Cari lettori, siccome ci stiamo avvicinando al Natale, da queste parti stiamo diventando di giorno in giorno più buoni, tanto buoni da lanciare un nuovo, imperdibile giveaway.
Grazie al Magnifico Imperatore Bianco e, ovviamente, all'autore Francesco Barbi, le mele del Silenzio mette in palio una copia autografata de Il Burattinaio, atteso seguito del tanto acclamato L'Acchiapparatti.

Il burattinaio
di Francesco Barbi


L’Oracolo, sopravvissuto sette volte al Tocco della Luce, ha predetto la caduta del Regno di Olm. L’Arconte Ossor, uno dei pochi che ancora credono nel potere del chiaroveggente, torna a consultarlo e si convince che l’imminente catastrofe sia in qualche modo legata alla scomparsa del mostro di Giloc, precipitato quattro anni prima, in circostanze alquanto misteriose, sul fondo di un crepaccio nelle lontane Terre di Confine.
Un manipolo di Guardiani dell’Equilibrio, inquisitori incaricati di reprimere ogni forma di eresia e stregoneria, parte da Olm per far luce sulla vicenda. È il loro capo, l’Indice, a sovrintendere alle operazioni per la riesumazione del mostro e a condurre le indagini circa la comparsa di un presunto stregone nel vicino paese di Tilos. Schiavo della spinavera e spietato, raccoglie voci e dicerie, interroga e tortura i paesani per scoprire l’identità e la dimora di colui che cerca. Fiuta e segue le tracce dell’acchiapparatti di nome Zaccaria fino a Ombroreggia, dove lo cattura e lo rinchiude in un gabbiotto di ferro per condurlo a Olm. Ma Zaccaria «ospita» in sé un terribile segreto. Ci sono giorni in cui il gobbo parla attraverso di lui. Ci sono giorni in cui è un terzo ad abitarlo…
Molti altri saranno trascinati nel viaggio attraverso e oltre le Terre di Confine, verso Olm: Gamara, il cacciatore di taglie accecato dalla sete di vendetta; i due bambini Steben e Nodo, incatenati sul carro del raccogli-orfani; Orgo il gigante, in cammino dietro di loro; la strega strabica con la procace figlia adottiva e l’amica ex prostituta, unite nel disperato tentativo di salvarsi e di salvare Zaccaria. Tutti protagonisti, tutti ignari di essere pedine nelle mani del burattinaio. Non è un caso che il mostro in decomposizione, nascosto su una chiatta, venga condotto via fiume nella stessa direzione.
Il burattinaio aspetta da lungo tempo. Ha concepito un piano diabolico.

Da L’acchiapparatti a Il burattinaio,
dagli emarginati ai folli.
Sinistri, enigmatici, squilibrati personaggi incrociano le loro strade per dar vita
a un intreccio mozzafiato che trascina
oltre i canoni del fantasy.
Tutti ignari di essere pedine nel piano
di vendetta del burattinaio.


L'AUTORE:
Francesco Barbi è nato a Pisa nel 1975. Laureato in Scienze Fisiche, è insegnante di matematica e fisica nella scuola superiore. L’acchiapparatti, il suo romanzo d’esordio, pubblicato da Dalai editore nel 2010, ha riscosso un notevole successo di pubblico e di critica.

Cliccando QUI potrete leggere un estratto del romanzo, reso disponibile da 10 righe dai libri.


Ma come fare, dunque, per aggiudicarvi il prezioso volume omaggio? Molto semplice! Sarà sufficiente commentare questo post entro la mezzanotte del 14 dicembre. Già il giorno dopo, tramite un programma random, il nome del vincitore verrà magicamente estratto.

Ci tengo inoltre a precisare che questa non è la vostra sola possibilità di vincere il libro. Sul blog dell'Imperatore Bianco, infatti, un giveaway gemello partirà oggi e un'ulteriore copia sarà in palio.
Affrettatevi dunque a commentare qui e a fare visita a Castel Oricalco!

Se poi vi andranno male entrambe le iniziative... beh! Potete sempre acquistarlo! ;)


E' da poco disponibile, in formato digitale e non, il nuovo romanzo di Romina Principato.
Romina ha esordito qualche tempo fa col primo romanzo del ciclo fantasy I quattro re, ma questa volta ha deciso di affrontare atmosfere più cupe e legate alla caccia alle streghe e all'inquisizione italiana.
Non c'è che dire, un romanzo ambizioso che sicuramente vi incuriosirà!

I demoni di mezzanotte
di Romina Principato

Nell’Italia di inizio ‘500, la comunità di un piccolo paese sperduto tra le colline della Val Camonica, controllato dal Duca De Baccelli e lontano dai domini della Diocesi di Brescia, vive come può dedicandosi all'allevamento e all'agricoltura, oltre che alla preghiera nella piccola chiesa gestita dal frate domenicano Orazio.
In questa valle tranquilla, seppur molto povera, vivono Agata e Giacomo, fratelli gemelli di quindici anni, con la loro balia Amelìa, una donna piuttosto anziana che li ha cresciuti dopo la morte della madre naturale, avvenuta parecchi anni prima.
Per nascondere un passato piuttosto tragico, i tre abitano isolati dal resto della popolazione, su una collina esposta direttamente sulla vallata e sul piccolo borgo. Amelìa nonostante l'età è una donna molto forte e dura, temprata da esperienze che l'hanno segnata profondamente e molto ostile nei confronti della Chiesa e dei suoi rappresentanti, pur essendo cattolica. Agata e Giacomo sono cresciuti insieme a lei dall’età di cinque anni e da lei hanno appreso la difficile arte della sopravvivenza. I loro caratteri opposti li portano ad affrontare il mondo in maniera diversa, la prima timida e dolce, il secondo duro e serio.
A causa della sua timidezza e ingenuità, Agata verrà avvicinata con facilità da un personaggio troppo lontano dal suo ambiente di vita, che con abili menzogne la convincerà a partecipare a una festa organizzata sulla cima del Pianoro, una collina poco lontana dal paese.
Ma proprio quella festa sarà l'inizio del declino. Lì Agata riceve un'amara sorpresa e capisce che vi è stata portata solo per un unico scopo, che non è quello che pensava. Inoltre una misteriosa malattia comincia a uccidere molte persone e animali, e, assieme al freddo dell’inverno e alla siccità, rende la sopravvivenza del paese sempre più difficile.
Frate Orazio viene allertato da un pastore della presenza dei resti di un falò e, una volta constatata l'attendibilità della testimonianza, non può fare altro che avvertire la Chiesa e le autorità di Brescia, pur sapendo che l'arrivo dell'Inquisitore avrebbe cambiato per sempre le sorti del paese.
EDITORE: REI
PAGINE: 590


Per conoscere meglio lei e il suo nuovo lavoro, Romina ha gentilmente accettato di rispondere a qualche domanda. Vi lascio quindi con questa bella intervista e vi invito a leggere questo romanzo che, ovviamente, poi commenteremo insieme!

Ciao Romina e grazie per aver accettato di fare quattro chiacchiere "tra le mele".
Io partirei subito con la classica domanda di conoscenza: chi è Romina Principato?
Ciao e grazie a te per avermi ospitata nel tuo bellissimo blog! Allora, che dire di me, sono una ragazza di 26 anni con svariate passioni, tra cui quelle splendide e appaganti di andare a cavallo e scrivere. Adoro stare a contatto con la natura e con gli animali, e non resisto all'impulso frenetico di mettermi davanti a una tastiera a scrivere storie. Ho cominciato a farlo per gioco circa 9 anni fa, quando mi venne in mente una storia di Draghi e Cavalieri. Non avrei mai immaginato che sarebbe diventata una specie di dipendenza. A distanza di così tanto tempo la mia mente è diventata un pozzo di idee, peccato solo che la vita frenetica che conduco e i mille impegni non mi permettano di scrivere quanto vorrei.

Sei da poco in libreria con "I demoni di mezzanotte". Ce ne vuoi parlare? Com'è nata questa idea?
"I Demoni di Mezzanotte" è il mio secondo romanzo edito, un progetto nato per caso e diventato subito molto ambizioso. E' ambientato nel nord Italia, agli inizi del 1500, durante il difficile periodo delle guerre e dello strapotere della Chiesa, che si manifestava in tutta Europa con la caccia agli eretici e, in particolare, alle "streghe". Racconta la storia di Agata e Giacomo, fratelli gemelli rimasti orfani della loro madre in tenera età, e di Amelia, la loro tutrice; una semplice famiglia di umili contadini che cerca di sopravvivere al rigido inverno che imperversa sui monti della Val Camonica. La loro già difficile vita viene presto stravolta da alcuni episodi spiacevoli, che porteranno nella piccola comunità di Cemmo l'ombra indagatoria della Chiesa, e del suo più nero rappresentante: l'Inquisitore.
Il romanzo non è stato scritto di mia spontanea volontà, cioè non è nato per un'ispirazione improvvisa, dato che io sono sempre stata legata al genere fantasy e non mi sarei mai sognata di passare di colpo allo storico. La proposta mi era arrivata dallo stesso editore che mi ha pubblicata, Edizioni Rei, il quale cercava un romanzo che parlasse di streghe. E' stata una sfida che mi lanciò due anni fa e che io decisi di accettare, pur conscia delle difficoltà che avrei incontrato, prima fra tutte il fatto di non avere nemmeno un'idea di trama in testa. Io infatti non scrivo mai nulla se non ho prima anche solo una piccola ispirazione che dia lo slancio per stendere una storia.

