avviene qualcosa di diverso. C'è una sola generazione. Quella dei cinquanta-sessantenni." (dall'introduzione)
Parlare di questo libro mi risulta difficile. Spesso mi risulta difficile parlare di un libro, ma in questo caso è ancora più complesso perché ci sono molte cose che sarebbe giusto dire, citare, appoggiare o contestare. Dunque ho deciso di fare così: vi consiglio di leggerlo, così poi ognuno può farsi la propria idea e vi accenno solo un paio di cose che mi hanno impressionato.


Se c'è una cosa che di questo libro mi ha colpito, quella è il senso di odio; mi ha colpito come un tir in corsa, davvero.
Spesso la Lipperini riporta commenti trovati in internet, articoli, reportage, citazioni e sono rimasto sconvolto dal carico d'odio verso i vecchi che questi contengono. O perché sono lenti, o perché 'ci mangiano soldi con le pensioni', o perché sono inutili, o perché bisogna farli fuori... mah!
Quello che mi fa paura è l'immagine che abbiamo, e che ci danno, dei vecchi e della vecchiaia. Io leggevo queste pagine e mi chiedevo: ma non lo sanno che anche loro, me lo auguro, arriveranno a essere vecchi?
Ecco, questo libro vuole mostrare cosa si pensa dei vecchi. Cosa si pensa della vecchia. Cosa si pensa della morte, anche. Ed è alquanto sconcertante scoprire alcune cose a cui non avevo mai fatto caso, pur avendole sotto gli occhi.

Io non posso negare di avere un po' di paura della vecchiaia. Non so se dipenda dalla società in cui viviamo, però la paura ce l'ho, ed è una paura legata allo 'stare male'. Ho paura del dolore. E per quel che riguarda la morte, ho paura di perdere i miei cari. Credo sia normale, ma credo sia normale invecchiare, che non bisogna rimanere sempre giovani e che, soprattutto, si abbia il diritto di vivere dignitosamente a qualunque età e che l'odio faccia solo che male.

14/09/10

Somewhere

Sono andato a vedere Somewhere ancora una settimana e mezza fa, appena uscito, perché io amo i film di Sofia Coppola. Un paio di giorni fa, questo film vince il Leone D'Oro al festival di Venezia e quindi c'ho un po' pensato sù.
Non so se meritava di vincere questo premio, e non lo so per il semplice fatto che io non ho visto gli altri film in concorso. Però sono felice per questa vittoria perché, a mio avviso, questa regista ci sa fare.
Somewhere è un film che parla di un attore famoso, perso in una vita di eccessi, che si scopre vuoto nel momento in cui è 'costretto' a passare un po' di tempo con la figlia. Ora, la storia sa di già sentito in una maniera incredibile, però... però... Sofia la sa raccontare nel suo solito modo, un modo silenzioso, calmo. Quello di Sofia è un cinema di immagini e di poche parole. Il fattore 'vuoto' non viene sbandierato, non è una commedia in cui l'attore fa capire che nella vita c'è di più. Per tutta la durata della pellicola c'è un solo momento in cui il protagonista si dispera apertamente per la sua 'situazione', solo quel minuto e nulla più. E anche alla fine, non si sa cosa questo personaggio decida di fare.
Credo che il bello stia proprio qui, raccontare una cosa molto abusata in una maniera diversa, forse più delicata, forse più 'vera'.
A me è piaciuto.


10/09/10

Un test... rubato!

Ho trovato questo test sul blog The Book-lover, e mi sembrava carino riproporlo. Ovviamente potete rispondere anche voi! :D

