21/02/11

Intervista a Danilo Giovanelli

Oggi ho il piacere di avere come ospite Danilo Giovanelli, autore del bellissimo Il segreto del Morbillaio, una storia davvero piacevolissima edita da XII Edizioni.

Il libro ve lo consiglio caldamente, così come vi consiglio caldamente di leggere questa intervista.
Un grazie doveroso a Danilo, per la disponibilità e per la simpatia, e uno a Fabrizio per essere stato il mio 'ponte' verso l'autore XD.


Ciao Danilo e benvenuto su le mele del Silenzio.
Direi di iniziare con una domanda standard, giusto per rompere il ghiaccio...

1. Chi è Danilo Giovanelli? Presentati a chi non ha ancora avuto la fortuna di leggerti.

Ciao a tutti. Che posso dire di me? Sono un bipede miope ingevignettore, una roba strana che non auguro a nessuno. Le diverse passioni che hanno combattuto in me fin dall’età della ragione (dico così ma in realtà non penso di averla ancora raggiunta) hanno prodotto molteplici tensioni creative che, come in una pentola a pressione mal realizzata, alla fine sono esplose, dando vita ad alcuni romanzi, alcuni racconti, alcune vignette, un discreto tecnico.
Chiaro no? No, eh? Appunto…

2. E la passione per la scrittura? Quando nasce?

In ordine di tempo è forse la più recente, nasce alle superiori e si concretizza con la vittoria di un piccolo concorso. Penso sia l’evoluzione naturale di una sana fame di lettura che ho avuto sin dall’infanzia. Presumo sia un meccanismo standard: se si legge tanto prima o poi si ha voglia di scrivere, se poi la voglia di scrivere si concretizza in qualcosa di decente che altri hanno piacere di leggere prosegue, altrimenti si estingue. Fa parte di un ciclo biologico.

3. Raccontaci un po' la genesi del Morbillaio. Com'è nata questa storia?

Nasce dal pensiero di giostrare un gruppo di strani bambini. Perché strani e perché bambini? Strani perché mi sono trovato bene della dimensione del fantastico surreale, mi diverto a scriverne e ho notato che il mio divertimento traspare e diverte anche il lettore. Bambini perché il contrasto si accentua, a mio avviso, attribuito ad un ragazzino, e rende il personaggio emotivamente ancora più forte. La pacata confusione di Ebète e la candida convivenza ectoplasmatica di Cassandra, ad esempio, sottolineano questo concetto e lo enfatizzano: già farebbero ridere in un adulto, ma in un bambino le trovo esilaranti.
All’opposto, forse, in parte la stranezza è legittimata: un adulto impazzirebbe, un bambino lo accetta, diventa la sua normalità, e se glielo fai notare ti guarda come se fossi tu lo strambo.
E tu te lo chiedi (io lo faccio spesso): non sarò io quello strano?

4. Come racconteresti, in poche parole, il tuo libro?

La piccola avventura di un gruppo di insoliti bambini, alla ricerca della soluzione del mistero di una poesia ritrovata.

5. "Il segreto del Morbillaio" è un libro molto divertente, molto particolare... mi viene da pensare che non sempre sia stato così facile da scrivere. Cosa ci dici a questo riguardo?

Non saprei bene cosa rispondere. Scrivere un romanzo non è facile, in generale, secondo me. Ma è anche vero che ci sono momenti nei quali si è in particolare stato di grazia, durante i quali sembra che le idee ti piovano dall’alto e tu non devi fare altro che avere una tastiera sottomano e riportarle pari pari (escludiamo ovviamente tutta la parte di revisione, editing, lettura all’ennesima potenza, eccetera).
Il Morbillaio ha avuto un inizio stentato, è rimasto nel cassetto (era poi una cartella dei Documenti di Windows, ma il cassetto sortisce più effetto) per quasi un anno, poi è stato ripreso e terminato a fiume, per l’appunto in uno di quei rari stati di grazia, nel giro di tre intense settimane.
Molto spesso, durante quel periodo, pensavo che sarebbe rimasto un promettente inizio e basta: questa è forse la vera difficoltà, vincere le tue stesse paure.