Tu hai esordito già qualche anno fa col primo volume del ciclo "I quattro re", un fantasy che potremmo definire 'tradizionale'. Ora arrivi con questo nuovo libro che cambia del tutto genere, si tratta infatti di un gotico che ha radici ben piantate nello storico, con inquisizione e streghe. Come mai questo passaggio? Hai riscontrato delle difficoltà nel passare da un genere all'altro?
Come dicevo prima, il passaggio da un genere all'altro è stato un atto forzato. L'editore non voleva elementi fantastici nella storia, io ne avrei messi volentieri ma lui lo voleva sobrio e libero da fantasticherie. E così si sono presentati i primi problemi, proprio perché non sapevo da dove cominciare. E' stato difficilissimo per me non introdurre quelle caratteristiche tipiche delle trame a cui ero abituata, come la magia, e stendere una trama che fosse soddisfacente mi ha portato via parecchio tempo.

Questo dell'inquisizione, tra l'altro, è un periodo particolarmente buio e molto controverso. Ti sei documentata molto? E come sei riuscita a districarti?
La documentazione è stata il primo passo che ho fatto per trovare un'idea solida per la storia. Ho letto numerosi volumi sul tema, anche alcuni vecchi racconti, ma soprattutto libri che trattavano il periodo dal punto di vista prettamente storico. Dovevo capire il più possibile cos'era successo, i come e i perchè delle persecuzioni, i metodi utilizzati e tutte le sfumature possibili. Così, grazie a tutti i dettagli che riuscivo a recuperare, aiutata anche da internet, ho trovato l'idea giusta e ho potuto cominciare a scrivere questo corposo romanzo, in cui s'intrecciano amore, lotta, dolore, tortura e una profonda riflessione sulla Fede. E, come ben sanno coloro che scrivono, quando hai in testa una storia potente tutto diventa più facile, perchè una volta che inizi a stendere la trama il resto scivola via facilmente, come se fosse già tutto scritto.

Che speranze nutri nei confronti di questa tua nuova creatura? Quali paure?
La mia speranza principale è ovviamente che piaccia. Sono sicura che il lettore che mi ha già conosciuta grazie al mio primo romanzo si troverà spiazzato di fronte a questo testo, non solo per il genere e il tema ma soprattutto per lo stile. A differenza de "I Quattro Re", molto introverso e descrittivo, qui troviamo quasi 600 pagine cariche di storia ed eventi, in cui la vita dei protagonisti corre frenetica fino al culmine del finale, con un ritmo veloce e incalzante. La mia paura più grande è invece quella di aver commesso errori nella ricostruzione dei particolari storici in cui ho ambientato la narrazione. Ho letto molto e ho fatto tante ricerche (diciamo che i primi cinque mesi di lavoro sono stati dedicati solo ed esclusivamente alla raccolta del materiale) ma non sono riuscita a trovare tutti i particolari che cercavo, perciò per descrivere, ad esempio, alcune usanze ho dovuto basarmi su fonti diverse dai libri o internet, come i film. Essendo il tutto ambientato nel 1500, occorreva conoscere più cose possibili di quel periodo, cosa difficile non avendolo vissuto in prima persona. Spero quindi che il lettore possa essere clemente con me in caso di eventuali errori!

Hai in programma di fare delle presentazioni del nuovo romanzo, incontrando così anche i tuoi lettori, nel prossimo futuro? Hai già qualche data da darcin in anteprima?
Sì, stiamo organizzando un paio di presentazioni tra dicembre e l'inizio di gennaio, una delle due anche parecchio imminente. Ma per ora non ho nulla di certo, perciò preferisco aspettare di essere sicura prima di dare delle date.

La tua esperienza editoriale, specialmente relativa al primo libro, se non sbaglio è stata un po' travagliata. Ora che hai un nuovo editore e stai per tornare a farti leggere, te la senti di fare qualche considerazione personale sull'editoria in Italia e, in particolar modo, sugli esordienti e l'attenzione a loro riservata?
Non me la ricordare quell'esperienza... Quasi non mi sembra vero di poter guardare la mia nuova creatura con serenità, sapendo di averla affidata a una persona di fiducia. L'editoria in Italia è, come molte altre cose in questo paese, un mondo irto di pericoli e ostacoli. Per arrivare dove nomi noti arrivano in un attimo, e scrivendo pure stupidate di bassa qualità, non basta sudare sette camicie. L'autore esordiente deve essere imprenditore di se stesso. Non avendo quasi mai l'appoggio completo dell'editore, deve sbattersi per l'autopromozione, deve contattare librerie, biblioteche, associazioni culturali ecc. per riuscire a piazzare qualche copia e avere una piccola speranza di essere letto da più gente possibile. E non parliamo della promozione su internet! Blog e social network sono i più utilizzati per farsi pubblicità. Per alcuni autori esordienti è divertente andare in giro a farsi promozione. Io penso lo sia all'inizio, poiché è appagante stare a contatto con il proprio lettore e sentire direttamente da lui le impressioni che il tuo libro gli ha dato. Ma alla lunga stanca e deprime. Soprattutto perchè la stragrande maggioranza degli editori se ne approfitta. Gli editori a pagamento si limitano solo a incassare un sacco di soldi e a stampare le copie minime indispensabili, punto, finito lì il loro compito. Quelli grandi e famosi non ti degnano di uno sguardo. Quelli piccoli sono troppo piccoli per farsi strada tra gli squali che gestiscono il mercato editoriale, quindi molti ad un certo punto cominciano a pensare più al guadagno che alla qualità. Le librerie fanno spazio soprattutto a libri stranieri e ai nomi famosi italiani, viene perciò dato poco spazio per i piccoli e sconosciuti esordienti italiani, i quali ipocritamente scrivono più di quel che leggono, vorrebbero sfondare e diventare famosi ma allo stesso tempo aberrano gli altri autori italiani, definendoli privi di qualità (il che non è del tutto falso, dato che ho letto certi libri davvero orrendi...). Insomma, un gran casino e un grande problema che nessuno pare sia disposto a risolvere.

E per concludere... progetti per il futuro? Dobbiamo attenderci tuoi nuovi lavori a breve? Sai che siamo curiosi qui! ;)
Progetti tantissimi, tempo a disposizione per portarli avanti troppo poco! Di sicuro a breve mi rimetterò a lavorare sul mio primo romanzo "I Quattro Re, I sovrani della Luce", essendo il primo capitolo di una saga complessa e lunga, a cui tengo molto. Vorrei riuscire a ripubblicarla magari il prossimo anno, in nuova veste grafica ed editoriale, e anche con contenuti migliorati rispetto al precedente. E subito dopo vorrei dare alla luce anche il secondo romanzo della saga, "Il sovrano dell'Aria", di cui ho già pronta una bozza che supera le 600 pagine. Ci sarà da snellire ovviamente, ma aspettatevi altri due romanzi belli corposi!

Io ti ringrazio immensamente per la disponibilità e ti faccio un grosso in bocca al lupo per il romanzo!
Grazie di nuovo a te, mi ha fatto grande piacere essere qui!


Iniziamo la settimana con una scrittrice che sono davvero molto contento di poter ospitare.
Ho letto solo il suo ultimo lavoro e ho avuto il piacere di scambiarci giusto qualche mail, però la sua intelligenza e il suo acume sono palesi, e quindi il poterla 'rapire' per qualche domanda mi rende tanto, tanto felice.

Lei è Benedetta Palmieri, autrice di quel bel gioiellino che è I Funeracconti, un'antologia di storielle incentrate sulla morte e sui funerali, edito da Feltrinelli, che io ho commentato a QUESTO link.


"Ironia. Gli sembrava quasi una parola onomatopeica. Come se il suo suono fosse già di per sé beffardo. Si chiese distrattamente se quella piega ironica avesse a che fare con qualcosa che riguardava l'aldilà. Piuttosto che preoccuparlo, la cosa fu a un passo dal divertirlo"

Un presenzialista dei funerali. La capintesta di una blasonata agenzia di pompe funebri. Un parco a tema che promette di far morire dal divertimento. La redazione di "Glamourt". Un collezionista di rarissimi carri funebri. Una dama di condoglianza. Un tumulatore di animali domestici. Un necroforo di fiori d'appartamento. Le ultime volontà di un uomo generoso. Un neo-defunto alle prese con la burocrazia.

Dieci racconti che iniziano quando tutto finisce.
Dieci racconti che giocano con la morte e con le sue innumerevoli declinazioni – qualche volta drammatiche, spesso assurde, sempre umanissime.
Dieci racconti e un filo che li tiene insieme.
Benedetta Palmieri affronta uno degli ultimi tabù con ironia partenopea e scaramantico disincanto, perché dietro la paura della morte c'è un mondo da raccontare.

Se non lo avete ancora fatto, vi invito caldamente a leggerlo, ma prima concedetevi qualche minuto per scoprire cosa ci siamo detti.

Chi è Benedetta Palmieri? E come arriva alla scrittura professionale?
Chi è Benedetta Palmieri... Io sono una che si analizza molto, che cerca di stare attenta ai perché delle cose che fa e che pensa; quindi ci sono aspetti di me che mi sono chiarissimi. Ma altri ancora no. Così ogni tanto vado un po' a tentoni, cercando di capire cosa davvero mi faccia paura e dietro cosa invece mi nasconda; o perché a volte trancio le cose di netto e altre galleggio sulle sfumature.
Alla scrittura professionale ci sono arrivata perché lo desideravo e ci ho provato, credo. E ci sono entrata da più porte; nel senso che per lavoro ho quasi sempre scritto: giornali, siti, riviste, uffici stampa. E poi i tentativi di scrittura creativa (o più creativa...), piccole pubblicazioni, fino ad avere la fortuna di arrivare a Feltrinelli - incrociando le persone giuste nel posto giusto (e forse anche nel momento e con il progetto giusti).