1) Quale libro stai leggendo attualmente?
Abbiamo sempre vissuto nel castello, di Shirley Jackson
2) Perchè l'hai scelto?
Perché ha un titolo bellissimo e un incipit fenomenale!
3) Ti piace farti consigliare libri dagli amici?
Sì, specialmente se sono amici lettori di cui mi fido ;)
4) Lo scaffale che visiti per primo in libreria?
Le novità, poi il fantasy.
5) Il tuo libro preferito?
Alice nel paese delle meraviglie, di Lewis Carroll
6) Quello più brutto?
La testa perduta di Damasceno Monteiro, di Antonio Trabucchi
7) L'ultimo libro che hai letto?
Non è un paese per vecchie, di Loredana Lipperini
8) Quello che aspetta sullo scaffale da anni?
Molto, troppi, ma il primo che mi viene in mente è Il conte di Montecristo, di Dumas
9) Quello che rileggeresti?
Alice nel paese delle meraviglie, sempre!
10) Quello che non hai compreso?
Non saprei... direi La testa perduta di Damasceno Monteiro.
11) Quello che hai lasciato a metà senza rimpianti?
Nessuno. Senza rimpianti nessuno.
12) Quello che hai lasciato a metà a malincuore?
Eh, tutti quelli che ho lasciato a metà... ma forse più di tutti La pioggia deve cadere, una raccolta di racconti di Michel Faber. Io i racconti li devo leggere a piccoli morsi, ma Faber non se lo merita.
13)Quello con il miglior finale?
Penso... Blueeyedboy (ossia Il ragazzo con gli occhi blu) di Joanne Harris. Ma non ne sono sicuro... dovrei passare qualche giorno a pensare a tutti i finale.
14)Quello più divertente?
Morty l'apprendista, di Terry Pratchett
15)Quello più triste?
Mmh... a me viene in mente Le querce di Albion di Marion Zimmer Bradley perché ha un finale sconvolgente, per la mia emotività.
16)Quello più originale?
Alice nel paese delle meraviglie
17)Quello che più ti estrania dalla realtà?
Forse Strane creature, di Tracy Chevalier. E' in aprte una storia vera, ma mi da un senso di sospensione, di estraneazione dalla realtà.
18) Quello che avresti voluto scrivere tu?
Alice nel paese delle meraviglie, ma anche Pan, di Francesco Dimitri.
19) Tre libri che vorresti leggere in futuro
Accabadora, di Michela Murgia
La strada, di Cormac McCarty
Lasciami entrare, di Lindqvist
20) Tre autori che ti piacciono.
Marion Zimmer Bradley
Virginia Woolf
Joanne Harris
21) Tre personaggi letterari tra i tuoi preferiti
Il Cheeshire Cat (alias Lo Stregatto), di Alice nel paese delle meraviglie
Phedre, di Il dardo e la rosa
Elian, de Le querce di Albion
22) Tre libri che non avresti voluto leggere
La testa perduta di Damasceno Monteiro
e basta... solo quello non avrei voluto leggere, il resto, nel bene e nel male, lo rileggerei. Sì, quel libro mi ha scioccato.
23) Tre autori che non ti piacciono.
Non so... è difficile... Perché se un libro non mi è piaciuto non ho più letto altro dell'autore, agari, quindi non saprei giudicare.
24) Tre personaggi letterari che detesti
Alice, non la sopporto ma la amo! (Sì, son pazzo!XD)
Mr. Darcy, non lo sopporto proprio, per quanto ami Orgoglio e pregiudizio.
E forse Bella Swann... è troppo rimbambita per i miei gusti.
25) Il tuo racconto preferito?
La distanza della Luna, di Calvino.
26) Il libro della tua infanzia?
Non ho libri nella mia infanzia. Ma un racconto dei Grimm: L'uccello d'oro.
27) Il primo libro da "adulto"?
Ramses. La dimora millenaria, di Christian Jacq
28) Un libro che hai comprato solo perchè ti piaceva il titolo?
Strane creature
29) Un libro che hai comprato perchè ti piaceva la copertina?
Moltissimi, ma direi La leggenda di Hotori, di Lian Hearn.
30) Classici o Moderni?
Moderni
31) Ottocento o Novecento?
Ottocento, forse.
32) Il più bel film tratto da un libro?
Va bene anche se non ho letto il libro? Direi Espiazione. Se invece devo dirne uno di cui ho letto il libro, allora dico Chocolat.
33) Il primo libro che ti viene in mente?
La donna alata, di Joanne Harris
34) Un libro che sei stato obbligato a leggere e non ti è piaciuto?
La testa perduta di Damasceno Monteiro. Sì, son fissato, e traumatizzato!
35) Un libro che sei stato obbligato a leggere, ma ti è piaciuto?
Le avventure di Huckleberry Finn, di Mark Twain... non son sicuro di aver scritto correttamente il nome, ma avete capito lo stesso.
36) Il tuo genere preferito?
Se devo sceglierne uno direi la narrativa fantastica.