6. Da dove nascono i nomi dei personaggi? Sono tutti particolari e mi incuriosiscono molto.

Nascono essenzialmente dalla commistione tra la mia passione per il disegno umoristico e la scrittura. Scrivo come li immagino e li disegno come li scrivo.

7. Quanta ricerca hai fatto per i personaggi? Cioè, abbiamo un super genio, un esperto in tecnologia... sapevi già tutte queste nozioni di tuo?

Direi di no: non sono posseduto, non sono un secchione terminale, non conosco molte lingue, sono relativamente sano e non gioco da anni ai videogame. Ma, possessioni a parte, ritengo che siano aspetti comuni della contemporaneità, nevrosi date dalla vita iperveloce che conduciamo e che non ha nulla a che vedere con i ritmi naturali. Enfatizzare questi aspetti mi permette di sottolinearne quelli che, a mio avviso, sono i pericoli. Ridicolizzarli mi aiuta a non temere che il futuro vi possa anche lontanamente assomigliare.

8. All'interno della storia c'è anche un argomento molto interessante che tu tratti: il mito. Il mito idealizzato e amato da tutti, il mito come simbolo di un popolo, in questo caso di una cittadina.. ecco, quanto sono importanti per noi i miti? Cosa siamo disposti a fare pur di preservarli? E perché?

Tutte le civiltà hanno miti, servono per poter credere in qualcosa, a dare un motivo alla nostra presenza su questo mondo (i miti non sono altro che le religioni dei vinti: se l’ha già detto qualcuno questa è una citazione, altrimenti voglio il copyright ;-).


9. Hai avuto dei testi di riferimento, durante la stesura del libro? Libri a cui ti sei ispirato?

Come spesso dico amo molto Benni, e di certo “La compagnia dei Celestini” è sempre vivo in me. Per il resto è difficile che mi ispiri ad altri libri, più facile che nella stesura le atmosfere dei libri letti vi rientrino.
Ritengo sia naturale, la legge dell’energia vale anche per la letteratura: nulla si crea, tutto si trasforma.

10. Tu sei anche disegnatore... com'è disegnare alcuni passaggi di una propria storia?

Nel mio caso abbastanza naturale!

12. Se penso alla caratterizzazione estetica di certi personaggi mi viene spontaneo chiederti: quanto la tua passione per il disegno ha influenzato la scrittura? Nel senso che alcune cose sono molto 'visive'.

Come dicevo prima l’influenza è a doppio senso, e non c’è aspirina: scrivo come disegnerei e disegno come scriverei.

13. Progetti futuri? Stai scrivendo qualcosa di nuovo? Oppure lavorando su inediti già scritti ma non ancora dati alle stampe, come si vede sul tuo blog?

Queste domande andrebbero condivise con l’editore. ;-)
Per il momento non ho progetti particolari, ma qualcosa di già scritto e qualcosa di iniziato, come dire, c’è sempre…

Grazie mille per il tempo che mi hai dedicato e... buon lavoro!

Grazie a voi!
E per ringraziarvi meglio per la disponibilità permettetemi di allegare una veloce vignetta che rende omaggio al vostro sito.
Protagonista: il maestro Tomino.


Ciao!

Oh! Ma che bella vignetta Danilo! Grazie di cuore, davvero grazie di cuore! *__*

6 commenti:

  1. Ma che bella intervista! Con tanto di vignetta melosa alla fine! Questo libro mi incuriosisce proprio, grazie Voce per questa interessante segnalazione^^

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  2. Io te lo consiglio Daisy, perché mi ha molto divertito! :)

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  3. Davvero una simpatica intervista, compresa la vignetta finale, davvero carina! :D

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  4. Vero? E' piaciuta molto anche a me! *__*

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  5. Silvia Gherardini2/22/2011

    Jov, il maestro Tomino e' uguale a te ma coi capelli! ;-)
    ps. ho letto il libro, e' bello, leggetelo..

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  6. DIMITRI2/22/2011

    Bel libro, surreale, divertente, leggero.
    A quando il prossimo paese surreale (Ruscazza per i Bastardi, e Vermiziano per il Morbillaio) con i suoi strambi abitanti? Spero presto.

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