A proposito di progetti giusti, parliamo un po' del tuo ultimo libro, I Funeracconti, il cui tema centrale è la morte e il funerale, come si può facilmente intuire. Come mai questo argomento considerato quasi un tabù nella vita quotidiana?
Forse proprio perché è un tabù. Certamente perché lo era per me.
Era un modo per esorcizzarla, ma anche di parlarne - semplicemente. Un modo per prenderne atto, di metterci le mani e toccarla con familiarità. Un modo di dire che il rapporto con la morte è soggettivo e appartiene ai vivi - e quindi ci sono tanti rapporti con la morte, tante maniere di affrontarla, di pensare a lei, di viverla alla fine dei conti.
E poi, anche creativamente mi sembrava un argomento potenzialmente pieno di sfumature, di possibilità.

Infatti tu sei riuscita a utilizzare davvero una miriade di sfumature per questi racconti: visione comica, drammatica, quotidiana, barocca... hai osato molto. Ma come hai trovato l'ispirazione? Da dove pensi siano nati i semi per ogni storia? Hai utilizzato un metodo preciso, oppure ti si accendeva, di tanto in tanto, la classica lampadina?
Diciamo un po' tutto. Io sono più da lampadina, più da seme di qualche specie strana che mi cade in testa. Però a quelle lampadine e ai quei semi cerco di preparare corrente e terreno.
Rifletto molto - quasi ossessivamente - sulle cose, sugli argomenti che mi stanno a cuore, su quelli dunque su cui desidero scrivere; e aspetto che i pensieri si assestino in me e prendano delle forme che mi convincano.
Poi c'è la parte più legata alla scrittura in senso fisico, ossia quando mi metto lì davanti al computer. E lì di solito prende il sopravvento il fatto che a me piacciono proprio le parole, le immagini che creano, il suono che producono. Così mi faccio trasportare da questo.

Sì può anche dire che c'è molta Napoli in questi racconti, giusto? Quanto le tue origini hanno influito sulla creazione? E secondo te, se tu non fossi napoletana, quanto sarebbero diversi da come sono usciti?
Giusto. Direi che si può proprio dire: c'è tanta Napoli.
Non so valutare quanto i racconti sarebbero stati diversi se io non fossi stata napoletana. Credo che alcuni non sarebbero proprio esistiti - e penso soprattutto a Gaeta', ma anche a Maria Addolorata e all'atmosfera della Dama di condoglianza. Altri invece probabilmente appartengono solo alle mie riflessioni più intime. Però, sai cos'è? Le riflessioni intime dipendono pur sempre da quello siamo, e io sono nata e vissuta a Napoli, ho respirato l'odore della morte di questa città e ne ho scorto i tratti, ho visto la devozione e la rabbia cieca nei confronti della morte, la disinvoltura nel rapporto con lei. Quindi non riesco a scindermi dalla città, e in questo senso non riesco a scindere neppure i racconti da lei.

C'è qualcuno dei racconti della raccolta che ti piace di più? O che senti di più? E se sì, come mai?
Domanda difficile. O meglio: risposta difficile.
Però - anche se mi sento una traditrice quando confesso una preferenza tra i racconti (e se, appena confessatala, mi viene in mente una ragione per preferirne un altro) - direi di sì. E direi: Testamento, perché è quello che ho più dentro; la Dama di condoglianza, per Napoli; Gaeta', per la freschezza. E poi Maria Addolorata, perché le sono riconoscente: è la prima di cui ho scritto, e mi ha aperto un mondo.
E adesso fammi subito un'altra domanda, altrimenti ci ripenso.

In "Dama di condoglianza" dici che la morte non è una questione di religione, ma di giustizia. E' davvero così? Capire se una morte è giusta o no è probabilmente davvero una delle prime cose che si fa, penso per esempio ai discorsi: "Non è giusto, era troppo giovane", "Non è giusto, aveva tre bambini". Tu come sei arrivata a questo pensiero? E' anche una tua opinione? E poi... esisterà una morte che consideriamo giusta?
Scrivere e inventare personaggi ti dà la possibilità di sperimentare anche pensieri diversi dal tuo, o comunque pensieri che poi non praticheresti. D'altro canto, li hai elaborati tu, e quindi un po' ti appartengono per forza - parlo proprio di parto, non necessariamente di condivisione.
Detto questo, quel pensiero non è precisamente il mio, ma gli si avvicina. Io non sono credente, e non riesco a vivere la morte in un'ottica religiosa, non riesco a spiegarmela o giustificarla con le "ragioni" della religione. Per quanto sia evidentemente un metodo impraticabile (e foriero ugualmente di dolori, che inevitabilmente sarebbe considerati ingiusti) stimerei la giustizia un parametro più affidabile: più concreto, più esatto, persino più rassicurante.
La Dama di condoglianza riconosce la propria idea di questa giustizia nell'utopica possibilità di distribuire la morte in rigoroso ordine cronologico; ma io sono più complicata di lei.

Proprio all'inizio del libro c'è un uomo a parlare, un uomo a cui è morta la moglie e che afferma quanto sia peggio, per un uomo, rimanere solo. Secondo te è davvero così? E' più difficile per un uomo perdere la propria compagna, piuttosto che viceversa? E se sì, come mai secondo te?
Ci sono troppi elementi in ballo perché la risposta possa essere una e definitiva.
Ci sono uomini e ci sono donne. Ci sono le coppie omosessuali - per le quali quindi questa spartizione di capacità di resistenza tra gli uni e le altre perde senso. E ci sono soprattutto caratteri, e affetti - vissuti con intensità e in maniere differenti. Ci sono equilibri nei rapporti, stili di vita, dedizioni e paure. Investimenti emotivi, possibilità.
Guarda, forse è generalmente vero che le donne sono più autosufficienti; e non mi riferisco meramente alla sfera della concretezza. Che abbiano più strumenti per la sopravvivenza. Ma io lì ho immaginato una situazione, una famiglia, un matrimonio con quelle caratteristiche; e dunque un uomo (quell'uomo) spiazzato e impaurito, stanco all'idea di dover riassestare la propria vita.
Però, per esempio, nel libro c'è anche una vedova che non riesce a superare la morte del marito. E alla fine entrambi i personaggi riservano delle sorprese.

Già, è vero. Tutti, alla fine, affrontano le morti a loro vicine in maniera propria. Di solito, comunque, la morte la si preferisce non nominare, o comunque costituisce un argomento di certo poco affrontato. Credo che questo tuo lavoro, magari anche solo in minima parte, possa aiutare a far pensare a questi temi più serenamente? Oppure non ci riusciremo mai?
Onestamente, non riesco a immaginare di poter modificare - anche solo in minima parte - la percezione della morte. Mi sembra tanto.
E' una questione culturale dalle radici troppo profonde, e gestita assai malamente.
Credo ci sia necessità di un'educazione più onesta a riguardo, di una preparazione umana più attenta. (E mi metto tra quelli che ne avrebbero bisogno).
Se poi parlarne - e aver tentato di farlo con naturalezza - è comunque utile, non posso che esserne felice.
A ogni modo, non so se ci riusciremo mai ad affrontare l'argomento serenamente, ma io mi ostino a credere che i cambiamenti siano possibili.

Ma pensi che, se si riuscisse a parlarne di più con naturalezza... allora la si affronterebbe con più naturalezza? Che poi, è davvero una questione culturale? O è semplicemente il fatto che, come dici tu in Glamourt, 'ci manca l'esserci', ci manca 'la materia', e ci mancherà sempre? Cioè... è davvero possibile vedere la morte con naturalezza e serenità?
Qui bisognerebbe aprire un discorso amplissimo e pieno di distinguo.
A ogni modo, proverò a mettere ordine in testa, e a essere più chiara e sintetica possibile. Però non garantisco un discorso lineare; magari vado un po' per segmenti.

Non so se soffriremmo meno per la morte - la nostra e quella degli altri - se fossimo permeati di una cultura meno ottusa a riguardo. Molto probabilmente no. (E comunque, come al solito, anche quella sarebbe recepita da ciascuno a proprio modo).
Ma credo che la cultura debba offrire strumenti per aprire la mente e vivere con maggiore consapevolezza, e la società presentarsi come uno spazio adeguato nel quale fare ognuno il proprio percorso nel modo migliore possibile. Mi sembra innegabile che questa cultura e questa società non rispondano a questi criteri.
Il loro cambiamento sarebbe solo il punto di partenza. Ma il punto di partenza è importante.
E' vero: la cultura e la società le facciamo tutti. Ma non si può far finta di non sapere che non tutti i pensieri hanno le stesse possibilità e gli stessi modi di arrivare alle persone.

Dicevo dei distinguo. Come si fa a non fare differenza - e faccio l'esempio base - tra le morti premature e quelle in vecchiaia?
Ma se per provare ad accettare le prime ci vuole una resistenza disumana, sarebbe bello se alle seconde si potesse arrivare con animo pacificato. Ho sempre immaginato (e sperato) che la vecchiaia potesse farsi forte di stati d'animo capaci di accompagnare con delicatezza verso la fine; e invece qui sembra che nemmeno per la vecchiaia ci sia posto.

Infine. Io non voglio e non posso convincere nessuno; soprattutto perché desidererei tanto che qualcuno convincesse me.
Ma ci credo nell'idea che la morte dovrebbe essere considerata un dato di fatto, un passaggio obbligato, un termine da tenere presente, persino un - lo scomodo di nuovo - punto di partenza per farci riflettere sulla nostra vita. Insomma, fare finta di niente o ossessionarsi al pensiero di dover morire, non aiuta di certo. Se una possibilità di aiuto esiste, può essere solo quella di "normalizzare" l'idea della morte. Credo.