Scusa Keira se ti ho rubato il test! ;)

09/09/10

E' un paese per Pearl

Sto leggendo Non è un paese per vecchie. Mi sta facendo scoprire cose a cui non avevo pensato... e anche una grande quantità di astio. Ne consiglio la lettura, ma comunque ve ne parlerò fra qualche giorno.
Allo stesso tempo, questo libro mi ha fatto capire cosa farne di Pearl.
Ringrazio.

07/09/10

L'aurora delle streghe


Abril Esteban è una “kalé” e vive alla periferia di Barcellona. Si oppone a una
vita di gitana e trova lavoro in un teatro. S’innamora di uno dei figli del
proprietario che, poco tempo dopo, perde la vita in un incidente durante lo
spettacolo. Non crede alla fatalità dello stesso e viene spinta a leggere
antichi libri di stregoneria. Inizia un percorso di “strega” tanto misterioso
quanto tragico, fino a un inaspettato finale…
Leggere questo romanzo è stato un piacere. Un vero piacere!
Reverdito torna al fantasy e lo fa pubblicando un libro davvero ben costruito, e i motivi che mi portano a pensarla così sono molteplici.
Per prima cosa la scrittura: il testo gode di una fluidità davvero impressionante. Le frasi scorrono che è un piacere e non ti accorgi di essere arrivato già alla fine, di esserci arrivato così presto... non puoi far altro che intristirti per aver già concluso la tua avventura con Abril.
Poi la decisione di alternare due tempi diversi. Tutto il romanzo è infatti diviso in due: il pre-fattaccio e il post-fattaccio, e questo pre e post si alternano continuamente. Mai una scelta del genere è stata più azzeccata, perché pur intuendo quello che era successo, tu lo comprendi davvero solo alla fine del testo. Arrivi a capire appieno la vicenda solo a fine romanzo... è davvero una bellissima trovata!
I personaggi sono ben costruiti, Abril non può non affascinare il lettore, così come non si può non trovare simpatico Eneko Serrano, pur vedendolo quasi di sfuggita, così come non si può rimanere indifferenti di fronte alla creazione di una creatura come il Flawed, l'Imperfetto mangiatore di lacrime, davvero un0invenzione interessantissima...
Ma il bello di questo romanzo è, forse, altro. Come ogni buon testo fantastico, L'aurora delle streghe passa attraverso la magia per parlare d'altro, e lo fa in maniera tale da non risultare pesante. Quando si inseriscono temi importanti in un libro si corre sempre il rischio di incappare nel trattato filossofico, mentre Falconi, qui, riesce a gestirsi benissimo, gettando al lettore spunti interessanti che possono far riflettere, non abbandonado però il romanzo di intrattenimento.
Scopro così ancora una volta che l'ossessione è davvero un sentimento che muove molte cose. Anche in questo libro l'ossessione è una possente forza motrice. L'ossessione per l'amore, l'ossessione di essere normale, l'ossessione di tenere le proprie radici... già, perché L'aurora delle streghe è anche un romanzo che porta al lettore il tema della diversità, dell'integrazione raziale e lo fa senza dare giudizi.
La protagonista vuole rinunciare alle sue origini, vuole integrarsi nella società spagnola, e forse è anche questo che la spinge a innamorarsi di Jago Serrano, una persona che riesce a farla sentire normale quando quasi tutti gli altri la trattano da reietta. La madre della protagonista è invece il contrario, vorrebbe far risaltare l'importanza dell'essere una Kalé. Nel libro si parla del razzismo nei confronti della comunità gitana, ma si parla almeno in un paio di occasioni anche del fatto che, a volte, la stessa comunità gitana è causa di quest'allontanamento dalla società 'normale'. Falconi si dimostra così molto intelligente, mostrando alcuni dei punti dolenti della questione, ma mostrando che i torti, forse, ci sono da entrambe le parti e che è compito di tutti trovare una soluzione.
E l'ossessione, come dicevo prima. Una forte ossessione. Un'ossessione causata dal razzismo (quella di Abril di voler essere 'normale') e un'ossessione d'amore, un amore mai provato prima da Abril, che la porta a rompere uno degli equilibri più importanti, quello della vita e della morte. Quale innamorato non vorrebbe riportare in vita l'amore che è mancato? Ma cosa si fa quando l'amore ritornato non è più la persona che si conosceva prima?
Ecco, ne L'aurora delle streghe si parla di tutto questo e lo si fa con capacità e freschezza e con un colpo di scena finale da togliere il fiato. Ora non si può far altro che attendere un seguito, un seguito che io bramo già molto!
Per concludere volevo fare i complimento a Falconi anche per il continuo miglioramento che intravedo. Ho letto poco di suo, oltre a questo solo Prodigium, però lo trovo notevolmente migliorato e il suo trattare così apertamente dei temi interessanti, come anche del caso ti Gothica, beh, va tutto a suo merito.
Leggete tutti L'aurora delle streghe. Leggete, che poi ne parliamo! ;)