Credo che questa sia una risposta che fa riflettere e per la quale bisogna concedersi qualche momento di riflessione.
Ovviamente io dissacro questo momento e ritorno a qualcosa di più leggereo! :)

Siccome qui siamo dei gran curiosoni, vorrei proprio sapere se stai già lavorando a qualcosa di nuovo e se è già possibile accennarci qualcosa.
Sì, ci sto lavorando. E' un progetto nato più o meno insieme ai Funeracconti, forse addirittura prima; ma poi loro hanno preso il sopravvento.
Però, anche se ho già dello scritto, ci sto lavorando più che altro mentalmente.
Un po' perché in questo periodo sono abbastanza presa dal libro appena uscito e dalle cose da fare per lui (per fortuna); e un po' perché devo ancora chiarirmi alcune idee.
Io ho spesso bisogno (ma forse si sarà notato) di sfinire quello che penso, per tirarne fuori qualcosa che mi convinca abbastanza. E - anche se poi riesco a godermi pure la bellezza di sedermi e scrivere, facendomi portare quasi solo dalle parole - in questo momento ho bisogno di fare quel lavoro.
Ma non riesco ancora a dire di cosa si tratta, scusami.

Nessun problema, è giusto così!
E parlando del tuo metodo per stendere i tuoi lavori mi sorge spontaneo chiederti che rapporto hai con la scrittura. Tu sei anche giornalista, giusto? Immagino siano due cose ben diverse ma... scrivere è una necessità, uno sfogo, un divertimento, una fatica?
E' tutte le cose che hai detto. E anche il modo, o il tentativo, di "tenere" le cose - di afferrarle e insieme di inventarle e lasciarle andare.
E' la ricerca di quel bellissimo equilibrio di suono e di senso che a volte dice esattamente quello che hai dentro.

Siamo arrivati alla fine ma, prima di salutarti, siccome a me, ma anche ai miei lettori, piace scoprire sempre libri nuovi, avresti qualche lettura che hai fatto di recente da consigliarci?
Di norma detesto consigliare qualunque cosa: libri, film ristoranti... Ho sempre paura di deludere le aspettative. (Ed evito di imbarcarmi nel discorso sul momento in cui incontri le cose, sulle ragioni del perché ti piacciono o non ti piacciono).
Mi butto.
Letto ultimamente: La storia di un matrimonio, di Andrew Sean Greer - un bel libro; con delle piccole micce sparse qua e là.
Letto qualche tempo fa: Fuoco su Napoli, di Ruggero Cappuccio - sconquasso dentro, e uno dei più bei libri dedicati a Napoli.
Comprato di recente, ma appena cominciato: Le intermittenze della morte, di Saramago - Saramago è una sicurezza, e poi per restare in argomento.


L'intervista è finita.
Io ringrazio di cuore Benedetta per il tempo dedicatomi, per la gentilezza e per le bellissime risposte. Mi ha dato modo di riflettere e pensare a una cosa di cui, lo ammetto, ho molta paura. Grazie infinite!



Continua il bookcrossing per In città zero gradi.
Oggi Palermo!

Nascosta tra le bottiglie di vino
puoi scorgere la costa di un librino.

... Un'enoteca di lunga tradizione
custodisce la storia di Max e del suo cagnone.

Le frequenze radio ti porteranno a destinazione;
cerca il nome di chi fece l'invenzione!



Continua anche oggi il bookcrossing per In città zero gradi.
'Stavolta ci troviamo a Catania, e questo è l'indizio:

Nel mezzo del cammin del sommo vate
si giunge ad un monastero,
lì si cela il mistero;
... seguendo le note, indovinate!

Laggiù in fondo c'è una porta
se non sei abbastanza alto non importa!

Se afferrare vuoi il libello
basta fare un bel saltello!

Forza! Cercate!


Il coraggio di una donna che scelse il suo destino.
Un omaggio all’epica delle nostre radici .

In omaggio all’Eneide di Virgilio, Ursula K. Le Guin dà voce a un perso­naggio silenzioso e minore del poema: la principessa Lavinia, moglie italica dell’eroe troiano Enea. Ed è proprio attraverso il racconto della giovane, stavolta protagonista e artefice del suo destino, che ripercorriamo gli ultimi libri dell’opera virgiliana, guardandoli da un diverso punto di vista.
Lungo un filo tutto nuovo che congiunge fra loro i pochi cenni a Lavinia nell’Eneide, l’autrice narra l’infanzia e l’adolescenza di questa ragazza nell’idillico mondo pre-romano, il tur­bamento di fronte alla scelta dei pretendenti alla sua mano, l’arrivo del va­loroso straniero secondo quanto an­nunciato da un oracolo, e poi la guerra.
Prorompendo dagli stretti confini che le ha imposto Virgilio, la principessa Lavinia del Lazio si muterà a sua volta in un’eroina, nell’emblema di una forza che non è solo violenza e armi, e si farà delicata portavoce del diritto all’autodeterminazione. Con questo romanzo, considerato dalla critica il coronamento della sua lunga carriera letteraria, Ursula K. Le Guin si conferma attenta indagatrice dei rapporti sociali e superba maestra nella creazione di affascinanti scenari.

Lavinia è un romanzo da leggere.

La Le Guin è senza dubbio una grande maestra della narrazione e anche in questa occasione non sbaglia un colpo e, utilizzando un mito antico, crea una donna moderna e forte.
Del resto è chiaro fin dall'involucro che Lavinia "non è come Elena di Troia, concessasi a più uomini e loro vittima", ma che anzi vuole segliere la propria vita.
Ecco dunque che Ursula la prende e la mette in primo piano, relegando ad un ruolo minore proprio quel Virgilio che la inventò (interessantissima l'idea di inserire il poetà in una visione della principessa latina).
Ne esce un'avventura allo stesso tempo nuova e antica, magica e affascinante.

Al di là della storia, però, Lavinia è un grande romanzo anche perché è divinamente scritto. L'attenzione alla scrittura è molto alta ed è impossibile non rimanerne affascinati, così come è impossibile non ripensare agli stili di alcuni romanzi 'di moda' che da queste pagine avrebbero molto da imparare.
Le parole scorrono composte, tutte al posto giusto, ricreando già con il loro susseguirsi un mondo 'nuovo'.

Elegante, sobrio, intenso... questo libro è un ottimo lavoro che va letto e consigliato. Si scoprirà una bella storia, magari un'autrice mai letta, e sicuramente una scrittura eccellente.



Continua il bookcrossing per In città zero gradi.
Oggi siamo a mestre, e questo è l'indizio:

Il nome di un musicista
vi aprirà la pista ...
Nei suoni del Nabucco

è presto svelato il trucco
A due passi da Piazza Ferretto
si risolverà il giochetto
e di certo il libro avrai trovato
quando in un posto di aperitivi e mostre sarai arrivato!

C'è qualcuno che andrà a caccia?


"Anche quest'anno Kurt passerà il Natale a casa. Il suo padrone (io), no di certo. Perciò siate così gentili da prendervi il mio cane."

Questa frase vi ricorda qualcosa?
Esatto! L'altro giorno vi avevo segnalato questo annuncio di Max, ma ch è Max? E chi è Kurt? Sono i due simpatici protagonisti del nuovo libro di Daniel Glattauer, da ieri in tutte le librerie d'Italia!

E' infatti con quest'annuncio che inizia il romanzo, una storia che ci racconterà d'amore facendoci anche molto sorridere. In somma, in questo periodo di gelo, una storia che vuole scaldarci un po'!
Eccovi dunque qualche informazione sul libro:

In città zero gradi
di Daniel Glattauer

Max detesta il Natale e quest'anno, per la prima volta in vita sua, è fermamente intenzionato a lasciarselo alle spalle e a fuggire in un paradiso esotico. Purtroppo, però, ha fatto i conti senza Kurt, il suo cane.
Kurt è stato un investimento sbagliato: passa la maggior parte del tempo a dormire e, quando si muove, tutt'al più lo fa per sbaglio. A chi affidarlo durante la vacanza?
All'inizio Katrin non ha nulla a che spartire né con l'uno né con l'altro. Alla soglia dei trent'anni deve, suo malgrado, sopportare genitori che devono, loro malgrado, sopportare il fatto che lei non abbia ancora trovato l'uomo giusto.
Con l'avvicinarsi del Natale e della tradizionale riunione di famiglia, la pazienza di tutti giunge al limite. Di colpo, però, ecco che all'orizzonte spunta Kurt.
A Katrin non piacciono granché gli animali, ma a suo padre ancora meno. L'inserzione di Max per un dog-sitter è un'occasione troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. Così in un attimo lei architetta un piano formidabile.
Mentre in città la temperatura continua a scendere e la prima neve ammanta di bianco le strade, le vite di Max, Katrin e Kurt si intrecciano inesorabilmente, in un crescendo di sorprese, trovate geniali e battute memorabili.
Dopo lo straordinario successo di Le ho mai raccontato del vento del Nord e La settima onda, Daniel Glattauer ci regala una nuova e intensa storia d'amore, con il giusto mix di leggerezza e serietà e due indimenticabili protagonisti. Anzi, tre: fare i conti senza Kurt è davvero impossibile.
Scopri il mondo di Kurt, Max e Katrin!

Vi incuriosisce?
Bene! Perché Feltrinelli ha avuto una bellissima idea che sono sicuro apprezzerete.

Alcune copie del romanzo non hanno particolarmente amato il fatto di essere state rinchiuse strette strette in degli scatoloni per arrivare alle librerie, e così sono fuggite. Sì, sono fuggite, si sono liberate, avete capito benissimo!
E queste copie sono lì che aspettano freddolose un lettore che vada a raccoglierle e a riscaldarle.
Come trovarle?
Semplice! Feltrinelli le ha rintracciate e di tanto in tanto ci regalerà un indizio per trovarle.
Se volete tentare la cattura, eccovi il primo indizio:

Da un fossato è circondato,
dagli Sforza fu abitato.
Di Claudio è il chioschetto
che custodisce il libretto.
Nella piazza del castello,
(al 5, c'è il cartello!)
e il romanzo lì ti aspetta
prendi un caffè se non vai di fretta.


Quindi cosa aspettate? Risolvete l'indovinello e correte a prendere la copia!
Ovviamente rimanete sintonizzati per ulteriori aggiornamenti!
ATTENZIONE però, fonti segretissime ci informano che il volume sarà in quel luogo segreto solo a partire dalle 9:00 di domani mattina!

p.s. con l'indizio dovreste essere in grado di capire la città di cui si sta parlando e poi dovreste riuscire a raggiungere il luogo dove la copia omaggio si trova.


L'amore viene quando vuole, e a volte non torna indietro.

Esatto! Oggi vi segnalo che il 24 novembre è in uscita, per i tipi della Marcos y Marcos, una storia d'amore. Ma, ovviamente, trattandosi di un editore come questo, non è 'solo' una storia d'amore, ma un insieme di elementi che rendono uniche le aspettative per questo lavoro.
Una storia che sa catturare già dalle anticipazioni. Un racconto di amore e genio.
Parlo di:

Miracolo a Maioca
di Sebastià Alzamora

Pere de Son Gall è un giovane abitante del posto che fa il contadino. Ha un animo romantico e la sua mente, a dir poco geniale, partorisce di continuo nuove idee. Ha due sogni nel cassetto: il primo è costruire una specie di elicottero, ma più stabile e leggero, che vorrebbe chiamare Cometagiraviò. Il secondo è di fare breccia nel cuore di Maria Boscana, la figlia dei suoi vicini di casa. Purtroppo però tra la sua famiglia e quella di Maria non corre buon sangue, tutt'altro.
Le voci relative ai desideri del giovane, nel piccolo paese, si diffondono molto in fretta e tutti si fanno burla del ragazzo, il quale tuttavia non se ne cura e continua sia nel suo ambizioso progetto ingegneristico, sia nel corteggiamento della bella Maria.
La nota positiva è che, oltre ai numerosi detrattori, il giovane ha anche alcuni sostenitori, che lo difendono e lo incoraggiano a continuare il suo lavoro. Tra questi c'è anche una poetessa del luogo, che difende a spada tratta la sua determinazione. Maria, inoltre, non resta indifferente al fascino che suscita l'originalità e il coraggio del suo pretendente.
Miracolo a Maiorca si ispira ad una storia vera, a cui Sebastià Alzamora ha aggiunto il suo tocco personale di romanticismo e di gioia, dando luce ad una commedia romantica che rappresenta un inno alla tenacia di coloro che credono nei propri sogni.

EDITORE: Marcos y Marcos
PAGINE: 288
PREZZO: € 16,50
PUBBLICAZIONE: 24 novembre 2011

L'AUTORE:
Sebastià Alzamora è il più celebre scrittore maiorchino. "Il desiderio di raccontare una storia accomuna tutti gli uomini, ma è con la poesia che si raggiunge la massima intensità": in effetti, giovanissimo pubblica raccolte di poesia che ricevono numerosi premi. Presto, Alzamora si dedica anche alla narrativa. La pelle e la principessa, pubblicato nel 2005, è tradotto in sei lingue e vince il prestigioso premio Josep Pla. Colto, timido e spiritoso, Alzamora unisce forza e visione generale dei classici alle innovazioni dei narratori di oggi: i suoi sono romanzi intensi, che ritraggono la società e i suoi aspetti decadenti, i conflitti fra umili e potenti. Recentemente, assieme a due scrittori amici, ha lanciato un singolare manifesto dal sapore dantesco: "Lasciate ogni speranza".



Cari/e lettori/lettrici,
uso questo post per fare un favore al mio amico Max. Lui avrebbe bisogno del vostro aiuto.

Io vi cosniglio di dare un'occhiata a quello che dice anche se apparentemente non fa per voi, perché prima o poi si scoprirà che per tutti gli amanti dei libri c'è motivo di essere curiosi.

Ma ora basta ciance, vi lascio alle parole di Max:
Anche quest'anno Kurt passerà il Natale a casa. Il suo padrone (io), no di certo. Perciò siate così gentili da prendervi il mio cane. Kurt è mansueto, poco impegnativo. È un bravo cane.
Per maggiori informazioni
http://bit.ly/kurtblog

Ah! Questo qui sotto è Kurt! Non è bellissimo?

Spero che abbiate tutti la curiositò di andare sul blog. Kurt è un cane davvero simpatico! ;)


La notizia che il terzo e ultimo volume della trilogia Wunderkind, di G. L. D'Andrea, verrà pubblicato esclusivamente in e-book ha lasciato perplessi e amareggiati tutti i suoi lettori.
Perché?
Beh, essenzialmente per un paio di motivi.

Il primo è che noi lettori abbiamo acquistato, sborsando i nostri risparmi, i primi due volumi in cartaceo, e uno che ha speso quasi 40 € vorrebbe come minimo potersi completare la 'collezione'. Ma, inoltre, l'e-book non è, in Italia, poi così diffuso e quindi molti si troverebbero costretti a leggere quast'avventura sullo schermo del computer, condizione davvero sgradevole e che molti si vedono costretti a declinare, magari per problemi di vista.
Per una decisione della Mondadori, dunque, probabilmente molti lettori non riusciranno a conoscere come le avventure di Caius vanno a concludersi. O magari si sarà costretti a versare somme piuttosto elevate per un file, visto che gli e-book hanno prezzi davvero troppo vicini a quelli del cartaceo per poter essere considerati convenienti.
Dunque, la mia domanda è: dov'è il rispetto per i lettori? Dov'è il rispetto per un cliente?
Indipendentemente dal motivo per cui Mondadori è giunta a questa decisione, i lettori sono quelli che più ci rimettono.
Io, dal mio canto, non posso che invitare l'editore a ripensare alla sua decisione, perché i siamo noi quelli che comprano i vostri prodotti, e se un cliente lo si vuole mantenere, gli si deve offrire un servizio di una certa qualità!

Il secondo motivo è invece più 'ampio' e rientra nel modo in cui gli e-book vengono percepiti dal mercato editoriale. Direi che anche qui ci sarebbe da riflettere molto e molto a lungo.
Io segnalo un POST di Loredana Lipperini che ha spiegato molto meglio di quanto avrei potuto fare io il problema di base.


Ritorna, dopo qualche tempo d'assenza, la rubrica Lo Scrittore Lettore, l'appuntamento dove scopriamo i gusti da lettore di alcuni autori italiani e non.
Oggi ho il piacere di ospitare Fabrizio Valenza, uno scrittore che, in questo periodo, è davvero impegnatissimo con le sue uscite letterarie.

Dal primo di settembre è infatti disponibile in e-book assolutamente gratuito Il viaggio nel masso verde, primo volume della saga di Geshwa Olers, a cui ha fatto seguito il primo ottobre il secondo volume: La faida dei Logontras.
Il terzo e del tutto inedito episodio, dal titolo Il cammino di un mago, è in uscita il 15 dicembre.
Questa serie la segnalo con un interesse particolare perché, come dovreste già sapere se seguite il blog, Fabrizio sta intraprendendo un progetto davvero unico con questa saga, ossia la pubblicazione esclusivamente in e-book e esclusivamente gratuita. Sarà poi ogni singolo lettore a decidere se e quanto donare all'autore. In somma, una situazione davvero particolare e unica. Se volete contribuire anche voi leggendo questa storia, in alto a sinistra del blog troverete un pulsante che vo condurrà direttamente alla sezione "download" delle storie di Geshwa.


In questo novembre, poi, Fabrizio arriva in libreria (e stavolta tradizionalmente parlando) con il primo romanzo di quella che è una serie horror che, in qualche modo, nasce da una costola di Commento d'autore.
La serie si intitola Le 7 case e, proprio come ci suggerisce il titolo, ogni volume sarà incentrato su una diversa abitazione di Verulengo, cittadina presentataci appunto in Commento d'autore.
Il primo volume sarà:

La porta sbagliata

Quando Enrico Malera, guardiano notturno, riceve la richiesta dell'amico Gianfranco di tenergli la ricca villa alle porte di Verulengo, in qualità di favore personale, non immagina certo cosa troverà una volta superata la soglia. Innanzitutto, c'è quella porta d'ingresso, che non lo convince affatto. Una porta elegante, in quello stile fiorentino laccato di bianco, ma con due finestrelle che le danno un aspetto allucinato, che lui subito definisce "catatonico". Secondo: il cucciolone Black, un enorme e spaventoso cane leonberger, di cui prima l'amico non gli aveva mai fatto cenno, spunta ad allietargli il soggiorno con la sua presenza inquietante. La villa di Gianfranco è grande, lussuosa e ha tutti i comfort di un nababbo, no? E allora dove sta il problema? Una settimana passerà in fretta.
Ma fin dalla prima notte Black inizia a guaire spaventato, e dentro la casa Enrico non è capace di allontanare la sensazione tremendamente sinistra e negativa che gli suscita la cantina. Ed è proprio laggiù che Enrico deve recarsi per prendere il cibo di Black. Poco alla volta, come una lenta discesa all'inferno, la casa inizia a mutare, e con lei il paese in cui si trova.
Editore: GDS
Pagine: 114
Prezzo: € 8,50


Ma ora bando agli indugi e via con le famose otto domande per scoprire il lato Lettore dello Scrittore!!!

Che libri hai sul comodino in questo momento?
Wunderkind 2, di GL D'Andrea, 22/11/'63, di Stephen King, la rivista americana Granta n. 117, stavolta dedicata all'horror, Il giorno prima della felicità, di Erri De Luca e Il trono di spade, di George R. R. Martin.

Il tuo autore preferito? Ti dico quelli viventi. Per la narrativa straniera sono Stephen King, Paul Auster e Ian McEwan. Per quella italiana Gianrico Carofiglio, Andrea Camilleri e GL D'Andrea.