Link che non mi piacciono

Ecco, come immaginavo siamo arrivati al punto in cui La Murgia è una pazza femminista isterica invidiosa di un complimento che non è stato rivolto a lei. Vi lascio un paio di link. Leggeteli e pensate quello che volete.
Quello che mi fa tristezza è questo non capire cosa c'è di male in questo 'complimento', che poi, dico io, non si poteva semplicemente dire 'Che eleganza signora Avallone!' e passare subito al libro? Bisognava per forza sofefrmarsi sul décollette? Bisognava per forza apprezzarlo al microfono e chiedere alle telecamere di inquadrare per bene? Questo è solo un complimento? Io non credo proprio... ma magari mi sbaglio.
- QUI un commento di Vespa.
- QUI un articolo di Sgarbi.
- QUI qualche riga su Affaritaliani.

Intervista a Michela Murgia

Oggi vi lascio con una segnalazione legata al post di ieri.
Girovagando per la rete a caccia di notizie e informazioni riguardanti l'Accabadora, ho trovato questa videointervista divisa in tre parti fatta da Booksweb all'autrice del libro, Michela Murgia. E' un'intervista molto interessante e ho trovato l'autrice davvero una persona molto delicata e intelligente; ho sempre più voglia di procurarmi questo libro! Vi invito a darci un'occhiata cliccando QUI. Sotto il video ci sono poi i link per accedere alla visione della parte due e della parte tre.
Buona visione!

06/09/10

Il Campiello: segnalazioni e note a margine

Oggi, leggendo le notizie riguardanti il premio Campiello, ho scoperto che il libro vincitore sembra davvero interessante. Si tratta di Accabadora, di Michela Murgia.

La trama:
Perché Maria sia finita a vivere in casa di Bonaria Urrai, è un mistero che a Soreni si fa fatica a comprendere. La vecchia e la bambina camminano per le strade del paese seguite da uno strascico di commenti malevoli, eppure è così semplice: Tzia Bonaria ha preso Maria con sé, la farà crescere e ne farà la sua erede, chiedendole in cambio la presenza e la cura per quando sarà lei ad averne bisogno. Quarta figlia femmina di madre vedova, Maria è abituata a pensarsi, lei per prima, come "l'ultima". Per questo non finiscono di sorprenderla il rispetto e le attenzioni della vecchia sarta del paese, che le ha offerto una casa e un futuro, ma soprattutto la lascia vivere e non sembra desiderare niente al posto suo. "Tutt'a un tratto era come se fosse stato sempre così, anima e fili'e anima, un modo meno colpevole di essere madre e figlia". Eppure c'è qualcosa in questa vecchia vestita di nero e nei suoi silenzi lunghi, c'è un'aura misteriosa che l'accompagna, insieme a quell'ombra di spavento che accende negli occhi di chi la incontra. Ci sono uscite notturne che Maria intercetta ma non capisce, e una sapienza quasi millenaria riguardo alle cose della vita e della morte. Quello che tutti sanno e che Maria non immagina, è che Tzia Bonaria Urrai cuce gli abiti e conforta gli animi, conosce i sortilegi e le fatture, ma quando è necessario è pronta a entrare nelle case per portare una morte pietosa. Il suo è il gesto amorevole e finale dell'accabadora, l'ultima madre.
Come dicevo, la trama mi intriga e credo proprio che sarà uno dei miei prossimi acquisti. Ci tenevo a segnalarvelo.