Il tuo libro preferito?
Oddio, difficile rispondere. Ce ne sono parecchi. Ti dico quelli che mi hanno segnato: Lo Hobbit, di J. R. R. Tolkien, Le notti di Salem, di S. King, I miserabili, di V. Hugo, Dei Sepolcri, di U. Foscolo, Cronache della galassia, di I. Asimov, Jurassik Park, di M. Crichton, Trilogia di New York, di P. Auster, I misteri della Jungla Nera, di E. Salgari. Ce ne saranno sicuramente altri, ma come dicevo, difficile rispondere in maniera esaustiva. Questi sono libri che hanno inciso sul mio modo di scrivere e sulle mie preferenze letterarie.

Il libro più odiato?
Lineamenti di Filosofia del Diritto, di Friedrich Hegel. Un vero inferno.

Il genere preferito?
Non ho generi preferiti. Leggo qualunque cosa, ogni genere dice la sua. Al massimo posso riconoscere di avere una predisposizione naturale per il contenuto fantastico delle storie.

Utimo libro letto?
Ricordi, sogni, riflessioni, di Carl Gustav Jung.

Com'è stato?
Una rivelazione. Il più grande psicologo del Novecento racconta la sua vita, mostrandoci come tutti siamo nella stessa vallata esistenziale, condividendo dinamiche e vette umane ancora sconosciute.

Il tuo personaggio letterario preferito?
Tom Bombadil, de Il Signore degli Anelli di Tolkien, ma anche il drago Smaug avvinghiato al suo immenso tesoro rubato ai nani.



Altra interessante uscita targata Garzanti, ma in libreria solo tra qualche giorno, il 17 novembre, è un libro che non è un romanzo.
Si tratta di un volume che, ispirandosi al recente successo editoriale de Il linguaggio segreto dei fiori, racchiude i significati dei fiori.
Credo possa essere un libro davvero carino e particolare, magari da regalare sotto le feste, oppure da comperare per poi, quando ci si reca in fioreria, sapere cosa scegliere.
Un'idea molto, molto bella!

I messaggi segreti dei fiori
di Mandy Kirby

Un fiore non è solo un fiore. Ogni petalo, ogni foglia, ogni bocciolo comunicano un’emozione diversa e parlano di noi, di quello che proviamo o di quello che vogliamo esprimere nei confronti degli altri. Fiducia con la primula, amicizia con la fresia, dichiarazione d’amore con il tulipano, ma anche rabbia, con la peonia, oppure odio, con il basilico. Ogni fiore parla un linguaggio segreto, che trova le sue antiche radici nell’epoca vittoriana. Adesso come allora, i fiori accompagnano ogni occasione della nostra vita, preziosi per una promessa di fedeltà, un augurio di pronta guarigione, un matrimonio, un regalo di benvenuto. Questo libro ti aiuterà a trovare il fiore giusto per te e per i tuoi regali. Contiene un dizionario di tutte le emozioni che possiamo esprimere attraverso fiori e piante, una selezione di fiori scelti per il loro significato storico e letterario e infine tantissime idee per creare il bouquet perfetto e anche più originale in ogni occasione della tua vita. Perché a volte ciò che non riusciamo a comunicare con le parole lo si può dire con un fiore. Perché dietro la spina di un cactus potrebbe nascondersi inaspettatamente una confessione di amore appassionato… Con un’introduzione di Vanessa Diffenbaugh, riccamente illustrato e ispirato al romanzo Il linguaggio segreto dei fiori – il fenomeno letterario dell’anno, con dieci edizioni in pochi mesi e centinaia di migliaia di copie vendute – I messaggi segreti dei fiori non è solo una guida ai fiori e al loro significato. È soprattutto il libro fondamentale per chi cerca un nuovo modo per esprimere le proprie emozioni.

Editore: Garzanti
Pagine: 192
Prezzo: 12,90 €
Pubblicazione: 17 Novembre 2011


Oggi, per ben incominciare la giornata, vi segnalo un libro uscito da poco, la cui trama mi ha colpito particolarmente, perché ha quel tanto di fantasia che so per certo ne renderà unica la lettura.
Si tratta di una vera e propria fiaba, potremmo dire, con tanto di topolini innamorati e magia. Un libro davvero particolare che mi attira come il miele attira le api!
Ingolosirà anche voi? Ne sono certo!

Il dono incantato del brigante
di Rafik Schami

Un mondo pieno di magia.
Topolini innamorati e libri segreti.
Ogni pagina mille storie da raccontare.


Il libro è nascosto in fondo a un armadio segreto, protetto da occhi estranei. Quando il piccolo Adel lo apre si ritrova improvvisamente avvolto da una spessa coltre di fumo bianco. Una dolce brezza profumata di caffè soffia tra i suoi capelli. La stanza è scomparsa. E al suo posto si trovano una distesa di sabbia assolata, una tenda e un vecchio arabo seduto su un tappeto. È il brigante più famoso del deserto siriano, e la sua casa è ora tra le pagine dell’antico libro. Se qualcuno lo sfoglia può ascoltare la sua voce profonda e orgogliosa che racconta la storia del cammello parlante e mille altre favole provenienti da un regno fantastico. Un regno dove i pavoni temono i corvi e fanno la ruota una sola volta al giorno, dove un leone può diventare vegetariano, un elefante e una topolina si innamorano perdutamente e alberi e pesci diventano amici inseparabili.
A ogni pagina una storia e un’avventura, doni magici che provengono da un mondo fantastico.
Con Il dono del brigante Rafik Schami, uno dei più grandi narratori contemporanei, autore di bestseller in testa alle classifiche mondiali, ci regala un tuffo in un mondo pieno di magia. Una raccolta di racconti incantati in cui l’autore rinnova con la sua fantasia la fiaba tradizionale e quella moderna.

Editore: Garzanti
Pagine: 128
Prezzo: 18,50 €
Pubblicazione: 3 Novembre 2011


DICONO DEL LIBRO:
«Un narratore in stato di grazia. Senza alcuna arroganza trasmette una profonda morale con parole che incantano tanto chi ascolta quanto chi legge. (Un’opera che non dovrebbe mancare in nessuna cameretta!)»
«Rheinischer Merkur»

« Schami ha una scrittura straordinariamente arguta e vivace. E anche se sono ambientate nel deserto o nella giungla, le sue storie sembrano svolgersi proprio qui dietro l’angolo…»
«Neue Zürcher Zeitung»

«Rafik Schami, il grande affabulatore, evoca la più pura dimensione immaginifica.»
«Die Welt»


L'AUTORE:
Rafik Schami è nato nel 1946 nel quartiere cristiano aramaico di Damasco. Nel 1971, costretto all’esilio, si è trasferito in Germania dove ha studiato chimica a Heidelberg. Oggi è tra i più noti scrittori di lingua tedesca; i suoi romanzi sono stati tradotti in 21 lingue e hanno vinto numerosi premi. Con Garzanti ha pubblicato il grande bestseller Il lato oscuro dell’amore, La voce della notte e L’amante di Damasco, oltre al libro sulla cucina e sulle tradizioni damascene La città che profuma di coriandolo e di cannella, scritto con la sorella Marie Fadel.


Ci sono dei libri che, con poche parole, ti attraggono in una maniera davvero... magica! E' questo il caso del nuovo romanzo targato Marcos y Marcos, una fiaba che di magia ha il profumo e che sembra pronta a far volare il lettore.
Le quattro righe di trama che ho letto mi hanno fatto innamorare.
Vedete se riesce a far innamorare a prima vista anche voi:

La corsa dei mantelli
di Milo De Angelis

Di sera le ombre fanno cose che nessuno potrebbe vedere. Si aggirano per i campi di calcio vuoti, ripetono infinite volte i dribbling non riusciti, e i tiri al volo mancati dai ragazzi. Hanno una camicia piena di macchie di fango, e annotano ogni gesto sul loro quaderno. Le ombre sono così scure e il campo di calcio così buio, che nemmeno quando passa la corriera si vede molto, nonostante che Daina aguzzi gli occhi. “Giocare a pallone non è come giocare a un altro gioco” pensava, nascosta dietro al terrapieno.

La corsa dei mantelli è la storia di una ragazza selvatica, bella e indomabile, appassionata di gare e duelli. Si chiama Daina e di lei ci si innamora a prima vista. Nella sua breve avventura terrena, Daina trova sulla sua strada una banda di strane creature, tra cui Luca, che la segue dappertutto e impara a conoscere la sua natura visionaria e crudele, efebica e sognante, sempre pronta a gettarsi nelle prove più rischiose. Le ombre accompagnano il loro viaggio, assistono al torneo di lotta nelle risaie e ai giochi mortali sui binari dei treni, rifanno di notte le partite giocate al mattino nel cortile di una scuola. Il racconto va in tante direzioni, ora fiabesche e leggendarie ora realistiche. Rimane il filo conduttore di Daina, in balia di ogni incanto eppure lucida fino al tormento. Quante anime si celano in lei! Sono anime esordienti, che non vogliono entrare nel tempo quotidiano, vivono sospese in quel brivido assoluto che è la loro giovinezza, in quel mondo di gare fisiche e di prove spirituali, riti di passaggio che non conducono a nessuna maturità.

La corsa dei mantelli è un racconto fiabesco – scritto da Milo De Angelis negli anni Settanta e qui riproposto insieme a un'inedita versione teatrale – ma è anche un grande archivio di immagini e di presenze che poi nutriranno la sua poesia: la ragazza guerriera, le edicole cittadine, i campi di calcio, il gesto atletico, le palestre, tutto un mondo adolescente attraversato dal gusto della sfida e del valore.

L'AUTORE:
Milo De Angelis è nato nel 1951 a Milano, dove insegna in un carcere. Ha pubblicato Somiglianze (Guanda, 1976); Millimetri (Einaudi, 1983); Terra del viso (Mondadori, 1985); Distante un padre (Mondadori, 1989); Biografia sommaria (Mondadori, 1999); Tema dell'addio (Mondadori, 2005). Ha scritto anche un volume di saggi (Poesia e destino, Cappelli, 1982). Ha tradotto dalle lingue classiche e dal francese: Eschilo, Antologia Palatina, Lucrezio, Baudelaire, Blanchot, Drieu La Rochelle. Nel 2008, presso La Vita Felice, è uscito Colloqui sulla poesia, a cura di Isabella Vincentini, dove appaiono le sue principali interviste. Nello stesso anno viene pubblicato un volume che raccoglie tutta la sua opera in versi: Poesie, Oscar Mondadori. L'ultima raccolta poetica è Quell'andarsene nel buio dei cortili (Mondadori, 2010).

Editore: Marcos y Marcos
Pagine: 128
Prezzo: 14,50 €
Pubblicazione: 03 Novembre


Era già da un po' che volevo segnalarvi questo romanzo uscito il 13 ottobre per la Corbaccio, e finalmente ci riesco!
Si tratta di una storia davvero particolare, quasi fiabesca, originale e, almeno apparentemente, divertente. Naturale, quindi, che mi abbia attratto da subito!
Sto parlando di...

Mr. Jones e lo zoo della torre di Londra
di Julia Stuart

«Deliziosamente surreale e commovente»
Washington Post

UNO STILE ORIGINALE, IRONICO, INCALZANTE
COME NELLA SOVRANA LETTRICE DI ALAN BENNETT

DA CONSIGLIARE A CHI HA AMATO I PERSONAGGI DELL’ELEGANZA DEL RICCIO E IL LORO ECLETTICO, IRRESISTIBILE SGUARDO SUL MONDO

PERFETTO PER CHI ADORA GLI INTRECCI, GLI EQUIVOCI, LE DESCRIZIONI VIVACI DELLA VITA QUOTIDIANA DEI MIGLIORI ROMANZI DI ANDREA VITALI

Quando Buckingham Palace annuncia che gli animali esotici verranno trasferiti dallo zoo alla Torre di Londra, al guardiano della Torre Balthazar Jones, proprietario della tartaruga più vecchia del mondo, viene conferito il prestigioso incarico di occuparsi della faccenda. Ma la Torre di Londra è già abitata, in verità, da altri «esotici» individui, fra cui il reverendo Septimus Drew, scrittore nottetempo di romanzetti erotici, il Maestro dei Corvi che sorveglia i maestosi pennuti senza i quali la corona britannica è destinata a cadere, Ruby Dore, la cameriera dell’amena locanda «La ruota della tortura», per non parlare dello stesso Mr Jones e della moglie greca Hebe, impiegata all’ufficio oggetti smarriti della metropolitana, alle prese con dentiere, bambole gonfiabili, urne cinerarie e altri improbabili reperti. Riuscirà questa piccola e stravagante comunità ad affrontare la convivenza con i nuovi «vicini di casa» senza lasciarsi travolgere dai malumori provocati dalle nuove incombenze?

L'AUTRICE:
È cresciuta in Inghilterra ma è vissuta per alcuni periodi in Francia e in Spagna insegnando inglese. Dopo aver studiato giornalismo ha lavorato per molte testate regionali, fino a quando è diventata parte del prestigioso staff di giornalisti dell’Indipendent, con cui ha lavorato per ben otto anni.
Il suo primo romanzo, Monsieur Ladoucette e il Club dei cuori solitari, è stato pubblicato in Inghilterra da Harper & Collins.
Dal 2007 si è trasferita con il marito giornalista nel lontano Bahrain, un arcipelago del Golfo Persico, dove ha portato a termine il nuovo romanzo Mr Jones e lo zoo della Torre di Londra.

Io sono molto, molto, mooolto curioso di leggerlo, e voi?



È il 1838 quando la Ibis, una goletta inglese a due alberi, giunge alla foce del Gange, per dedicarsi a uno dei traffici più lucrosi dell’Impero britannico: il commercio di «delinquenti e stupefacenti», di «oppio e coolie». A bordo, vi è la ciurma più incredibile che sia dato incontrare nelle acque del Pacifico: un gruppo di lascari, i leggendari marinai che parlano un lingua tutta loro.
Nel suo avventuroso viaggio, la goletta trasporta un’umanità davvero straordinaria: il figlio di una schiava liberata del Maryland; un raja in rovina; una vedova che non esita a infrangere i sacri riti della tradizione hindu; un uomo che vuole erigere un tempio alla donna che ha amato.
Mano a mano che i legami con le origini si affievoliscono e i contorni delle vite precedenti sbiadiscono, tutti, sulla Ibis, equipaggio e passeggeri, cominciano a sentirsi «fratelli di navigazione», uniti da una comunanza che oltrepassa continenti, razze e generazioni.
Primo libro di una trilogia dedicata alla nascita dell’India moderna, Mare di papaveri rappresenta per l’India moderna quello che libri come Moby Dick hanno rappresentato per l’America: la simbolica narrazione dell’origine di una civiltà nuova sorta dall’incontro-scontro di mondi opposti.

Mare di papaveri è, prima di tutto, un progetto... a mio modo di vedere.
Sì, perché l'autore ha fatto abbondanti ricerche, non solo a livello storico, ma anche linguistico, per poter creare una storia che potesse essere la più realistica e veritiera possibile, una storia che, attraverso questa ricerca e i suoi personaggi, ha il compito di mostrarci un'immagine differente, probabilmente poco conosciuta, dell'India, ma specialmente di un periodo come quello della Guerra dell'Oppio, che ovviamente porterà a delle conseguenze storiche rilevanti per il paese.

Siamo negli anni quaranta del Diciannovesimo secolo e seguiamo i viaggi della Ibis, una goletta la cui ciurma è composta da un misto di marinai appartenenti alle razze più diverse. Alla ciurma si aggiungeranno poi i passeggeri e le loro storie andranno a comporre le svariate tessere del mosaico finale che è poi il romanzo. Un mosaico enorme, che ci mostra le varie sfaccettature di una società a noi molto lontana, nel tempo e nello spazio.
Impossibile non rimanere affascinati da questi personaggi e dai loro racconti.

Primo capitolo di un'ideale trilogia, Mare di papaveri è un romanzo appassionante e, in un certo senso, epico. Racconta molto e lo fa con una cura linguistica eccellente. E' un romanzo d'avventura, corale, ma anche storico. E' un romanzo ottimo, ben progettato e ben eseguito.
E' un romanzo che sicuramente merita la lettura.

Editore: Beat Edizioni
Pagine: 544
Prezzo: 9,00 €


Oggi vi segnalo una cosa che mi ispira moltissimo e che credo possa interessare molte delle persone che leggiucchiano le mele.
Si tratta del primo festival dei blog letterari (kLit) che avrà luogo il 7 e 8 luglio 2012 a Thiene, nella provincia di Vicenza, una cittadina che, tra le altre cose, è davvero vicina a dove abito io.


Di seguito vi riporto un po' di informazioni forniteci da Sul Romanzo, vera forza motrice di questo festival.

Perché kLit?
La lettera “k” sta per key, “chiave” in lingua inglese, e “Lit” è la forma abbreviata di literature. Il festival kLit vuole essere una chiave interpretativa del mondo dei blog letterari.


Vi avevo parlato del festival lo scorso 8 settembre, ho letto le tante mail che ci avete scritto, suggerendo idee e mettendovi a disposizione con le più disparate proposte. Nel frattempo ho anche chiesto l’aiuto concreto e competente di cinque persone che conosco da tempo essere impegnate sui loro campi, formando così la squadra organizzativa che si è messa subito al lavoro. L’amministrazione comunale di Thiene ha accolto con entusiasmo il progetto e stiamo lavorando assieme per presentare un festival ricco di attività.


Nei prossimi mesi continuerò ad aggiornarvi, permettendo ai lettori di conoscere il percorso intrapreso e di scriverci ancora per suggerimenti e critiche. Ciò che mi sta a cuore è il coinvolgimento di voi che leggete, voi siete l’anima propulsiva di kLit, coloro che determineranno, dal punto di vista degli eventi del 7-8 luglio 2012, la qualità. Ma prima di parlare di questo alcune informazioni.


Sette luoghi di Thiene diventeranno i centri degli eventi, ogni luogo con un tema che sarà trattato per due giorni. Le persone presenti – parte di queste saranno lit blogger – animeranno le discussioni. L’intento è di far pulsare le location, saranno bandite noiose presentazioni delle quali siamo tutti stanchi. Nei mesi capirete come otterremo tale obiettivo. In ogni piazza si potrà nutrire la mente e il cuore, ma anche il corpo, con cibi e bevande che avranno una logica d’inserimento: le location con peculiarità differenti. Per fare un esempio: dove si parlerà di blog letterari e il tema del viaggio avremo cibo e bevande dedicati, sembrerà di viaggiare.

Gli eventi presenti in due giorni saranno quasi 200, più di 6000 minuti di attività, dalla mattina fino alla sera, dal sabato alla domenica. Tavole rotonde e discussioni, attività artistiche e mostre. I blogger letterari si confronteranno con addetti ai lavori, ma anche con i lettori dei lit blog, per la prima volta in un unico luogo fisico.



Vogliamo portare centinaia di blog letterari a Thiene, ci saranno certamente i più noti, come, fra gli altri, Letteratitudine e La Poesia e lo Spirito, Finzioni e BooksBlog, tuttavia vorremmo donare spazio al blog letterario meno conosciuto, ognuno potrà diventare protagonista.


C’è un tema che vorreste trattare e che si leghi al mondo dei blog letterari?

Scrivete a info@sulromanzo.it, in Oggetto mettete “kLit- proposta per il festival”, poi descrivete intanto brevemente la vostra idea, ma siate precisi. Troveremo il tempo di rispondervi e di discuterne assieme.


kLit sarà ecosostenibile, dai materiali utilizzati alla raccolta differenziata, dalla logistica studiata per valorizzare il traffico lento agli allestimenti con risparmio energetico, tutta la filiera sarà sorvegliata affinché la filosofia green sia dominante. Nulla sarà lasciato al caso.