Detto questo, le notizie riguardanti il Campiello parlano per lo più della polemica che è nata dopo alcuni apprezzamenti di Vespa nei confronti del decolletté della Avallone, e dopo il pensiero della stessa Murgia su questo episodio.
Ora, io capisco il sense of humor e tutto il resto, però credo proprio che gli apprezzamenti del presentatore non ci stessero proprio, anzi. Se in più lo dici anche in diretta TV e chiedi alla regia di inquadrare la scollatura della scrittrice, beh, allora per me non si è più nel sense of humor...
Penso, purtroppo, che le parole della Murgia siano tristemente veritiere: «Quando c'è di mezzo una donna, si va sempre a parare sul corpo. Non importa la sua intelligenza, non importa se viene festeggiata, premiata, perché ha scritto un libro importante. Tutto si svilisce, si riduce alla carne».

Poi, sempre oggi, una persona che conosco tramite la rete mi dice che, dopo aver appeso dei volantini in cui si offre di dare ripetizioni, riceve dei messaggi che le chiedono se pensa di essere disposta a fare anche altro per raccimolare qualcosa.
Posso essere ingenuamente schifato?

02/09/10

Non è un paese per vecchie

Vi segnalo, forse troppo in velocità, QUESTO POST apparso su Lipperatura. E' un'intervista apparsa su Gioia in cui Loredana Lipperini parla del suo nuovo libro, Non è un paese per vecchie, uscito giusto ieri. Credo possa fornire delle conoscenze che ci sfuggono... direi che dovremmo cercare di leggerlo.

"I vecchi sono numeri. Numeri che ci fanno paura, come quell'uno su tre che riguarda la percentuale di anziani che abiteranno il nostro paese di qui ai prossimi anni. I vecchi non si vedono: nei piccoli paesi capita ancora di incontrarli al braccio di una badante dalle braccia larghe. Nelle città, qualora si avventurassero fuori di casa, vengono superati in corsa, con una scrollata di spalle e uno sbuffo di insofferenza. I vecchi non esistono: appaiono di rado in televisione, specie se di sesso femminile. O meglio, si vedono a volte quelle rare e preziose donne impossibili da ignorare, come Rita Levi Montalcini o Margherita Hack. Quanto alle altre, a volte si mimetizzano fra ospiti e comparse sotto i cinquantacinque anni (la soglia di apparizione televisiva per le donne) fingendo di esserne coetanee, o accettando di recitare l'antico ruolo della megera. I vecchi non vendono, non piacciono, non hanno appeal: su quotidiani e telegiornali appaiono soltanto quando sono vittime di una truffa o di un colpo di calore. O quando, se donne, osano innamorarsi di un uomo più giovane. Se concepiscono dopo i sessant'anni, sono la vergogna del loro sesso. Dura, comunque, poco: una copertina, un articolo nelle pagine interne la settimana successiva, un trafiletto, e tutto è dimenticato. I vecchi danno fastidio. È sempre stato così: ma adesso, e soprattutto nel nostro paese, avviene qualcosa di diverso. C'è una sola generazione. Quella dei cinquanta-sessantenni." (dall'introduzione)

La compagnia dell'anello

In questo primo romanzo della trilogia di Tolkien, il lettore conosce gli Hobbit, minuscoli esseri saggi e longevi. Frodo, venuto in possesso dell'Anello del Potere, è costretto a partire per il paese delle tenebre. Un gruppo di Hobbit lo accompagna e, strada facendo, si associano alla compagnia altri esseri: Elfi, Nani e Uomini, anch'essi legati al destino di Frodo. Le tappe del cammino li conducono attraverso molte esperienze diverse, finché la scomparsa di Gandalf, trascinato negli abissi da un'orrenda creatura, li lascia senza guida. Così si scioglie la Compagnia dell'Anello e i suoi membri si disperdono, minacciati da forze tenebrose, mentre la meta sembra disperatamente allontanarsi.
Esordisco dicendo che, quando finisco di leggere un libro, di norma faccio un giro su aNobii e ibs per leggermi qualche recensione, giusto per capire cosa ne pensa la gente. Su Il signore degli anelli, però, mi è risultato difficile trovare recensioni oggettive, nel senso che tendono spesso a dire: "Ah! Capolavoro!" oppure "Uff! Una grande put...ta!". Tra questi commenti, però, ce n'è uno che mi ha lasciato perplesso e che vorrei segnalarvi. Dice:
penso che la lettura di un libro debba insegnarti qualcosa che possa servirti nella vita, non penso a cosa possa servire aver conosciuto gli hobbit visto che sicuramente non ne incontrero'neanche uno!!!!roba da bambini..
Non so bene perché mi vien da citarlo, però mi ha davvero 'scombussolato'... mi chiedo quanti condividano questo pensiero. Non dico altro e passo al libro...

Ecco, è difficile dare un'opinione su un testo del genere perché, come per esempio Harry Potter, è entrato in maniera prepotente nell'immaginario comune e spesso si tendono ad avere pensieri che derivano da una serie infinita di fattori esterni, magari anche poco legati al romanzo ma che col tempo gli sono stati appiccicati addosso. Tenterò di fare del mio meglio.
Preciso anche che parlo esclusivamente de La compagnia dell'anello, e non del Signore degli anelli.

Questo è un libro, per me, difficile. L'avevo iniziato già 2/3 volte ma solo ora sono riuscito a finirlo. Perché? Perché Tolkien è prolisso. Perché Tolkien, o il traduttore, usa espressioni arcaiche e poco familiari ai lettori contemporanei. Perché si hanno troppo in testa i film di Jackson. Leggerlo, quindi, non è così immediato come potrebbe sembrare.
Ora, però, mi trovo a dire che ho davvero apprezzato lo stile usato da quest'autore e ho follemente amato le espressione desuete e le molte descrizioni. Spesso leggo commenti che attaccano le lungaggini inutili alla storia di un romanzo; io invece le difendo. Le lunghe narrazioni di Tolkien, così come quelle della Carey o di King comunque, a parer mio servono per rendere reale il mondo e la storia; senza di queste sarebbe tutto molto più finto.
Resta il fatto che J.R.R. sapeva come costruire una storia e come costruirla bene. I personaggi sono presentati in maniera egregia, l'ambiente è ben costruito, e poi io adoro sentire i personaggi dei libri parlare delle vecchie leggende.
Ecco, l'unica cosa, effettivamente, è il continuo cantare. A volte ho trovato fuori luogo l'inserimento di una canzone, però è l'unico punto che contesto.

Cosa interessante, e a cui ho pensato solo dopo che, in qualche suo post, Lara Manni l'ha accennato, è il fatto che mentre, in genere, lo scopo dell'eroe è quello di trovare un manufatto del potere, in questo caso l'eroe deve distruggerlo. Lo scopo di Frodo & Co. è distrugge l'unico anello, quello che controlla tutti gli altri. Il loro scopo è distruggere il potere assoluto per conquistare la libertà, non ottenere il potere assoluto per eliminare il nemico. Trovo sia un punto molto interessante.
Altro fattore ben costruito è il bene/male che c'è in ogni personaggio. Potremmo dire che qui non c'è il buono, perché tutti sono tentati dall'anello. Certo, c'è chi sa resistere, ma tutti vengono tentati e chiunque lo porti ne viene comandato, anche se in minima parte.
E poi il concetto del potere che logora. Chi possiede l'anello sembra acquistare potere, ma in verità deperisce, come Gollum.
In somma, questo libro mi è piaciuto e mi fa pensare... però, per dire qualcosa di più preferisco attendere la lettura dei due volumi conclusivi.

01/09/10

La morte e l'amore

La morte.
Ho iniziato ad aver paura della morte quando ho iniziato a legarmi alle persone. O comunque quando ho preso coscienza del legame che mi univa a certe persone.
Ho pianto su dei morti, ma più per le persone che avevano lasciato qui che per i morti stessi.
Ecco perché dico che l'amore mi ucciderà. Non è la morte che mi spaventa, ma la perdita delle persone care.

Credo che Twain abbia scritto un pezzo fondamentale su questa cosa, e precisamente del Diario di Eva:
E' mia preghiera ed è mio desiderio di poter lasciare questa
vita insieme... Un desiderio che non svanirà mai dal mondo, ma che troverà posto
nel cuore di ogni moglie innamorata, per tutta l'eternità; e sarà definito col
mio nome.
Ma se uno di noi dovrà andarsene prima dell'altro, la mia
preghiera è che possa essere io; perché lui è forte, io sono debole, non sono
tanto indispensabile per lui, mentre lui lo è per me... La vita senza di lui no
sarebbe vita. Come potrei sopportarla? Anche questa preghiera è immortale e non
cesserà di essere innalzata al Cielo fin quando la mia discendenza continuerà ad
esistere. Io sono la prima donna, e mi perpetuerà fino all'ultima donna della
terra.
SULLA TOMBA DI EVA:
Adamo: Ovunque lei fosse, lì era l'Eden