Un’ultima cosa: vi chiedo con gentilezza di diffondere il post, sui vostri blog e sui social network (Facebook, Twitter, ecc.); se conoscete una persona che ama leggere, ditegli/le che kLit è il festival da segnare sull’agenda, non potrà rimanere indifferente.

Al prossimo aggiornamento fra qualche tempo.

Cosa ne pensate?
Io la trovo un'idea davvero bella per entrambe le parti, blogger e lettori, e credo possa risultare una buona occasione per un confronto diretto tra chi crea e chi usufruisce di queste realtà che, è innegabile, stanno davvero spopolando.

Io non mancherò di tenervi aggiornati sull'avvenimento, quindi passate pure di qui per avere altre info o, anche meglio, tenete d'occhio Sul Romanzo!


Vi ricordate del concorso del forum The Fantasy World? Quello conclusosi qualche mese fa e in cui veniva premiato, dai lettori, il racconto fantasy più bello che fosse stato presentato in gara?
Ecco, la vincitrice di quest'ultima edizione Deborah Epifani, sta per arrivare in libreria col suo primo romanzo e io non potevo far altro che segnalarvi la cosa e attendere l'evento con impazienza.

Il libro vedrà ufficialmente la luce l'11 novembre, in occasione della fiera della micro-editoria di Chiari.
So già, comunque, che Deb avrà fatto un ottimo lavoro, originale e ben studiato.
Eccovi dunque...

Le leggende di Aron
Il segreto degli undici

di Deborah Epifani

Aron ha quindici anni e una vita felice sulla sua piccola isola. Le giornate in mare, i tuffi dalla barca di Gorgo, il sale che tira sulla pelle e l’amore della sua famiglia sono tutto ciò che possiede, tutto ciò che desidera. Quasi tutto. Manca un giorno al suo compleanno e alla cerimonia che lo ammetterà al Consiglio dei Germogli, giovani pronti a difendere l’isola e i suoi abitanti da qualunque insidia li minacci. Ormai fervono i preparativi che lo renderanno a pieno titolo un uomo del Popolo del Mare. Basterà una notte di tempesta perché tutto cambi: dal buio emerge una misteriosa presenza che lo trascinerà lontano dagli affetti e dall’isola, nel mondo magico e insidioso di cui ora fa parte. Chi sono i Guardiani che lo cercano? Chi sono i misteriosi Undici il cui destino si intreccerà inevitabilmente con il suo? Quali enigmi nascondono e cosa vogliono da lui? Aron dovrà fare appello a tutto il suo coraggio e imparare a fidarsi della tenebra che lo accompagna, se vorrà salvare se stesso e le persone che ama. Una corsa contro il tempo per sfuggire al nemico comune. Un’avventura alla scoperta di se stesso e di quel Potere che lo rende unico al mondo. Un segreto da svelare per trovare la verità.
Editore: Linee Infinite
Pagine: 480
Prezzo: 16,00 €

QUI, inoltre, potete gustarvi un estratto del romanzo, mentre QUI c'è il blog dell'autrice (che io vi consiglio di visitare con costanza).

Ovviamente... passate di qua per rimanere aggiornati su questo romanzo in arrivo! ;)
Io vi saluto e vi lascio col booktrailer creato dal sempre-più-magico Chagall!

Il segreto degli undici from Chagall on Vimeo.



Il film
Prodotto dalla JumpCut e coprodotto dai fratelli Almodóvar e dal regista brasiliano Fernando Mereilles, Il documentario mostra la dimensione etica e personale del Premio Nobel per la letteratura José Saramago (scomparso a giugno 2010) nella vita di tutti i giorni, accanto alla moglie, la giornalista e traduttrice Pilar del Río Gonçalves.
Seguendo la coppia durante il processo di scrittura del romanzo di Saramago Il viaggio dell'elefante, dalla prima bozza scritta nella casa di Lanzarote nel 2006, al lancio ufficiale del libro in Brasile nel 2008, il documentario rivela un Saramago ancora desideroso di scrivere e cambiare il mondo, pronto al contraddittorio polemico ma anche capace di grandi slanci di affetto, a dimostrazione che genio e semplicità possono andare d'accordo e che, come scriveva lui stesso, "tutto può essere raccontato in altro modo".
Il risultato sono 240 ore di girato — ridotte a 125 minuti — che mostrano il lato meno noto di uno dei più grandi scrittori del nostro tempo e una commovente storia d'amore. Nel documentario vediamo Saramago durante i momenti più intimi della vita domestica con la moglie, come quando assistono alla proiezione del film d'animazione Wall-e. O durante momenti più accesi, come quando discutono di politica. O ancora, durante momenti di intima confessione, come il racconto del primo incontro fra i due: lui, scrittore, lei giornalista, 28 anni più giovane.
La colonna sonora include le opere di importanti musicisti, come lo spagnolo Alberto Iglesias e la brasiliana Adriana Calcanhotto.

Il libro
Il viaggio non finisce mai che contiene alcuni estratti da L'ultimo Quaderno, la raccolta di scritti che il Premio Nobel ha pubblicato sul suo blog l'anno precedente la sua scomparsa, e di diversi articoli a lui dedicati firmati da Roberto Saviano, Maurizio Maggiani, Giancarlo Depretis e Paolo Flores d'Arcais.

Diciamocelo subito: un documentario bellissimo!
Un documentario bellissimo per almeno due motivi:
1. E' una storia d'amore, ma di amore vero. Non è una storia zuccherosa, tutta coccole e baci e abbracci e smancerie. E' una storia d'amore quotidiano, quello fatto di sguardi, di comprensioni, di aiuto reciproco, di lavorare insieme per un qualcosa di comune, senza però mai smettere di preoccuparsi dell'altro.
2. E' un viaggio nella vita quotidiana di uno scrittore grandissimo, premio nobel per la letteratura, un grande pensatore e un grande osservatore della realtà. Vederlo attraverso queste immagini, nella sua routine d'ogni giorno, non può che farmelo apprezzare ancora di più.

Il documentarista è stato infatti particolarmente bravo a mescolare per bene questi due punti, mostrando così che le due cose viaggiano di pari passo.
Noi vediamo come Saramago lavora attraverso la sua storia d'amore con Pilar. Noi vediamo la relazione con Pilar osservando la tipica giornata dello scrittore.

Impossibile non rimanere affascinati da questa coppia e da questo grande artigiano della parola.

Assolutamente da guardare!


Ve ne ho già parlato un paio di volte, ma lo rifaccio molto volentieri.

Da domani, in tutte le librerie dello Stivale, sarà disponibile il volume conclusivo della saga di Avalon, saga iniziata ormai qualche anno fa da Marion Zimmer Bradley con quello che è diventato un classico del genere: Le nebbie di Avalon.

Questo ciclo in particolare costituisce una delle letture per me più belle di sempre, e sicuramente una delle più significative, perché è quella che mi ha dato il colpo di grazia e che mi ha fatto amare immensamente il fantasy.
Le sacerdotesse, Artù, Morgana, la sacra isola avvolta dalle nebbie... per me sono un ricordo che potrei definire 'd'amore'.
Da domani, dunque, una parte del mio bagaglio letterario (e sì, anche una parte del mio cuore) troverà una sua sorta di conclusione, e lo farà nel modo più interessante possibile, ossia affrontando uno dei punti più interessanti della leggenda Arturiana: Excalibur!

La spada di Avalon
di Marion Zimmer Bradley e Diana L. Paxson
«Il ciclo di Avalon: la migliore riproposta della saga arturiana che io abbia mai letto. Irresistibile.»
Isaac Asimov

Un re scomparso, un destino da compiere e una donna straordinaria
per un nuovo romanzo del ciclo di Avalon.

Mentre i traditori radono al suolo il villaggio di Aza, la signora di Avalon, incinta, fugge insieme al giovane figlio di suo cugino, erede dei sacri re che discendono da Atlantide. Poiché teme per la sicurezza di Mikantor, Anderle lo nasconde, perché possa crescere tranquillo, dà alla luce il suo bambino e quindi ritorna ad Avalon. Temendo che l’erede scomparso sia ancora vivo, i traditori che hanno ucciso i suoi genitori sono disposti a tutto pur di eliminarlo. Anderle cerca con tutte le sue forze di salvarlo, incoraggiata da un visione di Mikantor che brandisce la magica spada di Avalon, non ancora forgiata: una visione che fa presagire che egli un giorno diventerà re e salverà la sua terra. Passano gli anni e Anderle non ha più notizie del bambino, ma le visioni continuano e la donna è sicura che un giorno lui ritornerà. E quando questo accadrà, Mikantor dovrà affrontare un compito molto difficile: dimostrare il suo valore e la sua discendenza dai reali di Avalon e condurre i suoi alla vittoria brandendo Excalibur, la leggendaria spada.

Editore: Longanesi
Pagine: 450
Prezzo: 19,60 €
Data di pubblicazione: 10 novembre 2011


LE AUTRICI:
Marion Zimmer Bradley (Albany 1930 - Berkeley 1999) ha esordito nel 1952, conquistandosi da subito la stima e l’affetto di un larghissimo pubblico; la sua fama è andata crescendo, consacrandola regina della narrativa fantastica, genere che esplorò a fondo, con oltre sessanta romanzi e numerose raccolte di racconti. Se la sua notorietà è legata soprattutto al ciclo di Avalon e ai romanzi della Saga di Darkover, non meno importante è la sua produzione nel campo del romanzo fantastico, del romanzo storico e del romanzo neogotico

Diana L. Paxson, scrittrice, autrice di numerosi opere storiche e fantastiche, ha collaborato con Marion Zimmer Bradley alla stesura di alcuni romanzi del ciclo di Avalon



Io non vedo l'ora di immergermi nella lettura, e voi?